Danae: 15 anni di teatro alla ricerca di un’arte clandestina

Danae Festival 2013«Negli anni Novanta a Milano nacquero diversi progetti artistici mirati a investigare la contemporaneità: da allora, Danae ha continuato a coltivarla, ed è cresciuto pur mantenendosi sempre sorprendente, presentando ogni volta una forma sempre nuova di relazione con il pubblico, e spiazzandolo in ogni caso. Da questo spaesamento il pubblico genera nuove domande, al posto che ricevere vecchie risposte».

A parlare così, non è uno dei direttori artistici di Danae Festival – rassegna milanese a cura di Teatro delle Moire, quest’anno quindicenne -, ma il nuovo assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, intervenuto ieri alla conferenza stampa di presentazione del festival, che si svolgerà a Milano da domani, 17 aprile, fino al 2 maggio, e che poi vivrà una seconda parte a novembre.

Classe 1970, di professione compositore, fondatore del gruppo Sentieri Selvaggi e presidente della Fondazione Milano (braccio operativo del Comune per la gestione delle scuole civiche, capitanate dalla Paolo Grassi), Del Corno è un nome conosciuto, riconosciuto e (finalmente) conoscitore: «La realtà presente, negativa per via della crisi economica, è una contingenza comune. Chi già è abituato a lavorare con poche risorse, quando ce ne sono ancora meno deve fare uno sforzo ulteriore: oltre a creare, deve pensare a ricreare sostenibilità. Ecco come la crisi contiene i temi della rinascita, e perché il Danae Festival è un’occasione, uno stimolo».

Un’interpretazione più istituzionale degli stessi concetti introdotti da Alessandra De Santis e da Attilio Nicoli Cristiani, del Teatro delle Moire, che, a loro volta, hanno usato le parole di Antonio Neiwiller in “Per un teatro clandestino. Dedicato a T. Kantor”, del 1993: “È tempo di convivere con le macerie e l’orrore, per trovare un senso […] parlo di impegni più rischiosi, di atti meditati in solitudine […] Un nomadismo, una condizione, un’avventura, un processo di liberazione, una fatica, un dolore, per comunicare tra le macerie”.


E Danae quest’anno parte dalla necessità di “mettersi in ascolto” e “usare tutti i mezzi disponibili per trovare la morale profonda dell’arte”. Prima di tutto, ribaltando il sistema della ricerca spasmodica del debutto, la “prima assoluta” a tutti i costi, quindi, per evitare il consumo di un repertorio contemporaneo che esiste ma che è necessario ricostruire.

Ecco perché vedremo non inediti, ma poco o mai visti a Milano: ad esempio, “Aure” di Teatropersona, che torna a Danae dopo il “Trattato dei manichini”, presentando l’ultimo capitolo della “Trilogia del silenzio”, al quale seguirà “Circhio Lume”, spettacolo di teatro danza di Federica Tardito e Aldo Rendina.

Inediti saranno invece due studi (“Non siamo pronti” e “Più nero del nero”) per “Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni”, progetto che debutterà nel 2014.
«Il lavoro contemporaneo ha bisogno di un tempo lungo per riverificarsi se vuole essere di ricerca, ecco perché non va consumato» conferma Alessandra De Santis interpretando ancora una volta le parole di Neiwiller: “Il passato e il futuro non esistono nell’eterno presente del consumo. Questo è uno degli orrori con il quale da tempo conviviamo, e al quale non abbiamo ancora dato una risposta adeguata”.

Il programma di Danae rispetta altri punti del manifesto del ’93, soprattutto per quanto riguarda la dichiarazione di intenti (“È tempo che l’arte trovi altre forme per comunicare in un universo in cui tutto è comunicazione”), la scelta di spazi (“luoghi visibili e luoghi invisibili, luoghi reali e luoghi immaginari popoleranno il nostro cammino”) e la proposta di relazione con il pubblico, per “un’arte clandestina per mantenersi aperti, essere in viaggio ma lasciare tracce, edificare luoghi, unirsi a viaggiatori inquieti”.

Gli spazi: Teatro Out Off, Zona K, spazio ‘O, come luoghi di rappresentazione, via Paolo Sarpi (la Chinatown milanese) come spazio urbano, la Scuola Paolo Grassi e l’Università Statale di Milano come luoghi di formazione, e Campo teatrale per ospitare la seconda giornata nazionale di C.R.E.S.C.O., «che – ha anticipato Donato Nubile – quest’anno prevede una giornata di lavoro sui contenuti della nostra arte e non sulle tematiche economiche, con interventi importanti di artisti non prettamente teatrali, come la regista Alina Marazzi o il writer Daniele Nicolosi, per uno scambio a partire dalla parola “limite”».

Parte dell’itinerario “extra-Danae” sarà anche l’incontro con il pubblico in programma all’Università Statale, che vedrà ospiti Milena Costanzo e Gianluca De Col, che partecipano a Danae con la seconda tappa di studio del loro progetto su Anne Sexton, autrice statunitense, madre del reading e madre in crisi, diventata poetessa proprio come cura.

La terza tappa sarà infatti ospite di Da vicino nessuno è normale, all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, dove ha sede Olinda, associazione che collabora anche con il festival. Non una coincidenza ma indice di continuità e coerenza, garanzia di un lavoro lungo e ragionato, necessario, portato avanti da Danae per trovare un nuovo inizio.

“Ci vuole un altro sguardo per dare senso a ciò che barbaramente muore ogni giorno omologandosi”, per citare nuovamente quel manifesto del ’93, uno sguardo che Teatro delle Moire ha tradotto in parole di oggi attraverso un programma che porterà a Milano anche Tony Clifton Circus a esibirsi in spazi urbani e Naoko Tanaka e Oval/Markus Popp tra le ospitalità internazionali, della scena berlinese in particolare, che andranno ad anticipare Clement Layes, atteso a novembre per l’epilogo autunnale.

Klp, media partner del festival, vi racconterà nei prossimi giorni con più dettagli cosa accadrà in questa 15^ edizione, cercando di farvi entrare nel vivo del festival! Intanto vi lasciamo al programma completo della rassegna.
 

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