Franco Branciaroli moderno Don Chisciotte

Franco Branciaroli

Franco Branciaroli (photo: Gian Mario Bandera)

Franco Branciaroli, messo da parte temporaneamente “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht, porta a teatro una rilettura decisamente personale del “Don Chisciotte” di Miguel De Cervantes seguendo le tappe di due grandi maestri del teatro italiano ed europeo: Vittorio Gassman e Carmelo Bene, rispettivamente Don Chisciotte e Sancho Panza.
Il Don Chisciotte di Branciaroli, definito dall’autore stesso come un trattato sull’imitazione, è, in realtà, un sentito e coraggioso omaggio a due importanti attori del nostro Novecento, rivali sulla scena eppure amici, portatori di una definizione di Teatro della Voce che, ancora oggi, non si riesce a riprendere nel giusto modo.

Una messa in scena difficile, lontana dalla tradizione ma efficace perché, partendo dal concetto di “imitazione”, Branciaroli riesce a costruire uno spettacolo-saggio curioso, divertente e complesso. E allora, come il Don Chisciotte imita le gesta dei cavalieri erranti, così Branciaroli imita sulla scena i suoi due punti di riferimento, nella voce e negli atteggiamenti.

La dichiarazione d’intenti di Branciaroli è evidente e onesta: ogni attore sulla scena è il risultato di tante imitazioni e si forma guardando e imitando altri attori. Da quest’emulazione continua nascono un sentire diverso e un attore nuovo, non più quel bambino costretto a imitare e a ripetere le parole e i gesti del progenitore per imparare a parlare e a muoversi ma una persona adulta, con un proprio bagaglio di esperienze e un linguaggio da adoperare.


A loro volta, però, Bene e Gassman imitano il Don e Sancho Panza – in un aldilà reso magnificamente dalla scenografia di Margherita Palli e dalle luci evocative di Gigi Saccomandi – a colpi di alcolici, gitanes e discussioni sull’essere attori. Il gioco teatrale messo in piedi da Branciaroli regge proprio perché basato sulla finzione, che tuttavia evidenzia, nello scherzo, la reale e triste situazione attuale del teatro.
L’imitazione, meglio ancora la parodia (da “para odé” = cantare accanto) riporta alla luce qualcosa di già fatto o detto e, infatti, il senso del “Don Chisciotte” è proprio quello di rievocare un periodo storico fertile del teatro italiano ricordandolo a chi l’ha vissuto in prima persona e raccontandolo ai più giovani.
Franco Branciaroli, grandissimo istrione, offre al pubblico uno spettacolo elegante, affascinante nonostante il rischio costante di fraintendimento che ne farebbe una mera “messa in scena” delle proprie capacità vocali. “Don Chisciotte” è invece un lavoro concettuale, difficile da catalogare, che si interroga sul senso del teatro e della letteratura in un continuo work in progress.

DON CHISCIOTTE
da Miguel De Cervantes
produzione: Teatro degli Incamminati
progetto e regia: Franco Branciaroli
scena e costumi: Margherita Palli
luci: Gigi Saccomandi
interpreti: Franco Branciaroli
durata spettacolo: 1h 08′
applausi del pubblico: 1′ 43”

Visto a Napoli, Teatro Bellini, il 17 febbraio 2010

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *