Da Sartre a Mayorga le diverse Vie della drammaturgia

A puerta cerrada di Timbre 4

A puerta cerrada di Timbre 4 (photo: viefestivalmodena.com)

Dopo il racconto del nuovo lavoro di Alvis Hermanis, “Onegin. Commentaries”, ripartiamo a raccontarvi di alcuni degli altri spettacoli presenti nel primo fine settimana del Vie festival.

Si fa molta fatica a comprendere la scelta di mettere in scena un testo così fortemente datato come “A porte chiuse” (“Huis clos”), di Jean-Paul Sartre, se non avendo a disposizione quattro attori veramente formidabili, come avviene nella versione della pièce del celebre drammaturgo e filosofo francese vista a Casalecchio di Reno.  
E’ forse per questa ragione che Serge Nicolaï, del Théâtre du Soleil, ha scelto di mettere in scena per la compagnia argentina Timbre 4 questo testo scritto da Sartre nel ’44.

Lo spettacolo si svolge tutto in una stanza-inferno dove, dopo la morte, tre personaggi (un uomo e due donne), introdotti da una specie di valletto, narrano della loro vita in un continuo torturarsi a vicenda, senza vie di scampo.


Garcin, Inès ed Estelle, imprigionati nella rete di rapporti che hanno creato e ossessionati dalla propria e dalle altrui storie, vittime e carnefici allo stesso tempo, saranno condannati a vivere per sempre insieme, nonostante una porta solamente in apparenza chiusa: “L’inferno sono gli altri”, dunque.
Maday Mendez, Josefina Pieres, Nicolas Sotnikoff e Daniel Cabot sono davvero bravissimi nel superare lo scoglio di una drammaturgia costruita soprattutto di parole “pesanti” e ossessive, e sorretta da assai rade invenzioni registiche.

In fondo agli occhi con Berardi-Casolari

In fondo agli occhi con Berardi-Casolari (photo: viefestivalmodena.com)

Meno forieri di interesse i due spettacoli italiani visti durante lo scorso week-end.
Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, diretti per l’occasione da César Brie, con in “In fondo agli occhi” tentano di collegare il malessere diffuso in cui vive la loro generazione (e forse non solo la loro) in un Paese in crisi come il nostro, con la cecità che affligge Berardi, novello Tiresia: è la ricerca di una “maniera autentica e necessaria di condividere empaticamente il nostro tempo; metafora attraverso cui raccontare la crisi, in quanto fonte di dolore ma al contempo di opportunità per rivalutare l’essenziale e mettersi in gioco in prima persona”.   

La pur grande vitalità espressa in scena da Berardi (artista degno di nota fin dai suoi esordi) non basta però a rendere davvero significante, nelle direzioni che si era prefisso, lo spettacolo.    

Scolastica nei due sensi del termine, ci è sembrata la versione del bellissimo testo di Juan Mayorga “Himmelweg – La via del cielo” compiuta da Marco Plini.
Mayorga è considerato uno dei drammaturghi più rappresentativi della sua generazione, e ciò lo si può certo confermare attraverso “Himmelweg – la via del cielo”, in cui il drammaturgo riconsidera teatralmente la tragedia della Shoah da una prospettiva nuova e teatralmente  paradossale.

La storia narra di un commissario della Croce Rossa che visita un lager nazista, trasformato per l’occasione dal comandante nazista (attraverso una vera e propria rappresentazione, di cui è in qualche modo il regista) in un villaggio modello, dove la comunità ebraica vive con agio.

Il testo segue passo passo le prove di questa gigantesca messa in scena, con i prigionieri che diventano, loro malgrado, attori. In questo modo il segno teatrale assume di volta in volta connotazioni diverse sullo sfondo di una tragedia che, attraverso la “rappresentazione”, risulta ancor più crudele.

Nello spettacolo di Plini il ruolo di prigionieri è affidato a un gruppo di studenti delle scuole medie inferiori e superiori di Reggio Emilia e Scandiano, con cui il regista ha intrapreso un laboratorio artistico-formativo, un vero e proprio percorso pedagogico condotto all’interno delle scuole dei ragazzi.
Lo spettacolo, messo in scena senza eccessivi sprazzi di fantasia, non ci sembra però che renda a dovere tutti gli spunti che il testo di Mayorga potrebbe offrire, poco aiutato anche da una recitazione in alcuni casi decisamente sopra le righe.

Vie prosegue nei prossimi giorni con Virgilio Sieni con “HOME_quattro case”, “Il Cane, la notte e il coltello”, progetto della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi diretto da Laura Olivi e Massimo Navone, “Orchidee” di Pippo Delbono, “Alarme” di Theodoros Terzopoulos e molti altri.
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *