Il doppio Bach di Ismael Ivo incanta Vienna

Due immagini dall'Impulstanz di Vienna (photo: Simona Cappellini)
Due immagini dall'Impulstanz di Vienna (photo: Simona Cappellini)

Vienna è un vero museo a cielo aperto. Osservandola da un tram si è come catapultati in atmosfere sospese e rarefatte, alla Kieslowski; il vecchio e il nuovo coesistono alla perfezione, come due anime di una stessa complessa identità.

Nei giorni dell’Impulstanz – Vienna International Dance Festival l’anima nuova prende in parte il sopravvento, protetta dai luoghi che contengono il festival sinonimo di avanguardia e rispetto per la tradizione, come il Museum Quartier, il polo museale e culturale adiacente il Volkstheater, dove hanno sede anche gli uffici dell’Impulstanz, e dove artisti contemporanei in residenza espongono spesso le proprie sculture o installazioni direttamente nella piazza. Per l’estate 2016 è la volta dell’artista cinese Xu Hongfe, che anima la piazza del MQ con Veneri formose in atteggiamenti gioiosi o mentre corrono in bicicletta.

Inaugurato quest’anno da Maguy Marin, che ha fatto ballare la sua compagnia al ritmo di musica techno al Volkstheater, l’Impulstanz è un appuntamento imperdibile per molti viennesi e visitatori europei, e per un mese (da metà luglio a metà agosto) propone una panoramica di eventi: quest’anno 53 compagnie e artisti, 65 produzioni di cui 14 in prima mondiale. L’Impulstanz è considerato uno dei festival internazionali tra i più completi, con workshop a tutti i livelli, progetti di ricerca in residenza e un ricchissimo programma di performance tra coreografi affermati e giovani artisti. Particolare attenzione viene data anche al pubblico più giovane, includendo dj set serali e dance jams, senza mancare i nuovi media (puoi anche iscriverti a un gruppo su what’s App per ricevere le ultime novità e impressioni).
A testimoniarne l’importanza sono anche i numerosi manifesti in giro per la città o nella metropolitana, che riecheggiano gli slogan di quest’edizione: What shakes your believes? (cosa scuote le tue certezze?); What lifts your mind? (cosa eleva la tua mente?). Domande che risuonano anche dopo la visione delle performance, e che se anche restano senza risposta stimolano comunque un’ulteriore riflessione.


Abbiamo assistito alle performance di due dei nomi più risonanti di questa edizione: Ismael Ivo e Marie Chouinard, con altrettanti lavori emozionanti e dalla potente estetica.

Oggi vi raccontiamo il “Discordable Bach” di Ismael Ivo e Dimos Goudarolis, esempio di estrema cura di regia, drammaturgia, scenografia e suono.

Il sipario si apre su Dimos Goudarolis e il suo violoncello barocco del 1780. Il pluripremiato violoncellista non è al primo esperimento di collaborazione con la danza, poiché ha già diretto nel 2012 l’opera “Logos-dialogos”, una serie di esperimenti artistici sviluppati con diversi coreografi contemporanei brasiliani.
Ad apertura del sipario il palco è vuoto come il silenzio, e verrà riempito solo dalla musica, che ipnotizza il pubblico fin dalla prima nota.

Le Suite di Bach sono conosciute come tra le opere più virtuosistiche per violoncello, di una intensità espressiva rara che non può che traboccare, in chi le ascolta, in un impeto di commozione. Famose per il carattere cupo e intimo, sono spesso viste anche come un’estensione del silenzio.
Goudarolis sceglie di utilizzare anche la scordatura (da cui il titolo della performance), originariamente scritta così da Bach perché faceva cadere una corda. Tra un movimento e l’altro varie pause in cui il musicista si volta verso differenti lati del palco, come a cercare un dialogo da più fronti, finché non compaiono quattro linee, a formare una croce, che si intersecano esattamente nel punto in cui si trova il musicista. E’ da lì, ovvero dalla musica, che possono partire tutti i dialoghi.

