Danae Festival 17: cavalli di ritorno e visioni profetiche

Che Danae non ami la scaramanzia, è poco ma sicuro. Se due anni fa il festival milanese di arti performative organizzato dal Teatro delle Moire aveva festeggiato l’edizione numero 17 ammantandosi di viola, stavolta l’inizio dell’edizione numero 19 dell’anno 17, il 24 ottobre, coincide con il centenario tondo tondo della disfatta di Caporetto, 24 ottobre 1917.
È pur vero che, dopo quella famigerata battaglia, la Grande Guerra finì in trionfo. E soprattutto, i due direttori artistici del festival, Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani, sono generali ben più giudiziosi ed entusiasti dello sciagurato maresciallo Cadorna.

La verità è che Danae, a dispetto degli anni che passano, continua ad essere spumeggiante, come il mosto che proprio in questa stagione diventa vino. E anno dopo anno cresce.

Dopo l’anteprima di metà settembre alla Triennale Teatro dell’Arte che ha ospitato lo spettacolo “Guerrilla” della compagnia catalana El Conde de Torrefiel (un progetto di grande impatto che ha coinvolto Zona K e ha registrato il tutto esaurito – transitato anche a Roma grazie a Short Theatre), il festival parte ufficialmente con 19 compagnie, 6 delle quali straniere, per 19 spettacoli e 26 repliche, con cinque prime nazionali.
A caratterizzare la rassegna, anche quattro spettacoli coprodotti, tre workshop, due lectio magistralis, quattro residenze artistiche.


Numeri significativi, per una manifestazione che si allarga verso nuovi linguaggi artistici e stili comunicativi, e fagocita anche spazi cittadini. La new entry di quest’anno è il Parco Nord, polmone verde che segna il confine tra Milano, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo e Bresso: 500 ettari di bosco sulle macerie della seconda guerra mondiale, e vi è anche il monumento dedicato agli operai sestesi deportati a Mauthausen dopo gli scioperi del marzo 1944, deturpato qualche settimana fa da uno sfregio neofascista.

Simbolo di questa diciannovesima edizione di Danae Festival, che inizia il 24 ottobre e termina il 12 novembre, è il cavallo, personificazione simbolica di forza e vitalità.
Il cavallo affascina da sempre gli artisti, se è vero che figura tra i motivi più importanti delle pitture dell’arte delle caverne. Posto in relazione con il regno dei defunti o simbolo del Sole e del cielo, associato nell’antichità ai terribili centauri o ai cavalieri dell’Apocalisse, ha rappresentato via via vizi come la lascivia o la superbia, oppure doti come la vittoria e i buoni consigli. Depositario di poteri apotropaici nelle immagini della crocifissione, si è riempito nel corso del tempo di connotazioni psicologiche che lo hanno rappresentato, di volta in volta, come essere nobile, intelligente, temibile.

Per le Moire, il cavallo è «una figura che rispecchia bene il festival, per quel suo tenere presente il passato, per poterlo superare e rielaborare, restituendo nuove esperienze. Una figura potente, difficilmente domabile, in qualche modo guerresca, ma soprattutto che ha tra le sue peculiarità quella di una vista vicina ai trecentosessanta gradi».

Ed è questa versatilità la particolarità di Danae 2017: nomi di prestigio e giovani compagnie; un caleidoscopio di visioni radicali, inquietudini, identità per rappresentare un presente ambiguo e a volte caotico, e nel contempo scenari futuri nebulosi. Per sondare i quali occorre la bussola della ragione veicolata da visioni profetiche, che solo l’arte è in grado di donare.

Sarà per questo sguardo al futuro che Danae si apre stavolta alle scuole e ai ragazzi. Ecco lo spettacolo della coreografa svizzera Tabea Martin, e il progetto formativo sul teatro contemporaneo per gli studenti delle scuole superiori, nato dall’incontro fra Teatro delle Moire e Città di Ebla (Forlì).
Dalla collaborazione con DiDstudio, diretto da Ariella Vidach e Claudio Prati, nasce Swiss Contemporary Dance Factory, focus dedicato alla danza svizzera sostenuto e promosso da Pro Helvetia e Istituto Svizzero. Spettacoli, workshop e approfondimenti focalizzeranno l’attenzione su una generazione di coreografi indipendenti caratterizzati da un’azione performativa radicale e dal modo innovativo di concepire la relazione tra dispositivo teatrale, spazio scenico e pubblico.

