Dopo Bonn Park, piangiamo la scomparsa di Teatro i? Intervista doppia a Francesca Garolla e Filippo Del Corno

Francesca Garolla e Filippo Del Corno
Francesca Garolla e Filippo Del Corno

Una pausa di riflessione per un artista è atto dovuto. È essenziale per una meditazione concettuale e una valutazione credibile del percorso effettuato. Serve a rinnovare lo slancio creativo e a dirigerlo verso una progettualità più incisiva, capace di rimodellare il rapporto con il pubblico.
Lo scarno, troppo vago, comunicato con cui però martedì 15 marzo il Teatro i di Milano ha annunciato la chiusura anticipata della stagione in corso, ha destato preoccupazione.
Scrivono infatti da via Gaudenzio Ferrari:

“Si comunica che Teatro i non presenterà la programmazione di aprile, maggio e giugno 2016. La stagione 2015/2016 si conclude ora. Il contesto in cui ci siamo trovati ad operare non ci permette di sostenere e promuovere adeguatamente questa stagione. Le politiche culturali non si sono trasformate in atti concreti di cambiamento, al di là delle attese e delle promesse. Per questo motivo la direzione artistica non ritiene giusto, nei confronti degli artisti, del pubblico e degli operatori che amano e seguono il teatro, proseguire con la stagione.
In questi mesi Teatro i continuerà a lavorare. La programmazione dello spettacolo “Piangiamo la scomparsa di Bonn Park” non subisce variazioni, così come gli spettacoli in tournée e le produzioni già avviate”.

Segue il comunicato della direzione artistica:
“Che cosa stiamo aspettando?
In questi anni abbiamo sperato in condizioni nuove, più favorevoli, più chiare, in atti concreti, che non sono arrivati.
Abbiamo fatto da apripista, da provocatori, da bastian contrari, da rompicoglioni.
Da anni ci proponiamo come teatro contemporaneo attivo, che produce e ospita, come selva di resistenza poetica.
Da anni gestiamo uno spazio culturale, attenti al contesto cittadino, offrendo un servizio che oggi sempre più ci appare non richiesto, non  previsto.
Da anni  aspettiamo e lavoriamo perché la nostra sede venga migliorata, e  solo ora è diventata chiara l’intenzione di  non rinnovarla.
Abbiamo lavorato resistendo, sempre più resistendo, ma oggi questa resistenza non ha più senso, perché c’è un tempo in cui, più che resistere, bisogna esistere. E noi scegliamo di esistere. Di fare. Di non aspettare un tempo diverso, ma di sfruttare al meglio quello in cui siamo, per guardare, per capire, per affrontare questa città che cambia.
Meglio abbandonare l’ostinazione.
Chiudiamo la stagione, per cominciare quello che sarà.
Cosa potrà essere Teatro i per Milano, da qui in avanti?
Lo chiediamo a noi stessi. Ma lo chiediamo anche al pubblico. Lo chiediamo agli spettatori. A cui abbiamo consegnato, in questi anni, tante piccole bombe che, siamo sicuri, prima o poi, esploderanno.
Ancora una volta ci toccherà essere bravi!”.
Teatro i

Francesca Garolla, autrice e dramaturg, lei è con Renzo Martinelli e Federica Fracassi l’anima del Teatro i. Perché vi siete fermati?
La nostra è una decisione meditata. Sono due anni che viaggiamo in riserva. Lo scorso anno ci siamo dovuti fermare a maggio con la programmazione. Quest’anno abbiamo sospeso l’attività a gennaio e febbraio. Bisognava rimuovere l’amianto presente nella copertura del teatro. Non dico che questi lavori non andassero fatti, ma la scoperta dell’amianto risale al 2004 e la rimozione non è mai stata considerata urgente. Procedere a stagione in corso ha significato impedirci di programmare secondo canoni di qualità. Per arrivare a giugno avremmo dovuto improvvisare. Non ci andava di farlo.

Che senso ha protestare a bonifica avvenuta?
Il punto è che erano previsti anche lavori di ristrutturazione e di ampliamento degli spazi. Se ne parla dai tempi della Giunta Moratti. Ma il sostegno delle istituzioni è venuto meno, malgrado le tante promesse. Adesso ci interessa capire qual è il ruolo del nostro teatro, una sala da circa ottanta posti, in un panorama cittadino dove si moltiplicano gli spazi e le iniziative culturali. Io, Renzo e Federica abbiamo investito molte energie per il Teatro i. Siamo stati lasciati soli. Non mi riferisco all’assessore Del Corno, che ci ha supportato e ascoltato. Quello che lamentiamo è l’assenza di una strategia culturale più generale.

