Dopo la Tempesta. La Fortezza oltre Shakespeare

Dopo la Tempesta al Verdi di Pisa (photo: Compagnia della Fortezza)
Dopo la Tempesta al Verdi di Pisa (photo: Compagnia della Fortezza)

Era già accaduto nel novembre di due anni fa che il teatro Verdi di Pisa avesse accolto la Compagnia della Fortezza offrendo la possibilità al pubblico di assistere a quel felicissimo spettacolo intitolato “Santo Genet” e di poter vedere da vicino il tanto acclamato lavoro di Armando Punzo.
Ed è accaduto ancora una volta, in questa fine di ottobre. La città della torre pendente ha ospitato la compagine volterrana, che ha portato in scena in prima nazionale (dopo le anticipazioni presentate quest’estate durante VolterraTeatro) “Dopo la Tempesta. L’opera segreta di Shakespeare”, contornata da un vero e proprio progetto di avvicinamento, “Verso l’opera segreta di Shakespeare”.

Ecco allora, nella Cantinetta del teatro, l’installazione video di Stefano Vaja, “In cielo si combatte una guerra civile”, in cui il fotografo ufficiale (da quasi vent’anni) della Compagnia della Fortezza ha riunito le istantanee che testimoniano le riscritture scespiriane di Punzo, a partire dal lontano “Macbeth” del 2000. Un’interessante visione, che raccoglie e traccia un percorso “che si è snodato tra carcere e luoghi della città coinvolgendo detenuti-attori, aspiranti attori e persone comuni di ogni età e trasfigurando spazi e situazioni” scrive nella presentazione Rossella Menna, dramaturg e studiosa del teatro di Punzo, che con un seminario sulla drammaturgia di “Dopo la tempesta” presso l’Università di Pisa ha dato il via a questo percorso.
Tra le altre tappe di avvicinamento la Lectio magistralis tenuta da Punzo alla Scuola Normale Superiore il 24 ottobre e la possibilità, per 30 spettatori, di assistere all’allestimento dello spettacolo il venerdì precedente al debutto.

E’ insomma evidente quale fosse l’attesa per l’ultimo progetto di Armando Punzo, anche per noi che avevamo ancora nella mente la meravigliosa messinscena di “Santo Genet”, forse uno dei lavori tra i più riusciti e coinvolgenti degli ultimi dieci anni.

E certo “Dopo la Tempesta” è un’opera ambiziosa, un tentativo coraggioso di un Punzo che con Shakespeare si è confrontato – quasi fosse un’ossessione – svariate volte. Un tentativo di mettere in discussione uno degli autori più rappresentativi del canone occidentale, come scrive egli stesso nella presentazione, ponendo l’attenzione non sul soggetto ma sulla sua ombra, non focalizzandosi sui personaggi e i loro intrighi bensì sul “non detto, il mancante, l’aspirazione ad un’altra esistenza”.

Quando entriamo al Verdi di Pisa il regista campano, l’unico non in costume e di nero vestito, è tra il pubblico, in platea, con un calice pronto a un brindisi che rimanda continuamente, mentre sul palco ci accoglie, anzi ci sorprende, una scenografia a dir poco grandiosa: una enorme vela quadrata a mezz’asta sullo sfondo e croci lignee che pendono in diverse inclinazioni dall’alto. Croci che, nell’immediato, rimandano alla notevole “Deposizione” di Rosso Fiorentino che è, guarda caso, alla Pinacoteca di Volterra. La nostra suggestione che rimanda al pittore manierista sarà confortata, nella seconda parte del lavoro, dall’elemento delle scale lignee che compariranno in scena. Ma la scenografia è tutta carica di rimandi pittorici; addirittura alcuni volti dei protagonisti che ci scorrono accanto in platea sembrano pescati dai quadri di Caravaggio.

Dal punto di vista cromatico in “Dopo la Tempesta” è il bianco a farla da padrone: il bianco dei costumi dei protagonisti, che indossano pantaloni-tunica candidi e lasciano scoperto il busto, il bianco delle pagine dei grossi libri a mo’ di gorgiera, il bianco della grande vela a mezz’asta sullo sfondo, che non si capisce se ammainata o issata. Bianco è anche il grande letto al centro della scena, che sta lì, rimandandoci di continuo al dramma di Desdemona, protagonista nerovestita che imperversa tra palco e platea con una strana postura col fazzoletto bianco ben esibito, e che Punzo in un paio di occasioni le ruba di mano.
Un bianco imperante, insomma, metafora di una pagina ancora tutta da scrivere, che prepara ed introduce un futuro incerto eppure così prepotente e forte.

Le azioni in scena e in platea sono guidate dalla musica dal vivo di Andrea Salvadori, alla quale fanno da contrappunto suoni forti e cadenzati, prodotti da passi o dall’improvvisa caduta di oggetti, piatti e bicchieri appoggiati su un tavolo di legno, il cui insieme sembra preso a prestito da una natura morta seicentesca.