Il sodalizio tra Milano e la Svizzera sul piano artistico è inossidabile. Presente Marco Berrettini con “iFeel4” (in prima nazionale), danza assillante che si sviluppa per ellissi e vede in scena in assolo lo stesso coreografo, accompagnato al pianoforte da Samuel Pajand. Dopo di lui, Yasmine Hugonnet con “Se sentir vivant/Canto Primo”, un lavoro raffinato sui dettagli del corpo. Ioannis Mandafounis ricerca con “One One One” una relazione con il pubblico impostata sulla parola e sulle emozioni.
Rivolto alla relazione con l’infanzia è invece “Pink for Girls & Blue for Boys” di Tabea Martin, mentre Rudi van der Merwe e Béatrice Graf presentano “Trophée”, pittorico sit-specific di natura performativa e musicale per spazi aperti, che andrà in scena tra gli alberi del Parco Nord.

Non c’è Danae senza danza. Anche in questa edizione lo sguardo è sulle ultime novità della giovane scena contemporanea. Una riflessione sull’evoluzione temporale di questo linguaggio espressivo è raccolta nella conferenza/spettacolo “Out of this world”, curata da Cinzia Delorenzi, Clelia Moretti e Claudia Monti. Attraverso la loro personale esperienza degli anni trent’anni, le coreografe si interrogano su temi quali la visibilità dell’artista, il valore del suo percorso, il legame tra generazioni.

Torna per il terzo anno a Danae Annamaria Ajmone, con un lavoro firmato in coppia con l’artista cilena Marcela Santander Corvalán. Altra coppia è quella torino-berlinese composta da Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi, formatisi alla Stoa di Claudia Castellucci. Mentre la raffinata Francesca Foscarini presenterà un solo e un duo in coppia con Andrea Costanzo Martini, che a sua volta sarà in scena con una propria creazione in solo.
Sarà interessante inoltre assistere al ritorno alla danza di Francesco Michele Laterza, reduce dai successi del teatro di prosa. E chissà con quale nuova trovata proverà a stupirci Silvia Gribaudi, dopo i successi della personale dedicatale lo scorso anno.

Sul versante propriamente teatrale, incuriosisce “Che io possa sparire” di Milena Costanzo, secondo studio dedicato a Simone Weil, ulteriore approfondimento della “Trilogia della ragione” ispirata a tre donne eccezionali (Anne Sexton, Emily Dickinson e appunto la Weil), che Danae ha sostenuto in tutto il suo svolgersi.
È forte l’attesa per Lenz Fondazione, realtà di punta della ricerca teatrale italiana degli ultimi vent’anni, che torna a Danae con “Daphne”, traduzione visiva delle “Metamorfosi” di Ovidio. Città di Ebla presenta a sua volta una “Metamorfosi”, ispirandosi però all’universo kafkiano, con il prezioso contributo performativo di Alessandro Bedosti.

È ormai un must di Danae anche la sperimentazione sonora. In collaborazione con lo spazio di ricerca O’, sarà di scena Peter Cusack, artista londinese tra i più importanti ricercatori del suono contemporanei. Membro del Creative Research in Sound Art Practice, Cusack presenta un progetto articolato con un workshop, una lectio magistralis e una sound performance.
Il versatile musicista Fabio Bonelli, tra i fondatori del gruppo emergente Matita, porta a Danae “d’BEETH”, dj set dedicato a una sofisticata e ironica selezione di vinili di musica classica in un ambiente dallo stile “chill-out barocco”.
Last but not least, attendiamo con curiosità i bizzarri effetti annichilenti della cantante e performer Camilla Barbarito, animatrice delle serate milanesi musicali nella formazione di Nina Madù e Le Reliquie Commestibili, stavolta in coppia con il divertente sopranista, attore e cabarettista italo-inglese Ernesto Tomasini. Il loro “Beato chi ci crede”, ne siamo certi, sorprenderà per fantasia e trovate sui generis.

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