Disabled Theater: il piacere del fallimento per Jérôme Bel

Disabled Theater

Disabled Theater (photo: Michael Bause)

“Disabled Theater” nasce dall’incontro tra il pluripremiato coreografo francese Jérôme Bel e il Theater Hora di Zurigo, compagnia interamente composta da attori professionisti portatori di handicap e, dopo una tournée internazionale di grande successo, è stato presentato in prima nazionale durante Uovo Performing Arts Festival, stasera alla sua serata conclusiva.

Lo spettacolo è il racconto fedele di questo incontro iniziale e dello sviluppo cronologico del lavoro del coreografo con gli attori, ai quali è stato chiesto in sequenza di dichiarare nome ed età, il proprio handicap e di scegliere una musica su cui preparare ciascuno il proprio solo di danza. A scandire i momenti e dare le indicazioni del coreografo il traduttore dall’inglese al tedesco, così come accadde la prima volta.

Il meccanismo è molto semplice ed è alla base del lavoro del clown: il performer non sa danzare come un ballerino professionista, non è un attore virtuoso, non ha dalla sua il testo o una situazione costruita appositamente. È provandoci ed attirando l’attenzione su di sé che il clown ottiene, in un primo momento, un effetto comico che scaturisce dall’imbarazzo creato dal fallimento dichiarato.

Solo in un secondo momento, mentre il numero prosegue e cresce l’intensità, le barriere della rappresentazione cadono: all’effetto comico subentra un profondo e commovente dichiararsi nella propria umanità, attraverso l’errore, che tanto più impressiona e lascia lo spettatore senza appigli intellettuali, tanto più scaturisce dai meccanismi di scoperta che il performer attua in sé nell’esecuzione del proprio numero.

Così il susseguirsi in scena di Remt, Gianni, Damian, Matthias, Matthias, Julia, Sara, Miranda, Peter, Lorraine e Tiziana acquista intensità in crescendo, regala poesia e purezza, commozione e riso, leggerezza e pericolosità allo stesso tempo e svela, con feroce tenerezza, che cosa sta dietro alla rappresentazione stessa, il confine che separa un’estetica della bellezza, dall’estetica del sublime di kantiana memoria.

Mentre i numeri si susseguono, ciò che vediamo non sono più portatori di handicap chiaramente inadeguati, ma clown grotteschi che con un gesto (o un susseguirsi di gesti) emanano qualcosa che supera il limite della rappresentazione. Sta succedendo qualcosa.

Questo non accade perché i performer sono portatori di handicap. Infatti sono, essi stessi, anche attori professionisti, la cui dimestichezza con la scena, gli spazi, la relazione di distanza/vicinanza con il pubblico è chiara e palpabile. La stessa dimestichezza che permettere di vincere immediatamente la barriera dell’imbarazzo e del pregiudizio, per creare nel pubblico un’immediata predisposizione all’ascolto e alla sorpresa.

Ciò accade proprio perché i performer (professionisti e poi, solo dopo, portatori di handicap) facilitati dalla loro condizione di percezione altra della realtà e del corpo (diversamente abili) non hanno una grammatica del corpo e del percepire codificata, non sono inquinati dal virtuosismo della rappresentazione (in scena come nella società), dalle convenzioni teatrali e per questo sono ferocemente liberi. Liberi di scoprire nuovi gesti, nuovi modi, nuovi suoni, nuove qualità dello stare, che nasce da un genuino non sapere.

“C’è una cosa che ho continuamente cercato e che caratterizza tutti i miei spettacoli, a vari livelli – dichiara Jérôme Bel – Qualcosa che ha a che fare con l’incapacità. Chiedo sempre alle persone che lavorano con me di fare qualcosa che non sanno fare o che non conoscono. Il modo di stare in scena degli attori del Theater Hora, fortemente influenzato dalle loro disabilità, svela chiaramente quel qualcosa”.

Il qualcosa a cui fa riferimento Jérôme Bel ha a che fare con l’unicità dell’essere umano e con la forza della sua dichiarazione sul palcoscenico. E’ ciò che forza un incontro (in questo caso tra un’audience e un gruppo di portatori di handicap) che altrimenti non avverrebbe, che svela una nuova possibilità, distrugge un senso già dato e sottolinea le vicinanze, creando una nuova dimensione comune. E fa un altro passo per avvicinarsi a quel teatro che pone l’attenzione sull’individuo e sulla sua umanità, a cui oggi così tanto bisognerebbe auspicare.

DISABLED THEATER
ideazione: Jérôme Bel
di e con: Remo Beuggert, Gianni Blumer, Damian Bright, Matthias Brücker, Matthias Grandjean, Julia Häusermann, Sara Hess, Miranda Hossle, Peter Keller, Lorraine Meier, Tiziana Pagliaro
assistenza e traduzione: Simone Truong Chris Weinheimer
drammaturgia: Marcel Bugiel
assistente di Jérôme Bel: Maxime Kurvers
stagista: Jean-Florent Westrelin
grazie a: Sasa Asentic, Tom Stromberg, Andreas Meder (Internationales Theaterfestival OKKUPATION!), Stiftung Züriwerk, Fabriktheater Rote Fabrik Zürich e al pubblico delle nostre prove aperte
produzione: Theater HORA – Stiftung Züriwerk (Zurich)
con il supporto di: Stadt Zürich Kultur, Kanton Zürich Fachstelle Kultur, Pro Helvetia, Ernst Göhner Stiftung, Stiftung Denk an Mich
organizzazione progetto: Ketty Ghnassia
direzione artistica Theater HORA: Michael Elber
preparazione attori Theater HORA:Urs Beeler
direzione organizzativa Theater HORA: Giancarlo Marinucci
coproduzione: Theater HORA, R.B. Jérôme Bel, Festival AUAWIRLEBEN (Berne / Bern), Kunstenfestivaldesarts (Bruxelles / Brussels / Brüssel), dOCUMENTA (13), Festival d’Avignon, Ruhrtriennale, Festival d’Automne à Paris, Les Spectacles vivants – Centre Pompidou (Paris), La Bâtie – Festival de Genève, Hebbel am Ufer (Berlin)
durata: 90′
applausi del pubblico: 5′

Visto a Milano, Teatro dell’Arte, il 20 marzo 2013


 

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