Flessibile. Face-à-Face con Emmanuel Darley

Emmanuel Darley
Emmanuel Darley

Emmanuel Darley

Prosegue la rassegna “Face-à-Face. Parole di Francia per scene d’Italia”, che mette in comunicazione i nostri interpreti con gli autori d’Oltralpe. L’estetica è quella della ‘mise en espace’, forma ibrida tra lettura e messinscena che spalanca le porte del ‘work in progress’ raccogliendo l’uditorio in una sorta di anticamera semantica dove tutte le molecole sono già in movimento ma non ancora aggregate.

Questo è il turno di Emmanuel Darley, classe 1963, che viene dalla narrativa ma si è già affezionato al teatro, non senza un buon successo di traduzioni e messe in scena.
Gioia Costa, nel comitato artistico del progetto “Face-à-Face”, lo introduce al pubblico (la sala è gremita) e ne parla come di un grande ricercatore e sperimentatore del linguaggio. Darley prende la parola per raccontare di questa sorta di “masquerade” linguistica, di mimesi della parola di cui lui va in cerca con i propri testi, che prendono spunto da suggestioni neorealiste legate ai drammi della società e poi volano verso la letterarietà vestendo l’estetica di situazioni teatrali.

In scena sette sedie, su una delle quali è seduto Matteo Caccia, noto ad alcuni per i suoi testi teatrali finalisti a Riccione Teatro, ad altri per i suoi lavori con Antonio Latella, ad altri ancora per il programma su Radio2, Amnèsia, in cui si racconta in seguito alla perdita di memoria retrograda globale.
Qui, invece, dopo aver introdotto gli altri attori e messo insieme un simpatico prologo-mani-avanti sulla ‘mise en espace’, interpreterà (con tanto di parrucca platinata in testa) Denise, ex ragazza madre, ora semplice proletaria disoccupata, che finirà lobotomizzata dal lavoro in fabbrica.

Sì, perché questo “Flessibile, Hop Hop!”, una volta di più, parla del precariato e dell’alienazione di un mondo che funziona a cicli, seguendo “flussi che fluttuano” e calpestando diritti per definizione, appunto, “inalienabili”. Allora, scena dopo scena, dalle sedie si alzano e vengono avanti due capi donna simbolo del potere, ossessionate dal “tagliare i costi, asciugare le spese, contenere le uscite”. Poi due operai, rappresentanti del ‘troppo-vecchio’ uno e del ‘senza-esperienza’ l’altro, il primo fiero e nostalgico dei vecchi tempi in cui il proletariato si era conquistato il regno e il secondo ingenuo e scansafatiche, utopista a caccia di condizioni di lavoro umane. Si troveranno ad essere simulacri dell’inoccupabilità, spettatori confusi del massacro della dignità, vissuto sulla propria pelle e su quella della povera stupida Denise, abbindolata dal tempo indeterminato e confinata in una nebbia cognitiva fatta di “clang, clang, clang”, suono simbolo di un lavoro ripetitivo. Quello che, soprattutto se in condizioni disumane, non nobilita affatto l’uomo. Né la donna.

Rosario Tedesco, che se la ride sulla sedia e in coda interpreta un imprenditore deciso a edificare sulle ceneri della fabbrica (InterClang, appunto) un museo fotografico allegoria di una falsa serenità, è regista attento a scandire i movimenti con cui, nonostante il copione in mano, i bravi attori rimandano al suono di un ingranaggio inesorabile.
Il lavoro migliore, insieme a Caccia, è assegnato a Marco Foschi, che interpreta un’esilarante Brigitte, selezionatrice del personale moderna e con l’inglesismo facile.
Il testo, tradotto da Maruzza Loria, presenta forse meno originalità e sperimentazioni linguistiche di quelle promesse dall’introduzione dell’autore, ma viaggia spedito su un tono ironico e surreale, fieramente sintetico nel ritmo dei dialoghi. Senza voler considerare l’ipotetica messinscena, questa ‘mise en espace’ si comporta bene. L’operazione risulta divertente prima di tutto per la giovane compagnia d’attori, che intrattiene anche con qualche risata fuor di didascalia.

FLESSIBILE, HOP HOP!
di Emmanuel Darley
mise en espace: Rosario Tedesco
produzione: Piccolo Eliseo Patroni Griffi
con: Silvia Aielli, Matteo Caccia, Marco Foschi, Annibale Pavone, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò, Rosario Tedesco
durata: 45’
applausi del pubblico: 2’ 10’’

Visto a Roma, Piccolo Eliseo Patroni Griffi, il 16 febbraio 2009

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