Doll is mine: con Katia Ippaso e Cinzia Villari nel palazzo delle belle addormentate

Doll is mine
Doll is mine

Doll is mine (photo: Roberto Panucci)

Ecco un nuovo progetto teatrale. Si chiama Le Onde ed è il connubio artistico tra Katia Ippaso (scrittrice e giornalista) e Cinzia Villari (attrice e scrittrice). “Le Onde come Le Onde di Virginia Woolf, le onde magnetiche, le onde sonore, le onde del mare, le onde della scrittura che sonda gli abissi dell’animo umano” anticipano nella presentazione.

Il primo frutto di questo connubio s’intitola “Doll is mine”, monologo scritto dalla Ippaso per Cinzia Villari con musiche dal vivo di Michele Villari e Roberto Palermo. Il testo è liberamente ispirato a “La casa delle belle addormentate” di Yasunari Kawabata e dal suggestivo “Sonno profondo” di Banana Yoshimoto.

Giappone contemporaneo, quindi. E un mestiere “impossibile”: una ragazza lavora in un hotel dove accompagna i clienti nel sonno; gli avventori dormono accanto a lei nel letto, si possono spogliare ma non la possono toccare. Lei deve stare sveglia a contemplarli. Un atto che svela malessere, solitudini e perversioni di un’intera collettività. La protagonista raccoglie storie diverse per ogni cliente, sprofonda nelle sue e nelle altrui angosce e non riesce più ad avere una vita normale, una vita che sia sua, aderente alla realtà del mondo esterno al “Palazzo delle belle addormentate”.


Ecco il declino dell’impero orientale, da anni ostinatamente clone di quello occidentale. Il Giappone contemporaneo narrato senza una speranza, avvolto nelle sue ossessioni, ormai privato anche del sonno, il più semplice dei piaceri. L’ambientazione e l’idea ricordano il film “Nightmare detective” di Shinya Tsukamoto, dove si parla di un “investigatore dell’incubo” che può entrate nei sogni delle persone.
Ma c’è tutta una letteratura e una filmografia sullo spaesamento, sull’alienazione e sulla crisi di valori della società orientale che ritroviamo in questo testo, tra cui sicuramente spiccano le opere del maestro coreano Kim Ki-Duk e, perché no, “Lost in translation” di Sofia Coppola.
La protagonista entra in quel letto quasi come accadde nella prima installazione della grande artista francese Sophie Calle, intitolata “Les Dormeurs” (1979), dove alcune persone (amici, vicini di casa, sconosciuti) venivano invitate a dormire nel suo letto, fotografate ed intervistate.

Il testo è un interessante viaggio fra letteratura e teatro, ossessivamente contemporaneo senza cadere nella banalità del teatro civile o di narrazione, e drammaturgicamente ritmato nelle emozioni da far arrivare al pubblico. Complici le ambientazioni sonore e lo spazio ristretto della rappresentazione (il reading si è svolto in un jazz club romano), l’ottima interpretazione straniante e allucinata di Cinzia Villari risalta le parole di Katia Ippaso e soprattutto avvolge lo spettatore in un sogno ad occhi aperti, in un delirio sociologico dove è impossibile non immedesimarsi, trafitti dalla malattia di una società simile alla nostra anche se geograficamente distante.


DOLL IS MINE

di Katia Ippaso
con: Cinzia Villari
sassofono e clarinetto: Michele Villari
fisarmonica midi: Roberto Palermo

Visto a Roma, 28DiVino Jazz Club, il 29 novembre 2009

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