Da Bianciardi alla Cuscunà, per Terreni Creativi trasversali

Le vie della città sono tappezzate di manifesti del festival. La quarta edizione di Terreni Creativi per tre giorni ha portato teatro, musica, arti performative e buona cucina negli spazi agricoli della città di Albenga, località florovivaistica della costa ligure. Ad organizzare l’evento è Kronoteatro, che qui è di casa, decidendo di unire creatività e agricoltura, per espandere l’arte nei luoghi pulsanti dell’economia cittadina: Albenga è infatti la maggior esportatrice italiana di piante aromatiche verso il nord Europa, e sono proprio le serre e gli spazi agricoli ad ospitare il festival.
Ogni sera la location cambia: passiamo dal magazzino di Podere le Bandie al Centro di ricerca e di assistenza agricola, che all’esterno ricorda i cortili californiani di Zorro, fino a R. B. Plant, una vera e propria serra poco distante dal centro cittadino.

Vista la particolarità degli spazi, anche gli spettacoli sono stati scelti in base alla loro adattabilità al luogo: si preferiscono performance più inclini ad allestimenti meno convenzionali. D’altronde a riportare il teatro in teatro la compagnia ci pensa già durante l’inverno, con la Kronostagione.

I biglietti per le serate hanno prezzi abbordabili: con quindici euro si possono trascorrere cinque ore tra performance, aperitivi e concerti, interventi del laboratorio Germinazioni tenuto da Nicoletta Bernardini e installazioni dell’artista Luca del Sordo.
Lo spazio è ogni sera più affascinante: alla bellezza del posto si uniscono i piccoli tocchi scenografici di Francesca Marsella. Il colore guida di quest’anno è il rosso. Rosso è il nastro che avvolge balle di fieno, tavoli del buffet, carrelli normalmente usati per trasportare le piante, che in queste serate servono a creare e delimitare spazi; rosso è il grande ramo che ogni sera viene ricollocato nel nuovo spazio, come una vena tra cielo e terra.

Anche quest’anno le proposte del festival sono articolate. Ad aprirle è il progetto su Luciano Bianciardi, curato dall’attore Angelo Romagnoli. Si tratta di “Non leggete i libri, fateveli raccontare”, sei lezioni scritte con criterio scientifico dall’autore maremmano, uscite nel 1967 su “ABC”. È un vademecum sarcastico per il giovane mediocre che voglia avere successo nella vita, qualche accorgimento fondamentale su come essere considerati intellettuali.
Ai lettori di Krapp interessati a tentare l’esperimento, Bianciardi suggerisce di tenere a mente che l’essenziale non è formarsi, ma informarsi. Iscriversi quindi a un’università scientifica, senza però frequentarla né sostenere alcun esame, facendosi invece vedere spesso a lezione di un certo professore stimato della facoltà di lettere e filosofia, lezioni che andranno seguite con ossequio e viva presenza, tra sorrisi e ammiccamenti.
Assolutamente vietato, poi, perdere tempo con l’amore, che è roba da camerieri: il nostro sposerà una donna anziana e facoltosa che, insieme ai salotti bene, gli garantirà una notevole visibilità e il rispetto dei giusti.


Chi fosse interessato ad approfondire gli insegnamenti, potrà trovare Romagnoli a replicare nei posti più improbabili: l’attore senese racconta infatti che ama fare questo spettacolo in “situazioni disordinate”, proprio dove capita, al bar di Macao o in un uliveto, come accadde lo scorso anno in occasione della XXIV edizione di FestAmbiente a Rispescia.
Romagnoli ben padroneggia questa versatilità, sa “sporcarsi le mani” col pubblico, gestire i problemi tecnici e gli imprevisti, com’è accaduto con la perdita d’acqua dietro le quinte durante l’ultima lezione nella serra di R. B. Plant.

L’attualità del tema potrebbe sembrare il punto di partenza del progetto, invece Romagnoli ci svela che il fulcro dei suoi interessi sta nel linguaggio dello scrittore maremmano: l’intenzione è di mettere in scena “La Vita Agra”, romanzo del 1962, alla cui riduzione scenica sta lavorando insieme a Gianni Farina e Consuelo Battiston di Menoventi.
Le lezioni gli sono necessarie per trovare “l’algoritmo del linguaggio di un uomo che aveva una scrittura molto orale, pur essendo molto colto. ‘La Vita Agra’ è un romanzo sanguinante, conosco persone a cui ha cambiato la vita, non è da tutti decidere di vivere distruggendosi e farlo fino in fondo. Bianciardi è attuale esistenzialmente: come cantava Fabrizio De André, ‘dà buoni consigli non potendo dare il cattivo esempio’; vuole cambiare il mondo ma non è psicologicamente in grado di farlo, si perde dietro le donne, le chiacchiere, la compagnia, la letteratura”.  

Ogni sera Romagnoli finisce la sua lezione e ogni sera il pubblico applaude e corre al buffet. Dopo la raccapricciante esperienza della coda a imbuto della prima sera – abitudine tipicamente italiana di rapportarsi alla fila – l’organizzazione migliora: nelle serate successive il cibo è distribuito su più tavoli e le attese si riducono. L’aperitivo-quasi-cena, accompagnato dalle note di MaNu dj, è a base di specialità del luogo, offerte da alcuni agriturismi del Ponente.

