Dies Irae. La fine della specie secondo Teatro Sotterraneo

Dies irae
Dies irae

Dies irae (photo: inteatro.it)

Le luci in sala si spengono, un performer entra in scena e interroga una persona del pubblico su come vuole che venga impiegato il primo minuto dello spettacolo. L’attore esegue pedissequamente ciò che viene richiesto. Altri due performer entrano in scena con tute da pittura bianche, predispongono sul palco un grande foglio di carta a sua volta bianco e che copre pavimento e parete di fondo, preparano guanti, maschere e bombole per la vernice a spruzzo.
Entra un terzo performer ed esegue gli stessi movimenti dei primi tre, poi un altro ancora e infine tutti e quattro si posizionano sulla carta bianca immaginando le loro morti violente e spruzzando vernice ad ogni finto decesso.

Le azioni ripetute e il modo impersonale con cui vengono eseguite, a volte anche ironico, grottesco, lasciano il pubblico in uno stato di semi indifferenza (non nei confronti dello spettacolo, ma dell’argomento trattato), riportandolo alla consuetudine odierna di osservatore di fatti tragici, morti violente e sangue a cui i media ci hanno assuefatto. Qualcosa cambia quando uno dei performer esce dallo spazio bianco, si rimette abiti quotidiani e osserva da “regista” della scena dando indicazioni agli altri performer e alla regia esterna. Qualcosa cambia. Attraverso il suono inizia a passare l’emozione. Ecco che così tutto ciò che prima avevamo subito con distacco, ora lo vediamo con trasporto e fastidio, perché arriva a metterci di fronte ad una realtà. Praticamente il contrario di ciò che avviene solitamente a teatro, dove il canale emotivo è il primo ad essere stimolato, per poi subentrare la razionalità a ricercare la tecnica con cui ci viene suscitato. Qui avviene esattamente il contrario: Teatro Sotterraneo mostra prima una tecnica, poi come ciò possa creare un turbamento.

La seconda parte dello spettacolo appare purtroppo ancora un po’ incerta. Un tavolo con tre microfoni e due speaker si rivolgono al pubblico come se fossero in una radio; ospiti che entrano, domande al pubblico e il simpaticissimo gioco del “What If”, ossia “Che cosa sarebbe successo se…”, in cui gli artisti invitano il pubblico a mandare un sms con un “What If”. L’idea è buona, e forse andrebbe sviluppata meglio, avvicinando il primo episodio al secondo (così è definita la suddivisione dello spettacolo), la cui distanza, al momento, è troppo grande.
Consiglio: da vedere.


Dies Irae – 5 episodi intorno alla fine della specie [Studio sugli episodi 1 e 2]
creazione collettiva: Teatro Sotterraneo
in scena: Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri
scrittura: Daniele Villa
disegno luci: Roberto Cafaggini
costumi: Lydia Sonderegger
scene: Loris Giancola
produzione: Teatro Sotterraneo/Fies Factory One
coproduzione: Drodesera>Centrale FIES, AREA06, OperaEstate Festival Veneto
col sostegno di: ETI Ente Teatrale Italiano – Nuove Creatività, Regione Toscana
residenze artistiche: Centrale Fies, PiM Spazio Scenico, Isola del Liri/AREA06, Polverigi/Inteatro
si ringraziano: Scandicci Cultura, Spazio Hangart (Pesaro), Teatro della Limonaia (Sesto Fiorentino)
durata: 30’
applausi del pubblico: 2’ 16”

Visto a Polverigi (AN), Teatro della Luna, il 2 luglio 2009
Inteatrofest 09

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