Destructuring Songs. Gilda Deianira Ciao e la melodia di un amore

Gilda Deianira Ciao in scena (photo: Simone Baldassarri)
Gilda Deianira Ciao in scena (photo: Simone Baldassarri)

Quand on n’a que l’amour. E nient’altro che una canzone. Ma quale amore? Quale canzone? E noi su quale melodia stiamo cantando il nostro?

Gilda Deianira Ciao ha accettato di raccontarci il suo spettacolo attraverso le canzoni che compongono “Destructuring Songs vol.I – WoMan is a world”, visto in anteprima in chiusura della rassegna Apache alla Cavallerizza di MTM-Teatro Litta, a Milano: la decomposizione di una relazione, agita in duetto con Luca Giovacchini alle chitarre, è un mix tra performance e concerto, dove i brani prescelti, scomposti e ricomposti, fanno da partitura melodica e testuale al lavoro.
Le liriche diventano battute, mentre ritmo e melodia si adeguano piano piano al susseguirsi delle stanze, al racconto di una donna, e di un amore. Come due facce della stessa luna. Mezza vuota e mezza piena.

Ed ecco la compilation di un tour amoroso che gira intorno e in tondo, come un disco sul piatto, fino all’ultimo pezzo. Gilda ci racconta le fasi dello spettacolo che scorrono parallele ai brani, di cui potrete anche ascoltare un estratto.


1) THERE IS A LIGHT THAT NEVER GOES OUT – The Smiths. “Take me out tonight/ because I want to see people/ and I want to see life”.
Apre il concerto, suonata come intro da Luca, e torna solo come citazione di lyrics a metà spettacolo. L’abbiamo scelta sia per la ritmica, immediatamente coinvolgente, che per la questione cruciale nel testo. È un pezzo di disperata vitalità, per quello che dice e come lo dice. La voce di Morrissey fotografa il momento in cui senti di aver perso tutto, la persona che amavi, la casa in cui vivevi, ogni riferimento di vita, e hai bisogno dell’altro e degli altri per scappare dal tuo dolore personale, per non morire.

2) WICKED GAME – Chris Isaak. “The world was on fire and no one could save me but you/ I never dreamed that I’d meet somebody like you/ and I never dreamed that I’d love somebody like you/ No, I don’t want to fall in love”.
È il primo pezzo cantato ed agito sul palcoscenico. L’iter scenico della rockstar rispecchia la dinamica della canzone di Chris Isaak. Nel momento stesso in cui incontri qualcuno e dici di non voler cedere al desiderio, di non volerti innamorare, la negazione implica ciò che inevitabilmente sai accadrà. In questo senso l’inglese to fall in love racconta la duplicità dell’innamoramento come ‘caduta’, caduta delle difese personali e perdita di equilibrio. Non volevo cadere, ma sono caduta. La rockstar cede, abbandona progressivamente il concerto, il pubblico per cui sta cantando, immersa in questa dinamica di attrazione fatale. Un’attrazione fatale che non può mai finire bene. La coda del pezzo recita Nobody loves no one, una frase terribile, che si dice solo in un momento di profonda rabbia e delusione. Luca trasforma la melodia originale, sinuosa, lenta, ritmicamente erotica, prima attraverso variazioni sul tema, poi man mano in punk con derive metal. Dopo aver ceduto all’amplesso sulla flycase e dopo essere fisicamente ‘caduta’, la rockstar si accorge che la flycase è vuota, è il segno di una promessa d’amore già infranta.

3) IL MARE D’INVERNO – Loredana Bertè. “Qui non viene mai nessuno (…) Alberghi chiusi (…) Manifesti già sbiaditi di pubblicità/ e io che rimango qui solo/ a cercare un caffè (…) Ed io che non riesco nemmeno a parlare con me”.
Il paesaggio interiore è quello di una spiaggia invernale. Bella, suggestiva, desolata. Il tempo si dilata in un monologo senza musica, in cui la rockstar entra in una dimensione più intima, parla col pubblico, come la Bertè parla col mare. Tra le poche presenze, qualche macchina che passa, magari un gabbiano. Avresti voglia anche di riprenderti un minimo piacere della vita, almeno un caffè, per questo comincio a evocarlo in scena, e a cercare qualcuno con cui condividerlo. Luca, che è rimasto senza concerto, prova a tirarmi su e viene a prendere un caffè con me. Il nostro dialogo è un tentativo di relazione, ma io, come dice la canzone, ‘non riesco neanche a parlare con me’. È un po’ un primo appuntamento che fallisce, in cui non riesci a capirti, ed è quello che sta accadendo tra noi nella relazione chitarrista-rockstar. Dire a qualcuno la verità su se stessi è una richiesta di comprensione e di aiuto, e quando Luca mi lascia sola, io cerco di convincere lui, il pubblico e me stessa che questa desolazione sta per finire. Passerà il freddo, la spiaggia lentamente si colorerà, la radio, I giornali, e una musica banale si diffonderà. Mare mare.

4) SUMMER ON A SOLITARY BEACH – Franco BattiatoMare mare voglio annegare/ portami lontano a naufragare“.
La prospettiva balneare non basta, una vacanza e un tuffo al mare sono un tentativo di fuga, ma la disperazione resta; tra me e chitarrista il concerto non riparte.

