La danza in Sardegna: gli sforzi del CeDAC per aprirsi al contemporaneo

Egon di e con Leonardo Diana in scena stasera al tramonto

E’ nata sotto il segno della multidisciplinarietà la XXXVI edizione del festival La notte dei poeti, in corso in questi giorni (fino al 29 luglio) nelle cittadine di Nora e Pula, sulla costa meridionale della Sardegna.

La multidisciplinarietà è anche il motore di un processo educativo-formativo che il CeDAC, Centro diffusione attività culturali della Sardegna, che promuove il festival, sta portando avanti da più di 30 anni – dal 2005 sotto la direzione artistica di Valeria Ciabattoni – in tante località della regione.

Nel ricco e condensato cartellone di quest’anno trova spazio anche la danza, con tre spettacoli che alimentano lo sguardo dello spettatore sia verso il classico che verso il contemporaneo. E’ un continuum lento e graduale, sono passi piccoli e necessari, come ci ha raccontato proprio Valeria Ciabattoni, per permettere sia alle nuove che alle vecchie generazioni di allargare lo sguardo verso approcci e linguaggi più sperimentali e contemporanei.


Valeria, questa vocazione alla multidisciplinarietà riflette una dimensione comunicativa che appartiene da sempre al festival?
Il festival ha 36 anni, ed è partito con una matrice dedicata alla prosa, che poi si è evoluta. Da quando mi occupo della direzione del festival, la multidisciplinarietà è diventata sempre più parte dei progetti, non solo perché rispondiamo ai dettami del Ministero (nel 2015 il MIBACT ha riconosciuto il CeDAC come unico referente multidisciplinare della Sardegna), ma anche perché i luoghi in cui svolgiamo le attività del festival si prestano fortemente a una progettualità multiforme: il Teatro romano di Nora è una cornice che ha di per sé un valore aggiunto, e viene arricchito dalla presenza di diversi artisti che interagiscono tra di loro anche con progetti originali nati appositamente per La Notte dei Poeti.

Gli spettacoli di danza presenti in questa edizione come si inseriscono nella linea artistica delineata?
La scelta dei tre spettacoli di danza in cartellone rispecchia in gran parte l’impianto che abbiamo voluto dare al festival. In un periodo molto condensato – sono 15 giorni, in cui ogni giorno vede più attività – cerchiamo di offrire un panorama vasto, o quanto meno il più completo possibile di teatro, musica e danza. Al Teatro romano di Pula è già andato in scena “Atlantide” con la coreografia di Mvula Sungani (coreografo italo-africano ideatore della sua Physical Dance) impreziosito dalle musiche dal vivo del polistrumentista e compositore sardo Mauro Palmas. Anche qui c’era la commistione di discipline diverse, ed è importante perché noi non siamo solo i padri del festival, ma anche gli organizzatori del circuito multidisciplinare, e cerchiamo di estendere questa peculiarità all’interno dei progetti.

Atlantide di Mvula Sungani Physical Dance

Atlantide di Mvula Sungani Physical Dance

Anche “Egon – Site Specific”, spettacolo di danza in programma stasera al tramonto, mantiene fede a quest’obiettivo multidisciplinare. Lo spettacolo, firmato da VersiliaDanza, è un’opera multimediale che si ispira all’arte di Egon Schiele e Gustav Klimt, ed è nato da un collettivo di artisti – Leonardo Diana, il gruppo Proforma e Andrea e Luca Serrapiglio – provenienti da diversi ambiti dell’arte che spaziano dalla danza, alla musica sperimentale, al videodesign fino all’elaborazione di software dedicati alle arti performative e all’entertaiment.
L’ultimo appuntamento con la danza, “Glitch Project” di Francesco Capuano e Nicola Picardi, sarà invece un ponte verso la contemporaneità tout court. Un nuovo modo per far conoscere i coreografi e i nuovi talenti del panorama coreutico italiano. Questo perché CeDAC fa parte, insieme ad altre organizzazioni, della rete Anticorpi XL, un network riconosciuto dal Ministero dedicato alla promozione della giovane danza d’autore. Lo spettacolo, in scena il 20 luglio nella piazza Chiesa di Pula, è uno dei progetti vincitori della sezione Danza Urbana XL 2018.

Come vi ponete invece in termini di formazione e coinvolgimento del pubblico?
Abbiamo dato vita a un paio di progetti, che non sono specifici per la danza, ma uno dei questi propone un percorso che si collega alla danza contemporanea, guidato da Virginia Viviano, che partendo dal Nuovo Circo sta lavorando, sia con i bambini che con gli adulti, sul movimento, e sulla scoperta e la presa di coscienza del corpo.
Poi ci sono i “Nottambuli”, un gruppo di venti persone, dai 18 ai 55 anni, che hanno risposto a una call attraverso una lettera motivazionale, e seguono tutti gli spettacoli in programma accompagnati da un esperto, in modo che ci sia un avvicinamento allo spettacolo guidato non solo attraverso gli occhi dell’emozione ma anche con un approccio più tecnico.

Qual è la situazione della danza nel resto della Sardegna?
La formazione è il tasto più dolente; mancano le scuole ufficiali e per trovare un’alta formazione, o comunque masterclass con un approccio alla danza più nuovo, bisogna per forza andare fuori.
A Cagliari ci sono tre organizzazioni che si occupano di produzione e organizzano festival di danza contemporanea, e hanno anche una discreta storia.
Noi, come circuito, tamponiamo un po’ le carenze sul territorio facendo una programmazione variegata, con l’obiettivo di offrire dei mezzi per approcciare sia la danza classica che la danza contemporanea, e anche alti tipi di danza. Quando ospitiamo le compagnie che fanno gli spettacoli all’interno della stagione (e sono 27 le località in cui facciamo programmazione) cerchiamo sempre di organizzare masterclass rivolte fondamentalmente ai giovani delle scuole della diverse zone.
Dall’anno scorso abbiamo iniziato un altro tipo di sostegno, attraverso le residenze. Ad Arzachena abbiamo avuto in residenza Andrea Gallo Rosso, residenza che porterà a una produzione nel 2019. Durante questa residenza sono stati fatti anche dei laboratori rivolti gli over 60 e ai rifugiati, che hanno avuto poi un momento di incontro pubblico attraverso un esito scenico. Questa è stata una prima puntata, che si ripeterà nelle prossime stagioni. Al momento la stagione di danza classica ci permette di sostenere quella contemporanea.
Il nostro compito è capire come smuovere l’interesse e la curiosità della gente, ma la diffusione della danza è qualcosa su cui dobbiamo lavorare un po’ per volta, si cresce di anno in anno, di tassello in tassello. Da quando abbiamo iniziato, il Ministero ci ha riconosciuto come organo multidisciplinare ma non ci ha aumentato le risorse, quindi dobbiamo per forza fare di necessità virtù.

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