Le Pene d’amor perdute secondo Lev Dodin

Pene d'amor perdute
Pene d'amor perdute

Alcuni degli attori del Maly Teatr (photo: piccoloteatro.org)

Una foresta di tubi forati, enormi tronchi spogli; sullo sfondo una balconata bianca, quasi grafica. In questo fiabesco scenario si muovono i personaggi dello shakespeariano “Pene d’amor perdute” nella messa in scena che Lev Dodin ha realizzato con gli attori del Maly Teatr di San Pietroburgo.

Dodin ha scelto non a caso un gruppo di attori giovani per interpretare i rampolli in amore di una commedia che poi in fondo commedia non è; una pièce che parla d’amore, energia e sfacciataggine per un testo che il regista russo descrive come “ubriaco di pazzia, arguzia, ingenuità, follia, disperazione, felicità, fallimenti, successi”.

La storia è molto semplice. Il re di Navarra (Vladimir Seleznev) e i suoi fedeli amici, spavaldi e sicuri di sé, hanno fatto un voto: per tre anni si dedicheranno esclusivamente allo studio e non conosceranno donna. Ma il voto appare subito difficile da mantenere, se non impossibile, quando giunge a corte la splendida principessa di Francia (Daria Rumyantseva)  insieme alle sue civettuole damigelle.
La giovane compagnia del Maly Teatr, affiatata e corale, mette dunque in scena questa energia vitale, dinamica, quasi atletica: i giovani amanti sono alle prese con esercizi e acrobazie per calmare le proprie pulsioni, rincorrendo damigelle e danzano con loro, fra seduzioni ed innamoramenti.


All’interno di una scena elegante e leggera disegnata da Alexander Borovsky, che cambia faccia con estrema facilità, è protagonista indiscussa la gioventù (eccezion fatta per Igor Ivanov – che interpreta Don Adriano – e per Alexander Zavyalov – il gentiluomo Boyet) nella sua dimensione più universale: entusiasmo giovanile e un’ingenuità propria dell’età che non chiede, ma che vive e basta. Sino a un finale ed improvviso tuffo nella realtà, nella vita vera, in quella adulta, che trasla la commedia verso una dimensione tragica, tramutandola appunto in pena d’amor perduto.

Dodin affronta la pièce con ironia, in modo divertente e scoppiettante, senza però dimenticare il messaggio di fondo, sotteso a tutta la trama: l’incertezza di ciò che potrebbe accadere.
Nasciamo schiavi di passioni e pulsioni, raramente siamo in grado di controllarle, e solo la volontà riesce a dominarle. Passioni che fanno agire istintivamente, a volte in modo sconsiderato: ma esiste una forza superiore che pianifica ed equilibra tutto. Che la si chiami vita, destino o sorte, il risultato non cambia: gli entusiasmi non durano per sempre, e anche i sogni – ci ricorda Shakespeare – possono interrompersi con straziante brutalità.


PENE D’AMOR PERDUTE

di William Shakespeare
regia: Lev Dodin
scene: Alexander Borovsky
produzione: Maly Teatr San Pietroburgo
durata: 2 h

Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 6 febbraio 2010

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