Danae 2014. Aperti a nuove sfide

Danae Festival 2014E’ una pecora nera, sotto una nuvola minacciosa, l’emblema scelto dal Teatro delle Moire per presentare la 16^ edizione di Danae, il festival che si svolgerà a Milano in due fasi, dal 1° al 6 aprile per poi riprendere a novembre. Una pecora nera e paziente, che sembra osservare senza eccessiva paura ciò che sta per incombere sulla sua testa.

Festival ormai radicato sul territorio, Danae ha nella sperimentazione il suo dna, perché non si limita a raccogliere un grappolo di spettacoli, ma diventa un vero e proprio laboratorio delle forme della scena contemporanea, da come si evince anche dalla dedica di questa edizione ad Antonio Neiwiller, a vent’anni dalla scomparsa, che Danae ricorda con questa sua frase: “Oltre il falso linguaggio dei media, bisogna attraversare se stessi, andare fino in fondo alle cose. A questo complesso lavoro io dò il nome di laboratorio. Questo per me è necessario”.

In questo modo Danae si vota, per stessa ammissione dei suoi direttori artistici Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani, “all’andare fino in fondo alle cose”, aprendosi anche a nuove sfide, attraverso l’interdisciplinarietà di tutti gli eventi e la loro internalizzazione, che quest’anno porterà a Milano spettacoli provenienti non solo dall’Italia ma anche da Spagna, Portogallo, e in novembre da Brasile ed Equador.
Tutto ciò anche per merito del progetto Open Latitudes, che vede Danae al centro a tutti gli effetti di una rete europea di festival di grande importanza nel campo delle arti teatrali e performative, i cui direttori artistici saranno presenti a Milano per osservare le compagnie italiane.

Sei gli appuntamenti della prima parte del festival, ospitati al Teatro Out Off, al lachesiLab e al Teatro Cucina del Paolo Pini, sei creazioni che hanno come comune denominatore il sovvertimento dello sguardo “ovvio” dello spettatore .
Lo spagnolo Pere Faura per esempio, che inaugurerà il festival il 1° aprile, si presenta insieme a Inaki Alvarez utilizzando, in “Diari d’accions”, le parole dei giornali per affrontare tutte le contraddizioni che le separano dalle azioni che le suggeriscono.
Giovedì 3 i portoghesi Sofia Dias e Vitor Roriz assoggettano in modo diverso le parole alle regole del movimento esplorando il potere della parola anche dal punto di vista della plasticità del suono.
Linguaggi e forme diverse che mettono in relazione il gesto con la parola e viceversa, dove la parola viene esplorata in tutte le sue valenze anche salvifiche, come avviene anche nella creazione di un’artista italiana, Francesca Proia, che da danzatrice pura si è trasformata pian piano in originale performer, e in “Voce lattea” esplorerà, mercoledì 2 aprile, tutte le possibilità della voce di “disfare i nodi del cuore” attraverso una tecnica dal sapore monastico.


Atlas

La versione milanese di Atlas chiuderà la prima parte di Danae

Danae porterà poi a Milano venerdi e sabato prossimi due lavori di Fabrizio Favale, del gruppo bolognese Le supplici, che in “Isolario” ed “Alberi” conduce un interessante lavoro coreografico che trasferisce sul palco tutte le suggestioni provenienti dalla natura. Nel primo spettacolo con particolare riferimento al materiale folklorico delle isole, nel secondo in riferimento alle tradizioni di alcune feste popolari dove la magia è ancora fortemente presente.

L’appuntamento più intrigante avverrà forse alla conclusione di questa prima parte del festival, dove al Teatro Cucina per “Atlas” i portoghesi Anna Borralho e Joao Galante, attraverso 100 persone reclutate tra le diverse identità milanesi di ogni tipo, cercheranno di formare un vero e proprio “Atlante di organizzazione sociale umana” in cui arte e vita si incontrano. Sarà dunque un evento unico e significante che concluderà degnamente questa prima parte del festival.

Novembre sarà foriero di nuovi appuntamenti con l’arrivo del coreografo brasiliano Marcelo Evelin, di Fabian Barba, che riporterà in scena le mitiche coreografie di Mary Wigman, e degli italiani Daniela Cattivelli, Francesca Pennini e della giovane compagnia Garten, che il festival sostiene da diversi anni perché, come la nostra pecora nera, Danae non si scoraggia mai e pensa anche al futuro degli altri.
 

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