In questo habitat vivono brani e lacerti dall’opera omnia di Shakespeare affidati alle voci degli attori della compagnia, per mezzo delle quali certe parole, certe affermazioni assumono (o almeno dovrebbero) significati altri. Eppure non sempre quelle parole ci catturano, perché il ritmo dello spettacolo quasi subito sembra rallentare. Con lo scorrere del tempo finiamo per perderci, storditi e distratti, in questo Shakespeare segreto, uno Shakespeare oltre lo Shakespeare, nell’“aldilà” di un sottotesto costruito da Punzo nelle pieghe dell’opera del Bardo, saturo di rimandi e personaggi simbolo decontestualizzati, suoni e rumori, azioni talvolta troppo insistite che non sempre, vista la mole e la varietà, è semplice seguire.
In questo si viene a creare qualcosa a metà tra l’affascinante e non consolatoria incomprensione, tanto cara agli studiosi dello “spettatore contemporaneo”, e il dubbio di un’eccessiva e polisemica abbondanza, satura di intuizioni registiche forse troppo personali e concettualizzate.

Il finale è affidato ad un bambino che sembra fuoriuscito dalle pagine di De Amicis. E’ lui che prende per mano Punzo e lo conduce fuori dalla platea prima del quadro finale. Così quel bambino, quella semplice giovane anima, sembra suggerire che dopo la Tempesta, dopo tutto, dopo questo nostro Occidente levantino oramai in declino, “invaso” da chi ha fame vera di futuro e non siede in teatro o su un divano televisivo limitandosi ad osservare, ma vive e agisce in prima persona, dopo tutto, insomma, c’è speranza, c’è un futuro, c’è qualcosa oltre le mura, quelle mura che circondano noi e, per vie differenti e più tangibili, gli attori della Compagnia della Fortezza che si muovono al nostro fianco. Non a caso le scale che gli attori portano in platea vengono lasciate ai lati, erette, pronte per essere adoperate, per fornire una fuga, per offrire una possibilità.

Questo Shakespeare oltre Shakespeare, questo “spettacolo liquido”, come lo definisce felicemente Rossella Menna, è un lavoro ambizioso, caratterizzato da una scenografia non comune, che tuttavia non riesce ad arginare lo stallo che, dopo il brillante inizio, ci sorprende improvviso per accompagnarci poi nell’arco dell’intero lavoro.
Ci si affida molto ad immagini dilatate, troppo si insiste su determinate partiture, facendo sì che, in alcuni momenti, si sfiori la ripetitività, lo spettatore perda attenzione e le parole (e le azioni) dei protagonisti catturino saltuariamente la nostra attenzione.

Quello che si preannunciava un capolavoro si rivela quindi come un lavoro in alcuni momenti davvero troppo lento. Al di là di tutto ciò che di buono c’è nell’ideazione, nel percorso, nel valore e nel lavoro della Compagnia della Fortezza.
Per noi che avevamo visto, in questo stesso spazio, quel memorabile, meraviglioso e santo Genet, per usare le parole di Francesco De Gregori, la “differenza salta agli occhi”.

DOPO LA TEMPESTA. L’opera segreta di Shakespeare
regia e drammaturgia Armando Punzo
musiche originali e sound design Andrea Salvadori
scene Alessandro Marzetti, Silvia Bertoni, Armando Punzo
costumi Emanuela Dall’Aglio
aiuto regia Laura Cleri
movimenti Pascale Piscina
assistente alla regia Alice Toccacieli
video Lavinia Baroni in collaborazione con VaiOltre!
aiuto scenografo Yuri Punzo
collaborazione drammaturgica Giacomo Trinci, Lidia Riviello
collaborazione artistica Adriana Follieri, Daniela Mangiacavallo, Pier Nello Manoni, Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Debora Mattiello, Francesco Nappi, Marta Panciera, Luisa Raimondi, Francesca Tisano, Carolina Truzzi
con Armando Punzo
e gli attori della Compagnia della Fortezza
e con Elisa Betti, Eva Cherici, Gillo Conti Bernini, Giulia Guastalegname, Francesco Nappi, Francesca Tisano, Gregorio Mariottini, Marco Piras, Andrea Taddeus Punzo de Felice, Tommaso Vaja
produzione VolterraTeatro/Carte Blanche
con il sostegno di MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Volterra, Comune di Pomarance, Comune di Castelnuovo V.C., Comune di Montecatini V.C., Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Ministero della Giustizia C.R. Volterra

durata: 1h 40’
applausi del pubblico: 3’ 10’’

Visto a Pisa, Teatro Verdi, il 29 ottobre 2016
Prima nazionale

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