L’Opera da tre soldi. Il connubio Brecht/Wilson e la perfezione del Berliner Ensemble

Christina Drechsler, Stefan Kurt (photo: Lesley Leslie-Spinks - berliner-ensemble.de)
Die Dreigroschenoper (photo: omm.de)

Die Dreigroschenoper (photo: omm.de)

“In principio c’è un palco che lavora in silenzio. Non c’è un copione, non c’è un testo, non ci sono canzoni, c’è solo un silenzio che consente di ammirare quanto avviene dal punto di vista visivo e grafico. Questo è il mio modo di operare”. Si spiega così Robert Wilson durante l’incontro pomeridiano con il pubblico condotto da Daniele Abbado e a cui sono invitate anche la coregista Ann-Christin Rommen e la drammaturga Jutta Ferbers.
“E questa è la fase che avviene otto o dieci mesi prima che l’opera vada in scena, poi solo succesivamente vado a elaborare il testo, a valutare la musica. Io lavoro sostanzialmente in maniera astratta; per me un gesto può essere un gesto e basta, semplicemente non è per forza di cose correlato ad un testo o ad una musica; questo significa che si può trattare di un elemento che ha forza autonoma. Alla fine posso decidere di unire tutti gli elementi ma sempre lasciando che ognuno di essi mantenga la propria indipendenza.”

Il grande connubio Brecht/Wilson nasce da qui. Dagli attori perfetti del Berliner Ensemble che sono energia pura, sia come sagome ombre silenti, sia come donne e uomini in carne ed ossa che recitano, cantano e compongono forme coi propri corpi.
Magistrale esempio di come esser ‘rispettosi’ di un’opera e dei suoi creatori pur non essendone schiavi, ma guardando e offrendo le cose da un punto di vista diverso, e questo lo disse Barbara Brecht in primis, in una lettera al termine della prima messa in scena di questo lavoro nel 2007 al Theater am Schiffbauerdamm.

L’impianto visivo è immediatamente ascrivibile al disegno del regista americano: pochi elementi, perfettamente calibrati, immersi nell’atmosfera della Berlino degli anni Venti, tra le fisionomie del cinema muto e le caricature di Karl Arnold o di George Grosz. I colori dominanti sono il bianco e nero.
Dagli abiti neri emergono teste bianche e visi in cui la forza espressiva e grottesca del trucco rende gli attori parlanti anche quando tacciono. Quasi a loro insaputa, le espressioni del carattere di ciascuno sono tatuate e brechtianamente dichiarate sui volti degli attori.

Bianco e nero anche per l’impianto scenografico. Sbarre nere di neon bianchi costruiscono di volta in volta il guardaroba da mendicanti di Peachum, la stalla in cui festeggiano le nozze Polly e Mackie, per arrivare significativamente a farsi sbarre della prigione. Il tutto su fondo nero o sui classici fondali sfumati. Qualche piccola eccezione di colore per la splendida scena del tradimento delle prostitute del secondo atto, in cui affiora il rosso delle lunghe assi che attraversano il palco ripreso dalla debole luce delle ‘lampade appese ad una pertica’, come scriveva Brecht. O, ancora, nel terzo ed ultimo finale, il rosso del mantello indossato dal messo reale e del sipario alla francese fatto calare da Bob Wilson, forse per riportarci alla dimensione più classica del ‘teatro d’opera’ come voleva Kurt Weill.

Christina Drechsler, Stefan Kurt (photo: Lesley Leslie-Spinks - berliner-ensemble.de)

Christina Drechsler, Stefan Kurt (photo: Lesley Leslie-Spinks – berliner-ensemble.de)

Sin dal principio, con lo sfilare di tutti i personaggi mostrati e dichiarati in quanto tali ai nostri occhi, Wilson segue dunque le direttive di Brecht, in virtù e grazie al proprio linguaggio asciutto ed essenziale, che pone con distacco davanti agli occhi dello spettatore ogni cosa con eguale dignità e importanza.

Tra i componenti della Dreigroschen Orchester, diretta da Hans-Jörn Brandenburg e Stefan Rager, piccolo ma potente organico formato da nove elementi, troviamo un musicista a cui sono affidati gli effetti sonori e i rumori. Sì, perché il regista americano ha voluto aggiungere ad un’opera che di ‘suoni’ ne avrebbe già di per sé, nuovi interessanti rumori che drammaturgicamente raccontano, ad esempio, spazi che non esistono a livello visivo, o addirittura caratterizzano e amplificano l’aspetto di un personaggio, come il profondo rumore dei passi del capo della polizia Brown, o assegnano un ulteriore ritmo all’azione di alcuni passaggi, o ancora raccontano momenti e singoli gesti, come quello delle dita del mendicante Filch mentre lasciano cadere nell’avida mano di Peachum monete che vediamo solo grazie al suono che sentiamo.

