Giancarlo Dettori da Strehler a Bergman

Giancarlo Dettori
Giancarlo Dettori

Giancarlo Dettori (photo: Angelo Redaelli)

Si è aperta con I Tre Diari, tratto dall’omonimo volume a tre voci fra Ingmar Bergman, la prima moglie Ingrid Von Rosen, e la figlia Maria, la stagione 08/09 del Teatro Oscar di Milano. Lo spettacolo, con la regia di Claudio Beccari, è prodotto da Tieffe (Compagnia Stabile del Teatro Filodrammatici) e interpretato da Giancarlo Dettori, Franca Nuti e Cinzia Spanò.

Tre dagböcker, pubblicato in Italia solo quest’anno, è stato tradotto dallo svedese da Renato Zatti e ha una postfazione curata da Goffredo Fofi. Il testo, che ha fatto da copione a questa rappresentazione, indaga il dolore scaturito della progressiva perdita della persona amata. Ultimo libro scritto da Ingmar Bergman, è infatti la cronistoria quasi giornaliera della malattia dell’amatissima moglie, in cui al racconto di Bergman si alternano quelli di Ingrid stessa e della figlia.

Come nel libro così in scena, i diari non sono separati e le voci si intrecciano per completare la lettura prismatica di un evento. Come il libro, così la scena si apre con la premessa di Ingmar (Giancarlo Dettori), che riassume la storia della sua relazione con Ingrid (Franca Nuti), dal primo incontro nel 1957 al matrimonio celebratato l’11 novembre 1970.
Così, poco dopo, la figlia Maria (Cinzia Spanò) narra della propria infanzia, della scuola e del momento in cui, all’età di 22 anni, le venne rivelato di essere figlia di Bergman.
Nulla di fantasioso, dunque: la cronaca di una vita insieme e della malattia finale di Ingrid, la ricerca della vita normale mentre il male avanza. Un pathos che cresce, e che cerca la spiegazione di qualcosa che è nella natura dell’uomo: semplice ma difficilissimo da accettare e comprendere.
Una scena povera, divano, altri due posti a sedere, dai quali i tre protagonisti non si guardano nemmeno. Soli, come solo la fine della vita può far rimanere gli individui, ognuno ad affrontare il dolore per sé.

Tieffe, nella sua 39^ stagione teatrale, continua il suo rapporto con la città cercando un esperimento di teatro diffuso che valorizzi una serie di spazi come il Teatro Oscar, piccolo ma accogliente e raccolto per ospitare momenti di riflessione.
Abbiamo incontrato Giancarlo Dettori, che a lungo ha lavorato con Strehler, per raccogliere le sue impressioni a margine dello spettacolo.

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