La prima interferenza in questa sorta di rito musicale avviene con la caduta dall’alto, improvvisa, di un getto di sabbia, che continua a scorrere per diversi minuti, come la sabbia di una clessidra che scandisce il tempo.

Ma è l’entrata in scena di Ismael Ivo a lasciare veramente senza fiato. Mentre il violoncello continua a suonare, dalla quinta più alta del palcoscenico appare la testa del coreografo, che lentamente prende forma man mano che scende, a testa in giù, verso terra. E’ come un Cristo rovesciato che scende sulla terra, perché rovesciato è l’ordine delle cose, in un mondo dove tutto sembra essere capovolto e in cui il corpo ha una valenza più che politica, quale oggetto di aggressione e manipolazione continua.

Ivo inizia un movimento lento, emotivo, scultoreo, seguito da uno più potente, al passo con la fuga di Bach.  La sua danza è profonda, spirituale, enigmatica, pregna di significato per ogni nota, e insieme alla musica di Goudarolis crea un corpo unico. E’ come se suonasse il proprio corpo, dando forma ad ogni singola nota; insieme sembrano sfidare l’andamento tanto disarmonico del mondo, quanto la scordatura di Bach. Il dialogo va avanti, da uno a due, e perfino tre, se si include il violoncello.

Discordable Bach (photo: Akri Viadis)

Discordable Bach (photo: Akri Viadis)

L’ispirazione di Ivo per questa performance è quella di partire dal dialogo mancante, utilizzando semplicemente il silenzio e la musica: qui Bach diventa una sorta di Dio capace di coordinare nuove sintonie.

Dove sto andando? Posso vincere i limiti del rifiuto? Sono capace di curare le mie cicatrici interne? Sono queste le domande alla base del lavoro, preannunciate dal programma di sala.

Ma il corpo rimane l’emblema del sacrificio nel processo di trasformazione, per cui Ivo fa apparire in scena una vasca, apparentemente vuota, in cui entrerà sempre danzando, per poi uscirne intriso di sangue. Non si sa dove questa trasformazione condurrà, ma porterà sicuramente ad una nuova forza.

Ed è ancora più chiaro, a questo punto, quanto la rappresentazione dell’uomo sia “discordable”, perché simbolo della caducità e dell’errare continuo dell’uomo, che non sembra imparare dai propri errori.

Co-fondatore dell’Impulstanz, e direttore della Biennale di Venezia nel 2012, il coreografo brasiliano rinomato per la sua passione incondizionata e una contraddistinta sensibilità, consegna un nuovo lavoro pieno di pathos, in cui traccia i segni della crisi dell’uomo nell’epoca attuale in un crescendo di tensione. Sono il suo personale rifiuto e la sua resistenza verso un mondo pieno di conflitti e guerre che sta drammaticamente cambiando le nostre condizioni di vita. La capacità di resistere nei momenti difficili è parte intrinseca dell’uomo, e il coreografo vuole dimostrare ancora una volta che l’arte può alterare la nostra percezione della vita. Il corpo diventa quindi strumento di interferenza e partecipazione, e il modo cerimoniale in cui Ivo sceglie di apparire è anch’esso politico.

Adagiato nella vasca in una posa che ricorda “La morte di Marat”, il corpo del coreografo si spegne, e con lui la musica, mentre partono gli applausi del pubblico, completamente rapito.

DISCORDABLE BACH
Concept e Violoncello Barocco: Dimos Goudaroulis (violoncello del 1780)
Coreografia e assolo di Danza: Ismael Ivo
Set Design: Marcel Kaskeline
Light Design: Marco Policastro
Musiche: Johann Sebastian Bach: Suite a violoncello solo II, in d minore; Suite a violoncello solo V, “scordatura” in c minore
Improvvisazioni di Dimos Goudaroulis

durata: 60′
applausi del pubblico: 3’

Visto a Vienna, Volkstheater, il 6 agosto 2016

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