Del battere e levare di Cristina Rizzo. Quando il futuro è il movimento

Cristina Rizzo

Cristina Rizzo – La saga della primavera (photo: pontederateatro.it)

Si entra in un tempo sospeso, avvolto da una fitta nebbia, che introduce il pubblico a uno spazio vuoto e illuminato, una bolla impalpabile di luce e silenzio che sembrano formare una nuova reazione chimica. E’ una nebbia che simboleggia una condizione mentale, e che si dirada con l’irruzione del movimento, irrazionale, potente e fragile al tempo stesso.

All’entrata vengono consegnate delle cuffie audio che riprodurranno la base musicale – opere di Stravinskij – per tutta la durata della performance, restituendo la perfezione del suono; ma soprattutto che hanno il  fine di rendere l’esperienza più soggettiva. Ogni spettatore sceglie il volume, sceglie se indossare le cuffie o ascoltare la base in sala (molto più bassa), così da ritrovarsi in qualche modo solo di fronte alla performance, di cui ognuno ha una diversa percezione, inclusa la stessa performer.

Soggettività e oggettività sono al centro di questo nuovo lavoro di Cristina Rizzo, presentato al Festival Era di Pontedera, primo studio per “La sagra della primavera”, sottotitolo “Paura e delirio a Las Vegas”, che rimanda ad un famoso film del ’98 sugli eccessi e i deliri di un viaggio nel deserto, all’insegna di sostanze allucinogene che causano dinamiche nuove e inaspettate.


Quando il movimento diventa delirio del corpo, ha sulla realtà lo stesso effetto distorsivo, la rende un immaginario malleabile, un territorio costruito per tentativi, una ricerca del gesto che non può che essere letta come urgenza di rinnovamento, e che apre le porte a nuove modalità. Così l’immagine può diventare selvaggia, come i lupi che si odono in sottofondo, o senza volto, come la figura della Rizzo che avanza con il viso completamente coperto dai capelli, perché la vocazione all’impersonale è la miglior risposta “ad una società dove il soggetto è la proprietà più preziosa che rimane all’individuo”.   

Conosciuta come co-fondatrice di Kinkaleri e per le diverse collaborazioni con le principali compagnie di danza, Cristina Rizzo dal 2009 si distingue anche per il suo impegno nel portare avanti un percorso di ricerca autonomo, fedele ai connotati del nucleo di origine , ma proteso verso nuove e personali mappe della scrittura corporea.
Con il consueto distacco che esalta l’emozione, la Rizzo si muove seguendo uno spartito musicale che scrive mentre lo esegue, trasformando quello che potrebbe sembrare un limite per un esperimento di questo tipo – la partitura di una musica classica – in una simbiosi perfetta tra il nuovo e la tradizione, la storia e il rinnovamento.

Lo spettacolo, diviso in due parti contraddistinte rispettivamente da equilibrio e pesantezza, è infatti scandito dai ritmi musicali classici: andante, adagio, allegro… Ma la dicotomia gesto-suono porta ad una nuova formula che, ancora una volta, rappresenta una nuova possibilità. Ed è già futuro.

Il movimento continua anche dopo la musica, perché fermarlo significherebbe abortire il suo percorso personale, il suo divenire capacità che si è espansa, e che ambisce a qualcosa di molto più autentico di una semplice rappresentazione.  Esperienza a 360 gradi. Concetto riuscito e che trasmette la curiosità di seguirne gli ulteriori sviluppi.

Primo studio per
La saga della primavera. Paura e delirio a Las Vegas
concept, coreografia, danza: Cristina Rizzo
musica: Igor Fedorovic Stravinskij
produzione: CAB008
durata: 35′
applausi del pubblico: 1’ 20”

Visto a Pontedera, Teatro Era, il 19 ottobre 2012


 

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