Donna non rieducabile: Elena Arvigo e il giornalismo come etica

Elena Arvigo in Donna non rieducabile
Elena Arvigo in Donna non rieducabile

Nella classifica 2014 di “Reporter senza frontiere” sulla libertà di stampa, la Russia figurava al 152° posto su 180 Paesi, dietro Cambogia, Burundi e Gambia. Qualche anno fa andava ancora peggio per l’ex URSS: l’era Putin è stata costellata di processi per diffamazione, morti sospette e omicidi di giornalisti.

Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja fu assassinata con quattro colpi di pistola nell’ascensore di casa sua. Le borse della spesa sparpagliarono fiori e mele sul pavimento e si mischiarono al suo sangue.

Anna credeva nei fatti e nel potere della parola. Scriveva su “Novaja Gazeta”, giornale normale per gente normale, contropotere rispetto alla verità ufficiale trasmessa dalla “Pravda”. Il giornalismo come atto di resistenza.

In “Donna non rieducabile”, già portato in scena da Ottavia Piccolo e ora al Teatro Out/Off di Milano fino al 25 ottobre, Elena Arvigo offre un promemoria immaginario ispirato ai reportage di Anna Politkovskaja: la guerra in Cecenia, le nefandezze russe, gli attentati al Dubrovka e a Beslan, i terroristi islamici. I troppi morti, anche bambini.

Uno spettacolo sottovoce, visuale, con fugaci intermezzi video di Andrea Basti: scritte cubitali sullo sfondo, immagini di un gasdotto o di case popolari, pareti e vite lacerate. Elena narra Anna, la cronista e la persona.

Il monologo nasce da un bel testo di Stefano Massini (autore, tra l’altro, di “Lehman Trilogy”) e si articola per quadri. Niente colori, né chiose. Il pubblico è proiettato in un contesto che ignora, ma ricostruisce dai dettagli. Lo spettatore chiude gli occhi e li riapre su temi e luoghi diversi, sempre da intuire.

Come Cristo verso il patibolo, Elena Arvigo reca con sé una porta come una croce. È l’unico oggetto scenico, insieme alle borse della spesa, che racchiudono la storia in un ideale cerchio.
Anna si nutriva di fatti, i fatti li nutriva di parole. La porta è attraversamento, confine, barriera. È specchio, precipizio, trappola per topi. Adagiata sul palco è tomba. I fiori sono sepolture e germogli. La verità si paga, anche con la vita.

In punta di piedi, gli occhi illuminati e un velo di tristezza, Elena Arvigo entra nello spirito di Anna Politkovskaja. Specchiandoci negli occhi di Anna, vediamo ciò che essi hanno veduto: il sangue di Groznyj, le punte perfette delle matite dei bimbi di Beslan, il primo giorno di scuola.

Elena e Anna, cappotto e sciarpa, freddo della neve e freddo dell’anima. Luci silenziose e interiori, bagliori come eliche.
Aiutata alla regia da Rosario Tedesco, Elena Arvigo costruisce un monologo etico.
La scrittura di Massini è frammentata ma precisa, a cascata, senza retorica. Il bisogno d’oggettività è riflessione sulla libertà di stampa, sui doveri di testimonianza di un giornalista. Il cuore è sospeso. È maiuscola la prova di un’attrice che, con lirismo essenziale, con un sottofondo rarefatto di balalaika, documenta il coraggio di chi non ha barattato la libertà con la sicurezza.

DONNA NON RIEDUCABILE – Memorandum teatrale su Anna Politkovskaja

di Stefano Massini
un progetto di e con Elena Arvigo
regia a cura di Rosario Tedesco e Elena Arvigo
disegno Luci di Andrea Basti e Rosario Tedesco
video Designer: Andrea Basti

durata: 1h 25’
applausi del pubblico: 2’ 15″

Visto a Milano, Teatro Out/Off, il 14 ottobre 2015

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1 Comment

  • Raffaele Coluccia ha detto:

    Una rappresentazione coinvolgente e drammatica dei crimini subiti dal Popolo ceceno e dai giornalisti come Anna Politkovskaja, che difendono la verità, la libertà, la giustizia, l’autoderminazione dei popoli e la causa degli oppressi, a costo della propria vita.

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