Dracula, il vampiro pop-rock canta i Perturbazione

Quando Bram Stoker, nel 1897, si apprestò a pubblicare “Dracula” – ultimo celeberrimo esemplare della letteratura noir sul volgere del XIX secolo (in un’epoca in cui la saga ultra-pop di “Twilight” era ancora ben lontana dallo scalare le top ten librarie) – non si sarebbe certo aspettato di vedere il proprio capolavoro trasposto sulle scene, e in chiave musicale, per un pubblico di giovani.
Invece così è stato. Tra inquietanti videoproiezioni e sonorità graffianti, la vicenda del conte ematofago è tornata a vivere sul palco della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, ad aprirne la stagione 17/18, rivolgendosi ad un target di ragazzi delle scuole secondarie.

«Un viaggio conturbante attorno alla figura di Dracula che mescola contemporaneità e mito, passato e presente; un’immersione immaginifica pop-rock nei mondi dell’ombra con un occhio al cinema e al musical. Com’è il Dracula contemporaneo? Può muoversi alla luce del sole? Come si è reinventato?».
Queste le domande alle quali l’interessante produzione targata Fondazione TRG cerca di dare una risposta, senza scadere – inorridendo la platea – nello splatter, ma senza neppure trasformare la storia gotica in una brodaglia edulcorata. Tanto che alcuni bambini presenti in sala, specie durante le sequenze iniziali (dominate da un intenso rosso carminio), si spaventano, cercando protezione tra le braccia dei genitori. D’altronde è giusto così. Anche la paura – una paura sempre guidata e calibrata (mai fine a se stessa) – è componente fondamentale per la buona riuscita, estetica ed etica, del teatro (e anche della crescita, come insegnava già Bruno Bettelheim parlando delle fiabe tradizionali).
La catarsi va esperita sin da piccoli. È un archetipo, come lo stesso Dracula, che senza alterazioni e invecchiamenti attraversa il tempo e le generazioni.

Nella drammaturgia di Rosa Mogliasso non mancano poi frasi mordaci, del tipo: “Le impasticcate sono amare, le cocainomani mi agitano, mentre una giovane alcolista risveglia il sommelier che è in me”.

L’opera (com’era naturale attendersi, vista la provenienza artistica dei protagonisti, l’uno frontman del gruppo rock Perturbazione, l’altra voce dei Moderni) non si limita ad appoggiarsi meramente all’accompagnamento melodico: piuttosto sa sfruttare la musica nelle sue funzioni semantiche ed espressive. Il suono ora chiosa, ora approfondisce i pensieri dei personaggi. Laddove insomma la parola si fa muta, afasica, interviene il canto. Un bell’esempio quindi di “meloDracula”, non a caso sottotitolato “RockShadowOpera”.

Al centro dell’azione vi sono un Tommaso Cerasuolo in gilet nero ornato di toppe color sangue che – nonostante qualche incertezza recitativa – regge abbastanza bene il palco, e una vivace ed energica Celeste Gugliandolo, reincarnazione (o per meglio dire, trasfusione) della defunta moglie di Dracula, abbigliata in pieno stile Halloween.
A proposito del legame che lo lega a Vlad di Valacchia, Cerasuolo – anche autore dei testi delle dieci canzoni inedite dedicate al re dei vampiri, eseguite dal vivo dai Perturbazione – ha dichiarato che «tra la figura mitica del vampiro e la mia rappresentazione c’è uno spazio che racconta il presente. Lo stesso romanzo di Bram Stoker è un concentrato dei costumi e delle ossessioni dell’epoca vittoriana. Allo stesso modo, ciascuno con la sua sensibilità, Murnau, Herzog, Coppola e molti altri registi hanno ritratto il principe delle tenebre sotto l’influenza del proprio tempo, creando opere e vampiri diversissimi. In effetti, Dracula è materiale estremamente plastico e malleabile, perché proprio di manipolazione si nutre il vampiro, che prima di aggredire le sue vittime, le isola, le aggira, le seduce. Ma se oggi fosse proprio lui, il Conte Dracula, la prima vittima dei suoi inganni?».

Privo fortunatamente di velleità oleografiche, questo Dracula canterino è il giusto mezzo tra l’immagine convenzionale del vampiro à la Christopher Lee e un giovane poetastro sentimentale dei giorni nostri. Ciò che più colpisce della composizione scenica, oltre alla storia in sé, che merita d’essere vista, è la sua ambizione – non sempre riuscita, ma comunque, in ogni istante, tentata – di farsi Gesamtkunstwerk, “opera d’arte totale”. Si intrecciano infatti, con sapienza e ponderazione, costruzione scenografica – preparata dalla metamorfosi del foyer, riadibito per l’occasione a fumoso salone d’ingresso in cui gli spettatori possono banchettare convivialmente, sorseggiando un bicchiere di vino rosso – e giochi d’ombra naturalmente firmati da Controluce, che con il teatro in musica ha una relazione ormai più che ventennale, come ha voluto dimostrare anche l’ultima edizione della rassegna Incanti.

La scenografia, curata da Alice Delorenzi, introduce il pubblico ad un ambiente goticheggiante, forse rappresentando per metonimia un’ala del castello di Bran; protetti da due strutture bronzee, a metà fra le guglie e i pennacchi, stanno – in prossimità della ribalta – i musicisti, ormai scafati in materia di soggiorno sul palco, dopo il collaudo dell’autunno scorso con gli studi sul teatro di Natalia Ginzburg diretti da Leonardo Lidi.
Si avvicendano poi teli, tende, scale, che conferiscono dinamismo alla narrazione. In scena anche le fugaci apparizioni di Elena Campanella, Alice De Bacco e Mario Intraia.
Il pubblico si sente parte della convulsa diegesi grazie anche alle fisiche rotture della quarta parete compiute dai protagonisti, che talvolta si siedono amabilmente in proscenio, talvolta conducono i propri discorsi in mezzo all’uditorio.

«In fondo possiamo pensare a Dracula come al perfetto esempio dell’intransigenza, ovvero – alla lettera – al perfetto esempio dell’incapacità o dell’impossibiltà del transire tra quei necessari momenti di passaggio che la vita ci pone davanti – afferma lo psicoterapeuta Alessandro Lombardo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte – A modo suo, anche Dracula incarna quel puer aeternus che ritroviamo in tante altre storie che mettono in scena questo passaggio, da Peter Pan in poi. Dracula è in fondo una rappresentazione della difficoltà, del non riuscire a compiere appieno questo passaggio tra l’età dell’infanzia e quel che c’è dopo. Rappresenta sì la difficoltà, ma direi anche il piacere, l’avventura, la bellezza dello stare in quella terra di mezzo».

DRACULA ROCKSHADOWOPERA
una produzione Fondazione TRG Onlus
Progetto, messinscena e regia Controluce Teatro d’Ombre (Cora De Maria, Alberto Jona, Jenaro Meléndrez Chas)
in scena Perturbazione e Celeste Gugliandolo e con Elena Campanella, Alice De Bacco, Marco Intraia
Sagome originali Cora De Maria
Musica e canzoni originali Perturbazione (Tommaso Cerasuolo, Cristiano Lo Mele, Rossano Lo Mele, Alex Baracco)
Drammaturgia Rosa Mogliasso
Scene Alice Delorenzi
Costumi Sita Singh
Light designer Simona Gallo

Visto a Torino, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, il 20 ottobre 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *