Il “Don Chisciotte” di Franco Branciaroli: trattato sull’imitazione

Franco Branciaroli
Franco Branciaroli

Branciaroli nel ‘Don Chisciotte’ (photo: Gianmario Bandera)

Volevamo chiedergli un po’ quello che pareva a noi, parlando delle sue esperienze d’attore, partendo dal passato per arrivare al futuro. Ma l’hidalgo Branciaroli ci ha travolto con una non-intervista, quasi un monologo in cui ha spiegato le ragioni e le sragioni dello spettacolo che sta portando in scena in questa stagione teatrale, ispirato a quel monumento letterario che è il “Don Chisciotte” di Miguel de Cervantes.
Diciamo ispirato perché il centro dello spettacolo non è l’opera del più celebre scrittore spagnolo, bensì il rapporto con essa e con la letteratura di due grandi del teatro nostrano, Vittorio Gassman e Carmelo Bene, cui il Franco nazionale ha deciso, con fare guascone, di ridare voce.

E lo fa in senso stretto, imitando per tutto lo spettacolo le buonanime di Gassman e Bene. Lui, nell’intervista, è pudico, quasi non li nomina, ma ha un bel dire: il cuore della pièce è la mimesi dei due personaggi. Inspiegabili, altrimenti, sarebbero inserti come la lettura alla Bene del canto dantesco di Paolo e Francesca, che con le avventure del prode della Mancha ha relativamente poco a che vedere, o l’Essere o non essere di Gassman.

Questa dell’imitazione è cosa che, probabilmente, a Branciaroli piace. Già anni fa, ringraziando il pubblico alla fine della “Medea” di Ronconi, recitò il “Canto alla luna” di Leopardi con replica immediata della poesia imitando sempre Vittorio Gassman e Carmelo Bene. E poi a Rimini, dove si era fatto scappare brani del “Don Chisciotte” con la voce di coppie celebri: Stanlio e Ollio, Totò e Peppino. Di recente ricordiamo anche un “Finale di partita” in cui il protagonista parlava con la voce dell’ispettore Clouseau.
Adesso, svanita ogni remora inibitoria, il fiume in piena ha deciso di fare della mimesi vocale (“l’imitazione è cosa seria!” ci ha dichiarato) un ‘one man show’, interpretando entrambi gli istrioni, che si incontrano nell’oltretomba parlando del “Don Chisciotte” che mai hanno messo in scena in vita.

Si potrebbe forse parlare, per Branciaroli, di incontinenza vocale. E’ una cosa che gli piace: ci prova gusto, tanto da avergli dato un senso scenico, costruendoci attorno uno spettacolo intero.

Klp si è avvicinato al prode cavaliere prima della prima: un paio di giorni antecedenti il debutto nazionale all’Argentina di Roma (lo scorso 27 gennaio) ha infatti testato il lavoro su un palco che gli è tradizionalmente familiare e vicino, quello del Sociale di Brescia. E lì lo abbiamo incontrato, scodella in testa e lancia in resta, scoprendo anche la sua passione per il cioccolato.

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