5) THERE IS A LIGHT THAT NEVER GOES OUT (per ascoltarla torna al punto 1). “Take me out tonight/ where there’s music and there’s people and they’re young and alive/ take me out tonight because I want to see people/ and I want to see life“.
Arriva a questo punto l’attacco degli Smiths, come una svolta improvvisa e quasi smaniosa, un tentativo di uscire dall’impasse, darmi un tono infilandomi i tacchi a spillo, uscire con qualcun altro e portare avanti il concerto a modo mio, con un pezzo non suonato, quello di Madonna.

6) MUSIC – MadonnaHey Mr Dj put a record on/ I wanna dance with my baby/ and when the music starts/ I’ll never wanna stop/ It’s gonna drive me crazy“.
Il pezzo più pop lancia una dimensione in cui declasso Luca a mio dj – tutto quello che fa è avviare un beat dalla mini korg.

7) THERE IS A LIGHT THAT NEVER GOES OUT (per ascoltarla torna al punto 1). “And if a double-decker bus/ crashes into us/ to die by your side it’s such an heavenly way to die“.
Uscire, ballare, non bastano a sanare la frattura. Nello sfogo dance si innesta la seconda strofa degli Smiths che celebra l’impatto con un camion come morte d’amore perfetta. Un’ebbrezza di vita che nasce dal sentimento della morte, e che arriva all’immagine dello schianto come una prospettiva liberatoria, come unione indissolubile tra te ed un altro. Quando mi rendo conto che non sono morta, affronto il cuore della questione.

8) BECAUSE THE NIGHT – Patti SmithTake me now here as I am, come on now try and understand“.
Di tutto il pezzo di Patti Smith recito il verso iniziale, che per me diventa la dichiarazione del bisogno di essere accettati per come si è. Una necessità che riguarda tutti, e nella maggior parte dei casi sentiamo frustrata. Questo bisogno può essere così profondo, da dare vita a un desiderio dell’altro radicale, a una voragine di dipendenza distruttiva per entrambi.

9) TO BRING YOU MY LOVE – PJ HarveyI was born in the desert / I been down for years/ And I’ve traveled over Dry earth and floods/ Hell and high water/ To bring you my love“.
La strofa di PJ Harvey è una metafora dell’enormità che bisogno d’amore e desiderio dell’altro possono assumere. Una portata biblica, primordiale, assoluta, così potente da diventare incontrollabile.

10) RID OF ME – PJ HarveyTie yourself to me/ No one else, no/ You’re not rid of me/ You’re not rid of me/ Night and day I breathe/ You’re not rid of me/ I beg you my darling/ Don’t leave me/ I’m hurting. Lick my legs I’m on fire“.
L’eros come possesso, dominare/essere dominati, un legame che diventa un vincolo mortale. La lotta per tenere l’altro legato a sé diventa una morsa da cui non si riesce più a uscire. In scena canto la prima strofa, la successiva si trasforma letteralmente in immagini nell’azione con il telo, che prendo dalla custodia della chitarra. I’ll tie your legs Keep you against my chest I’ll make you lick my injuries I’m gonna twist your head off, see ‘Til you say don’t you wish you never never met her. Fino a quando il mix tra piacere e dolore non pende decisamente per il secondo e la violenza della lotta lascia stremati.

11) RIGHT DOWN TO YOU – Chrysta Bell & David LynchI know you’re here/ you’re playing with me baby/ Don’t take me there/ don’t play this game/ It comes right down to you“.
I tre pezzi finali sono i pezzi del ‘riconoscimento’ e del distacco. Luca ha ricominciato a suonare su Rid of me e da questo momento non smetterà più fino alla fine. Il passaggio tra azione fisica e ripresa di coscienza avviene in una trasformazione musicale di atmosfera, che Luca compone prima di entrare nel pezzo di Christa Bell mentre io resto distesa a terra a riprendere coscienza del mio stesso corpo, dello spazio, dello stato in cui sono. Qualunque cosa sia stata una relazione, nell’inferno e nel paradiso abbiamo giocato insieme. You’re playing with me, e anche in scena Luca sta suonando e per la prima volta canto guardandolo. È l’accettazione della fine.

12) EVERYBODY HURTS – R.E. M.Everybody cries/ and everybody hurts/ sometimes“.
Ogni essere umano è sottoposto al dolore e può causarlo. Sono le mie ultime parole in scena, mentre Luca compie una serie di passaggi tra chitarra baritona, minikorg e chitarra con cui entra nell’ultima canzone.

13) PUSH THE SKY AWAY – Nick Cave and the Bad SeedsAnd some people say it’s just rock and roll/ but it gets you right down to your soul/ you’ve got to just keep on pushing it/ keep on pushing it/ push the sky away“.
È un pezzo fondamentale, parla di andare avanti nonostante tutto, di un sole che sorge anche se sei da solo, e musicalmente, nonostante la tonalità e l’andamento, arriva a portare una apertura emotiva unica. La copertina dell’album omonimo è una foto che ritrae Nick Cave, vestito, e sua moglie, nuda. I due sono in controluce in una stanza bianca, lei in piedi con la testa in avanti e i capelli lunghi che le coprono il viso, lui apre una porta, forse per fare entrare la luce accecante forse per farla uscire. In scena posso finalmente guardare Luca che continua a suonare, separarmi lentamente da questa figura maschile, relazionarmi allo spazio fisico accorgendomi per la prima volta della luce, di qualcosa che non ricordavo nemmeno ci fosse.

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