Grazie alle sapienti mani di Brecht, Weill e Wilson la stagione d’opera del Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia si è aperta con forza ed eleganza. Il pubblico ha fortemente apprezzato la scelta di un teatro aperto e vivo che già aveva coraggiosamente commissionato opere come le “Conversazioni con Chomsky” o ospitato lavori come “Kontakthof” di Pina Bausch o “I Demoni” di Peter Stein.

DIE DREIGROSCHENOPER (L’OPERA DA TRE SOLDI)
Bertolt Brecht / Kurt Weill
un dramma con musica, con un prologo e otto quadri
testo di Bertolt Brecht da “The Beggar’s Opera” di John Gay
traduzione dall’inglese di Elisabeth Hauptmann
musiche di Kurt Weill
Robert Wilson/Berliner Ensemble

Gionata Geremia Peachum capo di una banda di mendicanti: Jürgen Holtz
Celia Peachum, sua moglie: Traute Hoess
Polly Peachum, loro figlia: Christina Drechsler
Macheath, detto Mackie Messer capo di una banda di banditi di strada: Stefan Kurt
Brown, detto Tiger, capo della Polizia di Londra: Axel Werner
Lucy, sua figlia: Anna Graenzer
Jenny, una prostituta: Angela Winkler
Filch, uno dei mendicanti di Peachum: Georgios Tsivanoglou

La banda di Macheath, banditi di strada:
Walter Salicepiangente: Mathias Znidarec
Mattia della Zecca: Martin Schneider
Giacobbe Ditauncino: Boris Jacoby
Roberto Sega: Winfried Goos
Jimmy Dejan: Bucin
Ede: Jörg Thieme

Smith, guardia: Uli Pleßmann
Kimball, il Reverendo: Heinrich Buttchereit

Le Prostitute:
Vixer: Janina Rudenska
Prostituta anziana: Ruth Glöss
Dolly: Ursula Höpfner-Tabori
Betty: Anke Engelsmann
Molly: Gabriele Völsch

Il messaggero a cavallo: Sabin Tambrea
Una voce: Walter Schmidinger

Das Dreigroschen Orchester
Ulrich Bartel (banjo, violoncello, chitarra, chitarra hawaiana, mandolino), Hans-Jörn Brandenburg (harmonium, pianoforte, celesta), Tatjana Bulava (fisarmonica), Martin Klingeberg (tromba), Stefan Rager (timpano, batteria), Jonas Schoen (sax soprano e sax tenore, clarinetto, fagotto), Benjamin Weidekamp (sax alto, sax soprano, sax baritono), Otwin Zipp (trombone, contrabbasso), Jo Bauer (effetti sonori e rumori)

Regia, scene, ideazione luci: Robert Wilson
Direzione musicale: Hans-Jörn Brandenburg, Stefan Rager
Costumi: Jacques Reynaud
Co-regia: Ann-Christin Rommen
Collaboratore alla scenografia: Serge von Arx
Collaboratore ai costumi: Yashi Tabassomi
Drammaturgia: Jutta Ferbers, Anika Bárdos
Luci: Andreas Fuchs/Ulrich Eh
Assistente alla regia: Tanja Weidner/Magdalena Schnitzler
Direzione di scena: Harald Boegen, Rainer B. Manja
Suggeritore: Barbara Matte
Direttore tecnico: Stephan Besson
Direttore di produzione: Eric Witzke
Direttore sartoria/trucco: Barbara Naujok
Truccatrice: Ulrike Heinemann
Fonico: Axel Bramann
Fotografa: Lesley Leslie-Spinks

Prima assoluta: 27 settembre 2007 al Berliner Ensemble

Editore del testo originale: Suhrkamp Verlag, Frankfurt/Main
Editore musicale: Kurt Weill Foundation for Music, Inc., New York
Per gentile concessione di Barbara Brecht-Schall
Prodotto da Berliner Ensemble
Un progetto di Change Performing Arts in esclusiva per l’Italia

Visto a Reggio Emilia, Teatro Valli, sabato 11 dicembre 2010

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