Dentro la pancia del pescecane per i 30 anni delle Albe

I ragazzi della non-scuola delle Albe

I ragazzi della non-scuola durante le prove (photo: Cesare Fabbri)

Finché non li ho visti non pensavo che ci stessero davvero tutti. Duecentoquaranta ragazzi sul palco del teatro Rasi. Come tanti punti rossi che assieme disegnano un’immagine più grande, talmente grande da riempire lo sguardo.

Il “Pinocchio della non-scuola” è la nuova sfida del Teatro delle Albe per festeggiare i suoi 30 anni di attività.
I nove laboratori tenuti nelle scuole (superiori, medie e università) durante l’anno si uniscono in un unico esito. Duecentoquaranta ragazzi che, come afferma il regista Marco Martinelli, «dimostrano che il teatro è l’arte del futuro».

Il mio punto di vista sulla nascita di questo progetto è privilegiato, perché sono una delle guide che ha collaborato con Martinelli nella costruzione di questo gigantesco pescecane umano. Un pescecane divora pubblico.
Il rapporto tra pubblico e spettatori è infatti di uno contro uno, un “corpo a corpo” che raramente si ha l’occasione di sperimentare sulla propria pelle.


Nel corso del Novecento sono stati numerosi gli esempi illustri di spettacoli composti da moltissimi attori, e ancora oggi spesso il quantitativo viene confuso con il qualitativo. Il molto che sostituisce il buono.

Ma quella di Pinocchio è un’altra storia, non ci sono attori in scena, non burattini nelle mani di un regista-burattinaio, ma ragazzi veri.
Il lavoro fatto con gli adolescenti non è una somma di singoli, ma una unione. Non sono tanti ragazzi, ma è un unico gruppo. Che respira all’unisono, che ha un unico ritmo cardiaco, in cui ognuno dà il suo fondamentale contributo.

Il lavoro con i ragazzi è complesso. Ognuno dei duecentoquaranta ha una sua storia e le sue vicissitudini. C’è quello sempre in ritardo perché si addormenta, quello che è già lì un’ora prima per osservare il palco vuoto in silenzio, quello che la mamma non vuole che faccia teatro perché deve studiare, quello che ha la mamma entusiasta di vedere il figlio che non gioca più alla play-station perché ripassa le battute, quello che ha la visita dal dentista durante le prove generali, quella che non riesce a non sistemarsi i capelli quando è sul palco, il piccolino delle medie che sembra nato sulla scena, l’universitario che fa la spola tra il teatro e il lavoro part-time, la liceale che si commuove guardando la scena dei compagni. Tutti a loro modo dei Pinocchio.

Non «c’era una volta un re», nemmeno un principe o una principessa, ma «c’era una volta un pezzo di legno». Un dispettoso e irriverente burattino di legno. Non un esempio per gli altri, ma un somaro che, piuttosto di andare a scuola, insegue le farfalle nei campi, che di lavoro vuol fare “il vagabondo”. Un asino ragliante che avrà bisogno di attraversare la città di Acchiappa-citrulli, il paese delle meraviglie, il campo dei miracoli e molte altre peripezie prima di poter dire «come ero buffo quando ero burattino».

Ciò che lo spettatore vede di uno spettacolo è solo la cima di un iceberg. Il dorso del pescecane che, sotto il manto rilucente del mare, nasconde fauci, ossa e “ventraglie”. Vivo e indomabile. Anarchico ma rigoroso. E qui, qui dentro la pancia del pescecane, succede di tutto, tutto si muove e ribolle.
Mesi di prove nelle scuole, e solamente diciotto ore tutti insieme al Rasi.
Uno spettacolo di questo genere si può pianificare quanto si vuole, ma quando si ha a che fare con della materia viva e vitale, ciò che accade alla fine, quando le luci si abbassano e Geppetto inizia a intagliare un ciocco di legno che comincerà a parlare, è pura magia.

I ragazzi della non-scuola delle Albe

I ragazzi della non-scuola (photo: Nicola Baldazzi)

Il “Pinocchio della non-scuola” ha debuttato ieri sera e andrà in scena a Ravenna fino al 14 aprile, alle 20.30 al teatro Rasi.
In scena i ragazzi delle seguenti scuole: Itis “Nullo Baldini”, Liceo Scientifico “Alfredo Oriani, Itsct “Giuseppe Ginanni”, Liceo Artistico “Pier Luigi Nervi”, Istituto d’Arte per il Mosaico “Gino Severini”, Istituto Comprensivo Statale “Mario Montanari”, Ipssct “Adriano Olivetti”, Ipsia “Costantino Callegari”, Liceo Classico “Dante Alighieri” e i gruppi legati all’assessorato al Decentramento del Comune di Ravenna, l’Università di Bologna (sede di Ravenna) e il Cisim di Lido Adriano.

Nelle giornate dello spettacolo, a partire dalle 16, si svolgeranno i “Parlamenti di aprile”, incontri con critici, scrittori e studiosi incentrati su nodi come “l’attore”, la “non-scuola”, i “linguaggi della scena” e la “drammaturgia”, temi che hanno attraversato questi tre decenni di Teatro delle Albe.
 

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