La prima serata di spettacoli ospita i Tony Clifton Circus, collettivo composto da sette performer che ruotano in base agli spettacoli, ad occupare la scena con “Rubbish Rabbit”. Irriverenti sul palco (e non solo), i Tony Clifton, come loro abitudine, in pochi minuti creano il caos: pop corn lanciati per aria, uova (svuotate) tirate contro il pubblico, pseudo-wrestling gioioso su un coniglio gigante, barbie esplose, bruciate, affogate, ananas fatti saltare in aria e cagnolini di plastica pestati a morte. “Tutto quello che avreste voluto fare da bambini” è il motto del trio in scena ed è quello che effettivamente loro fanno. E i bambini, pochi ma presenti, esultano.

La sera del 6 agosto è la volta di “Homo Ridens” di Teatro Sotterraneo. “Secondo Friedrich Nietzsche l’uomo è l’unico animale che soffre così profondamente da essersi inventato il riso”. Così esordisce il gruppo fiorentino dopo aver presentato al pubblico foto di eccidi, carestie, atti di terrorismo. “Che titolo dareste a questa foto?” chiedono. La scelta è multipla, ma a maggioranza si vota sempre “Non c’è nulla da ridere”. Eppure si ride. E’ un esperimento al limite del grottesco, il pubblico fa da cavia alla compagnia dal 2011: per una quarantina di minuti è sottoposto a stimoli, si misura quanto e per che cosa ride, le reazioni sono segnate su una cartellina e alla fine della performance vengono confrontate con quelle della replica precedente.
Interessante e frizzante, lo spettacolo rimane però su una linea piuttosto fredda, quasi scientifica: le azioni sono semplici e non troppo incisive. Non si ride di “pancia”, non si gode davvero.

I fitti applausi per Marta Cuscunà, che irrompono anche a scena aperta, sottolineano la bravura dell’attrice friulana, che con “La semplicità ingannata – satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne” conclude il ciclo di spettacoli del festival.
Strepitosa come Klp l’aveva incontrata a Drodesera nel luglio dell’anno scorso, Marta Cuscunà tiene duecento spettatori concentrati per un’ora e dieci, nonostante il caldo.

La storia è semplice, e per un pubblico maschile forse nemmeno così interessante. Alla vicenda di un gruppo di badesse del convento delle clarisse di Udine, che a metà del XVI secolo decide di ribellarsi all’ordine precostituito sfidando la clausura con la costruzione di un nuovo modello di società, si unisce la storia di Angela Tarabotti, monaca per forza, come capitava alle figlie dei padri che volessero risparmiare sulla dote: due spaccati del passato italiano che testimoniano la resistenza femminile, tema molto caro al teatro civile della Cuscunà.
Ciò che soprattutto colpisce è la capacità dell’attrice di gestire la scena: assolutamente padrona di gesti ed espressioni su un palco che la vede illuminata e sola, si muove e muove i pupazzi delle suore facendole complottare tra loro. Con molta facilità, da cantastorie si trasforma in personaggio.

Prima o dopo gli spettacoli, ogni sera c’è il tempo per le “Germinazioni”, brevi frammenti di danza e movimento del Laboratorio Creativo 2013, condotto nei giorni del festival da Nicoletta Bernardini. Lei, nata come danzatrice e con una formazione di arti marziali (aikido), insegna a Genova. Ogni sera propongono azioni performative differenti. L’idea è quella di “mettere i semi durante i giorni di laboratorio per elaborare qualcosa da donare al pubblico”. Nulla è precostituito: tutto nasce in giornata, tutto dipende dallo spazio in cui ogni sera si svolgono le performance. Il lavoro manca di un filo conduttore dichiarato, ma il colore rosso torna ogni sera. E l’ultima si crea un legame con la performance della Cuscunà e il desiderio di ribellarsi.

Ogni sera si adatta alla nuova location anche l’allestimento dell’artista genovese Luca del Sordo. Particolarmente interessante quella dello spazio R. B. Plant, un pannello bianco con incastonata una sedia (anch’essa bianca). Accanto, il cartello “Lascia il tuo segno”, invita il pubblico a evocare l’estro creativo per imprimere sull’opera la traccia del proprio passaggio: per terra un barattolo di vernice rossa e un pennello. Nel corso della serata vediamo il work in progress evolversi. L’opulenza del rosso infrange la vanità umana di fronte alla creazione. Il vuoto di uno spazio non attraversabile (la sedia incastonata inutilizzabile, il pannello come porta senza maniglia) è ora schermo rosso che imbratta il nostro sguardo.

Il bilancio di questa quarta edizione di Terreni Creativi è positivo: il pubblico è entusiasta, visto che questo angolo di Liguria non offre molte iniziative teatrali; il festival vede invece un’ampia affluenza, complice un’organizzazione che sa mettere gli ospiti a proprio agio, in un naturale clima di condivisione.
Quest’anno la rassegna (ma non diciamo nulla di nuovo) ha rischiato di non ricevere sufficienti finanziamenti per salpare. Maurizio Sguotti, direttore artistico di Kronoteatro, ci racconta che i tagli sono fioccati, sia dagli sponsor pubblici che da quelli privati, che normalmente sostengono la manifestazione.
A penalizzarlo dal punto di vista della critica, oltre alla concomitanza con la Biennale di Venezia, è l’assenza di qualche debutto. Per questo Sguotti si augura, per le edizioni future, di riuscire a presentare almeno un’anteprima e di ampliare il calendario.

 

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