Da Satie a Michaux i due volti della danza di Marie Chouinard

Gymnopédies (photo: © Sylvie-Ann Paré)

Gymnopédies (photo: © Sylvie-Ann Paré)

Sono due gli anni di distanza che intercorrono tra i debutti di “Gymnopédies” (2013) e di “Henri Michaux: Mouvements” (2011), coreografie che la Compagnie Marie Chouinard ha presentato pochi giorni fa al Teatro Argentina di Roma per la trentesima edizione di Romaeuropa, un’edizione anche quest’anno ricca, che ha affidato la sua apertura a “887” di Robert Lepage per poi proseguire con Maguy Marin, Radhouane El Meddeb, Matias Pilet e Alexandre Fournier, Anne Teresa De Keersmaeker… In attesa, questo fine settimana, delle 24 ore di Jan Fabre con “Mount Olympus – To glorify the cult of tragedy”, di cui potrete leggere prossimamente su Klp.

Di questa edizione 2015 di Romaeuropa vogliamo anche citare un interessante progetto dal titolo “minimum fax racconta il REf15”: il programma di sala dello spettacolo, insieme ad altri 11 di quest’edizione, viene firmato da un autore della casa editrice (nel caso di Marie Chouinard da Valerio Mattioli). Un modo originale per preparare e coinvolgere lo spettatore attraverso uno strumento che, oltre ad essere informativo, diventa più appetibile facendosi narrativo.

Dicevamo, a proposito degli spettacoli della compagnia canadese guidata da Marie Chouinard, che sono due gli anni di distanza tra gli spettacoli presentati a Roma, eppure la sensazione è che abbiano sempre marciato insieme. Sarà per i rispettivi punti di partenza: i tre brani per pianoforte “Gymnopédies” n° 1, n° 2 e n° 3 composti da Erik Satie per il primo; i disegni e le poesie contenute nel volume “Mouvements” dello scrittore e disegnatore belga Henri Michaux per il secondo. Sarà perché, in questa trasferta romana, i danzatori sono pressoché gli stessi. Certo è che, una volta usciti dalla sala, la sensazione è quella di aver assistito ad un unico spettacolo.

Un ulteriore trait d’unione ce lo offre lo stesso Mattioli nel programma di sala: “Idealmente, nel panorama europeo a cavallo tra ‘50 e ‘60, è come se Satie e Michaux, questi due grandi appassionati di esoterismo e sostanze psicotrope, avessero controvoglia finito per ispirare posizioni non dico contrapposte, ma in qualche modo rivali. E quindi: da una parte la trasognata leggerezza del modernismo “sperimentale”; dall’altra la pensosa gravità dell’avanguardia dura e pura”.

I quaranta minuti della prima parte sono un gioco dalla forte componente erotica, dove il sesso è visto come euforia, il nudo affrontato con leggerezza e vitalità, e dove i performer suonano il pianoforte, danzando le note e le tastiere stesse.

Tutto è basato sulla coppia, insistentemente mostrata: nel suo lato ironico, come nel duetto classico con la danzatrice più alta di tutti, sulle punte, o sensuale, come nelle scene di amplessi amorosi.
Una danzatrice ci spiega le due fasi della costruzione coreografica: un movimento unico e fluido di tutti gli arti del corpo diventa un impulso scattoso, “like a clockwork”.

Mouvements (photo: © Sylvie-Ann Paré)

Mouvements (photo: © Sylvie-Ann Paré)

La seconda parte si fa gioco serio, in cui i danzatori, a ritmo di techno, imitano i disegni a inchiostro firmati da Michaux in un crescendo vertiginoso di segni.
Sono ragni, virgole, figure antropomorfe che vengono proiettate sullo sfondo. Immediato vien da chiedersi cos’abbia ispirato lo scrittore, vicino al movimento surrealista e dalla vita avventurosa e irrequieta; ma anche senza sapersi dare risposte lo spettatore è portato a crogiolarsi nel fascino della suggestione.

Guardando il secondo spettacolo si pensa però ancora al primo. Le note di Satie ritornano: “Quelle di Satie e Michaux sono due facce della stessa utopia – scrive ancora Mattioli – Persino i disegni a inchiostro, firmati da Michaux per “Mouvements”, tradiscono una certa somiglianza con quelle note sospese a mezz’aria, marchio di fabbrica del Satie per piano”.
Le coreografie si incastrano nella testa come lo yin e lo yang, come due opposti che si completano. Lo spettacolo è tutto qui, eppure è di una forza inaudita.

Gymnopédies
Coreografia, Direzione artistica, Costumi, Extra: Marie Chouinard
Musica: Erik Satie, Gymnopédies no 1, no 2, no 3
Danzatori: Sébastien Cossette-Masse, Paige Culley, Valeria Galluccio, Leon Kupferschmid, Lucy M. May, Mariusz Ostrowski, Sacha Ouellette-Deguire, Carol Prieur, James Viveiros, Megan Walbaum
Disegno luci: Alain Lortie
Scene: Guillaume Lord, Marie Chouinard
Costumi: L Vandal
Consulente musicale: Louis Dufort
Ambiente sonoro: Jesse Leveillé
Creato al Centro Cultural de Belem, Lisbona, Portogallo, 14 giugno 2013

Henri Michaux: Mouvements

Coreografia, Direzione artistica, Disegno luci, Scene, Costumi, Hairstyle: Marie Chouinard
Musiche: Louis Dufort
Testi e disegni: Henri Michaux, dal libro “Mouvements” (1951) con l’autorizzazione di Henri Michaux ed Editions Gallimard
Danzatori: Sébastien Cossette-Masse, Paige Culley, Valeria Galluccio, Leon Kupferschmid, Lucy M. May, Mariusz Ostrowski, Sacha Ouellette-Deguire, Carol Prieur, James Viveiros, Megan Walbaum
Ambiente sonoro: Edward Freedman
Traduzioni: Howard Scott
Creato al Impulstanz, Vienna International Dance Festival, Vienna, Austria, 2 agosto 2011
Direttore prove: TBC
Tour manager: Marie-Pier Chevrette
Direttore tecnico, Direttore luci: Robin Kittel-Ouimet
Stage manager: Noémie Avidar
Suono: Joël Lavoie
Foto © Sylvie-Ann Paré
produzione: COMPAGNIE MARIE CHOUINARD
coprodotto da: Les Nuits de Fourvière (Lyon, France) Supportato da Carolina Performing Arts (Chapel Hill, United States), ImPulsTanz (Vienna)

durate: 40’ + 35’

Visti a Roma, Teatro Argentina, l’11 ottobre 2015

 

Krapp is a poor man


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *