Disgraced: Jacopo Gassmann nel conflitto identitario di Ayad Akhtar

Photo: Donato Aquaro

Metti una sera a cena due coppie liberali, progressiste, colte e perfettamente integrate nella Manhattan cosmopolita; aggiungi un mix d’intellettualismo radical-chic e un perfetto equilibrio tra il mondo dell’arte e quello degli affari; cuoci a fuoco basso le tensioni politico-religiose: il conflitto è servito.
Potrebbe essere questa la sintesi di “Disgraced” di Ayad Akhtar, tradotto e messo in scena da Jacopo Gassmann, di recente approdato al Teatro Filodrammatici di Milano.

Gli elementi di una moderna tragedia si fondono in un contesto post-drammatico, dando vita a un “Carnage” 2.0. Il dio del massacro è più vivo che mai. Agita gli animi di Amir Kapoor (Hossein Taheri), avvocato in carriera di origini pakistane; di sua moglie Emily (Lisa Galantini), pittrice newyorchese che sta lavorando a una collezione sull’influenza araba nel mondo occidentale; dell’ebreo Isaac (Francesco Villano), curatore d’arte, e di sua moglie Jory (Saba Anglana), avvocato collega di Amir. C’è anche Marouane Zotti, nei panni del giovane nipote di Amir, a incarnare il risvolto più amaro e rischioso: quello di una perpetua guerra come conseguenza di una mancata integrazione/accettazione.

Le due coppie conducono un’esistenza agiata, scandita da appuntamenti di lavoro, mostre d’arte, viaggi e cene. Durante una di queste cene, a casa di Amir ed Emily si consuma un elegante e aggressivo gioco delle parti che sfocia in uno scontro senza ritorno.
Il conflitto tra fedi religiose si gioca dentro il conflitto personale di Amir: da una parte paladino dell’integrazione occidentale, lanciato verso il successo personale; dall’altra difensore di una cultura araba sostenuta con accanimento quasi animalesco, fino a rivelare di sentirsi orgoglioso degli attentati di matrice islamica.
Anche Isaac, sedicente espressione di una cultura progressista, rivela pregiudizi e ipocrisie: accosta Amir al moro protagonista di una tela di Rubens, rievocando così l’immaginario di un’equazione moro-schiavo. Emily attraverso la propria ricerca vuole restituire dignità e onore alle origini arabe del marito. Ma la strada dell’arte e della cultura solo in apparenza conduce a una composizione del conflitto. Infine Jory: prosegue la propria scalata nello studio legale di cui si appresta a diventare socia, spazzando via senza rimorsi un successo dovuto ai pregiudizi xenofobi.


Akhtar porta in scena le nevrosi e i conflitti di un uomo alle prese con un dissidio profondo: la definizione della propria identità tra un rifiuto delle origini musulmane e la difficoltà di una completa e reale integrazione nel mondo occidentale. “Digraced”, che è stato riconosciuto “Miglior nuovo testo Joseph Jefferson Award 2012”, vincitore del “Premio Pulitzer 2013 per il Teatro” e degli “Obie Award 2013 per la Drammaturgia”, è un’opera compatta, simmetrica, lineare, dalla carica emotiva esplosiva.
Concepito all’indomani della Primavera Araba, affronta la questione dei conflitti religiosi, l’integrazione delle minoranze etniche, la strisciante xenofobia che anima un conflitto estremamente attuale. La regia di Gassmann restituisce l’energia e la carica esplosiva del testo e ne esalta le sfumature psicologiche, mostrando la fragilità umana e politicamente scorretta dei personaggi, alle prese con un percorso umano tutt’altro che prevedibile.

Francesco Villano riveste il proprio personaggio di tracotanza e intellettualismo radical-chic. Lisa Galantini e Saba Anglana danno corpo a due modelli femminili antitetici e complementari, forse fin troppo stereotipati: la prima, morbida e accogliente pittrice newyorkese animata da “buoni sentimenti”; la seconda, longilinea e atletica, avvocato senza scrupoli di diritto finanziario. La scenografia di Nicolas Bovey è un raffinato contrappunto allo spettacolo: un moderno appartamento americano, in cui il bianco elegante e lucido riveste di candore e freschezza l’ambiente in cui si consumerà di lì a poco l’acceso conflitto.

DISGRACED
di Ayad Akhtar
traduzione e regia Jacopo Gassmann
con Hossein Taheri, Francesco Villano, Lisa Galantini, Saba Anglana, Marouane Zotti
luci Gianni Staropoli
scene Nicolas Bovey
costumi Daniela De Blasio
assistente alla regia Mario Scandale
produzione Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse onlus, Teatro di Roma Teatro Nazionale

durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Teatro Filodrammatici, il 24 marzo 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *