Due o tre cose che so di me. Luciano Nattino si racconta

Luciano Nattino

Mentre si avvicina l’apertura del Salone del Libro di Torino (dal 14 al 18 maggio), consueta vetrina dell’editoria italiana, vi vogliamo fare oggi scoprire un libro piccolo piccolo, che racconta una storia teatrale per certi versi ‘di nicchia’, ma non per questo meno ricca ed affascinante.

Erano gli inizi degli anni ’70 del secolo scorso e già il teatro ci prendeva il cuore.
Non ricordiamo più lo spettacolo, ma ricordiamo il luogo: un piccolo teatro di Cantù, la nostra prima rassegna teatrale. Pochi soldi e tante idee; ci chiamavamo Teatro Gioco-Evento, e volevamo cambiare il mondo con il teatro.
Ecco dunque che ci sembrava logico chiamare a far parte del nostro progetto questa compagnia, che si chiamava Collettivo Gramsci e veniva da Asti.

Fu in quell’occasione che conoscemmo Luciano Nattino. Poi venne il Magopovero e dopo ancora Gli Alfieri, ma lui, Luciano Nattino, ha accompagnato sempre il nostro cammino teatrale.


Oggi Luciano ha 66 anni e ha la SLA, ma caparbiamente, sulla sedia a rotelle e con la sola forza dei suoi grandi occhi, continua a costruire spettacoli, splendide utopie, come l’ultima, che abbiamo visto due anni fa ai Teatri del Sacro di Lucca: “Dio e la manutenzione dell’asina, in viaggio lungo la via Francigena con Géraldine”, poetico diario di un viaggio lungo l’antica via Francigena, fatto da un uomo, Claudio Zanotto Contino, insieme alla sua asina Geraldina.

Proprio in questi giorni è uscito un libricino preziosissimo, curato da Massimo Barbero, “Due o tre cose che so di me”, in cui Luciano ripercorre in prima persona la sua vita artistica, dalla fondazione, insieme ad Antonio Catalano, del Magopovero, all’esperienza fondativa del Festival di Asti, sino alla creazione utopica, nel 1994 (dopo anni di restauri), della Casa degli Alfieri: sulla cima di una collina del Monferrato lavorano un gruppo di artisti (gli Alfieri) circondati da vigne e boschi con sala teatrale, abitazioni per i soci, sale riunioni, uffici, parco, teatro all’aperto. Un centro studi che ci onoriamo di avere contribuito a realizzare, e la creazione di una vera e propria Factory, oltre alla collaborazione con il Teatro degli Acerbi, che continua tutt’ora.

Questo piccolo libercolo di 58 pagine, pubblicato dalle edizioni La Bibbia dei Semplici, ha come sottotitolo “Il mio incontro con il teatro”, mentre il sorriso luminoso di Luciano accoglie festoso il lettore, spronandolo alla lettura della prefazione di Nando Dalla Chiesa, suo compagno di università.

La narrazione libera, commovente e incalzante ci invita a ricordare alcuni spettacoli fondamentali del teatro italiano: da “Pietre”, con uno strepitoso Tonino Catalano del 1978 , a “Moby Dick” del 1980, da “Galileo” e “Scaramouche” a “Van Gogh”, del 1987, forse il suo capolavoro, con gli spettatori che avvolgevano la meravigliosa e disperata avventura umana del grande pittore olandese.
E poi il curiosissimo gioco, per pochi spettatori, “Il valzer del caso”, “Creature” e “Il vecchio e il mare”.

Nel ‘94 avviene anche lo straordinario incontro con Judith Malina, che da poco ci ha lasciato, attraverso lo spettacolo “Maudie e Jane”, in cui Lorenza Zambon – che con Catalano e lo scenografo Maurizio Agostinetto hanno sempre seguito Nattino – crea uno strepitoso duetto con la creatrice del Living Theatre.
Il libro, un coraggioso viaggio in 45 anni di teatro italiano, giunge sino ai nostri giorni, un tempo presente in cui Nattino, nonostante la malattia, continua pervicacemente ad inventare storie incantevoli, condividendole con chi premurosamente gli sta intorno, a cominciare dalla moglie Alba, con cui si è sposato da poco.
Un viaggio tra speranze, delusioni, sogni, vittorie e sconfitte di una generazione che voleva cambiare il mondo con il teatro e che forse, anche se solo in parte, ci è riuscita.

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