Di questi Tempi veleniferi. Monticchiello e la tappa n° 48

Tempi Veleniferi
Tempi Veleniferi
Tempi Veleniferi

Tempi Veleniferi

Senza mai dimenticarsi della Storia, di un passato che ha marcato con ferite non rimarginabili questo borgo durante la seconda guerra mondiale e con occhi attentissimi al presente, a questi “Tempi veleniferi” che sembrano soffocare e schiacciare nell’impotenza ogni forma di riscatto e reazione, la gente di Monticchiello porta in scena lo spettacolo numero quarantotto dell’autodramma.

Siamo oramai prossimi all’edizione cinquanta, e molti sono i rimandi a questo atteso compleanno – soprattutto nel finale – e al come sarà tra due anni la situazione: tragica e difficile come adesso o finalmente saranno accese le luci della speranza, del rinnovamento e del cambiamento? Qualcuno saprà trovare risposte, piccole o grandi che siano?

Per adesso ci godiamo questo lavoro, caratterizzato dalla “cadenza di una commedia contadina”, dimensione nella quale gli attori sembrano trovare nuova linfa vitale, tempi, trovate e affiatamento che ne fanno una pièce ben riuscita, fresca, giocosa e divertente, dove si ride seguendo le vicende di un umile garzone alle prese con un matrimonio all’apparenza impossibile ed invece guadagnato con l’astuzia, quasi ci trovassimo in una commedia di Plauto. Racconto che diviene metafora di speranza e riscatto rispetto ad un presente che sembra trascinarci oramai nel più profondo dei baratri, quello dell’indifferenza e dell’assenza di speranza.


Piacevole, felice, non macchinoso e preponderante rispetto alle improvvise interruzioni – che sanno un po’ di “già visto” – che vanno ad intercalare il lavoro, per lasciare spazio a riflessioni su questo presente angosciante e tragico, dominato da dispensatori di speranze, falsi illusionisti, “scaltri sacerdoti che impongono la loro idea di destino come divinità insondabile”.

Monticchiello con la sua gente non tradisce neppure in questa edizione, che d’impatto sembrava invece incamminarsi lungo una china di riflessioni e rimandi che troppo rimandavano alle precedenti messinscene. Il pericolo viene scampato; l’autodramma ne esce salvo e rilancia grazie alla trovata di una commedia all’interno della quale i protagonisti si muovono a proprio agio, confermando ciò che di buono e “spontaneo” – questo sia letto come nota di valore – da sempre caratterizza quest’esperienza.

Da sottolineare, anche nell’edizione 2014, l’attenta e talentuosa regia di Andrea Cresti per l’uso dello spazio e i movimenti di gruppo, evocativi nel loro fluire liquido a riempire lo spazio scenico, senza incorrere in sbavature.

48^ edizione per l'autodramma della gente di Monticchiello

48^ edizione per l’autodramma della gente di Monticchiello

Tempi veleniferi
regia: Andrea Cresti
con: la popolazione di Monticchiello

durata: 1h 20′
applausi del pubblico: 3′ 15”

Visto a Monticchiello (SI), piazza del paese, l’8 agosto 2014

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