Il vostro segnale è rivolto solo alle istituzioni?
Soprattutto a loro. Pubblico, critici e giornalisti, invece, ci sono vicini. In questi giorni stanno testimoniando la loro solidarietà direttamente e attraverso i social.

Qual è l’appeal di un teatro come il vostro, che punta a forme di ricerca a volte esasperate?
Cerchiamo di preservare la nostra vena artistica più naturale, senza rinunciare a intercettare un pubblico più ampio, come dimostra l’esperienza di Città Balena, attraverso cui abbiamo fatto teatro in realtà e spazi non convenzionali. A volte ci riusciamo di più, altre meno. Ma lo sforzo tende sempre a quest’alchimia.

Il vostro è un addio o un arrivederci?
Senz’altro un arrivederci. La nostra è anche un’azione provocatoria per acquisire visibilità, per uscire da un attendismo fine a se stesso e riflettere tutti insieme sull’identità di una città come Milano. Cogliamo l’occasione per rinnovarci e ridefinire il nostro progetto. Non chiediamo soldi. Vogliamo solo capire chi siamo e quanto contiamo nel panorama culturale milanese. Chiediamo maggiori opportunità e tutele per esprimere la nostra creatività.

La solidarietà sembra arrivare in verità anche dalle istituzioni. Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano, la testimonia sulla propria pagina Facebook: «ll Teatro i è troppo importante per la nostra città: pensare a quel sipario abbassato è doloroso e preoccupante. Ma spero che la pausa di riflessione sia appunto solo una pausa per ripartire di slancio, dopo che insieme alla nostra Amministrazione abbiamo risolto, pur con mille difficoltà, problemi rilevanti quali la presenza di amianto nell’edificio e un canone di affitto, statuito dalla precedente amministrazione, davvero punitivo. Ora che l’amianto è stato rimosso e il canone abbattuto, l’ampliamento della sede è il prossimo passo, da fare insieme, abbandonando definitivamente il percorso impossibile e velleitario promesso, in maniera irresponsabile, dalla giunta Moratti. Per tornare a vedere la qualità pura dell’agire teatrale di Renzo Martinelli, Federica Fracassi, Francesca Garolla su un palcoscenico adeguato».

Assessore Del Corno, perché attendere oltre dieci anni per rimuovere l’amianto? E soprattutto, perché non farlo in estate, quando l’attività teatrale è sospesa?
La calendarizzazione degli interventi non dipende dall’Amministrazione e non può essere modificata a piacimento. La Giunta Pisapia si è fatta carico di un’emergenza annosa. Abbiamo dato precedenza alle scuole, dove l’urgenza è maggiore per la presenza di bambini. In ogni caso la decisione del Teatro i avviene a bonifica ultimata.

Qual è la sua opinione?
Penso che i vertici del Teatro i vogliano riflettere sulla natura del loro impegno. Il Ministero riconosce la qualità della loro ricerca, ma non la loro attività di gestione della sala. Noi, come Comune, riteniamo che indice produttivo e indice gestionale debbano essere armonizzati.

La sensazione è che Teatro i viva un momento critico anche sul piano della progettualità artistica, dovuto forse anche alla concomitanza dei lavori. Quest’anno si sono viste solo tre produzioni Martinelli-Garolla e poco altro.
Lo spettacolo dal vivo non può sopravvivere solo grazie ai finanziamenti pubblici, ma deve trovare forme autonome di sussistenza. Tuttavia, nel caso del Teatro i, va riconosciuta e garantita la forte ispirazione sperimentale che l’ha accompagnato sin dalla nascita. Fasi di ripensamento, avvicendamenti e alternanze nella vita culturale di una città come Milano sono fisiologici e costruttivi. Teatro i opera a cinquanta metri da un luogo vitale come la Darsena. Intercettare un pubblico alternativo in un luogo di svago e aggregazione può rappresentare una sfida affascinante e ricca di potenzialità.

Teatro i lamenta soprattutto il congelamento del progetto di ristrutturazione concordato con la precedente giunta. Che prevedeva un ampliamento rilevante: due sale, una biblioteca, un foyer, uffici…
Le promesse della Giunta Moratti furono sconsiderate. Il perimetro legislativo impone un’alternativa secca: o Teatro i individua delle risorse interne, anche coinvolgendo privati e sponsor, oppure deve sottoporsi a una gara di evidenza pubblica, con il rischio che proprio il progetto che presenta venga bocciato. Ma sono certo che troveremo un’intesa. E soprattutto, sono convinto che la pausa di riflessione sarà di enorme giovamento soprattutto sul piano artistico. Anche Carlo Boccadoro, Angelo Miotto ed io, che nel 1997 fondammo Sentieri Selvaggi [gruppo dedicato all’esecuzione e alla diffusione della nuova musica, ndr], nel 2004 ci fermammo per un anno. Scelta che si rivelò azzeccata e salutare.

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