Eco, o come passare dall’hardware al software. Intervista a Pietro Babina

Eco Project

Eco Project“Niente applausi, niente applausi! Signore e signori, l’uomo che avete di fronte è appena lo strumento, il modesto strumento di facoltà oscure e forze abissali, facoltà e forze acquattate dentro ognuno di noi, forze che questa sera ridesteremo con l’ipnosi. Qualcuno potrebbe rimanere profondamente turbato da questo esperimento. I più impressionabili sono quindi invitati a proseguire la loro serata al bingo o al bar; chi invece non si lascia intimorire si prepari, è ora di aprire le danze!”

E’ l’incipit di uno degli spunti che i due scrittori coinvolti nel progetto Eco da Pietro Babina hanno scritto, in un fluxus creativo che prosegue giorno dopo giorno, creando una storia che poi attori e regista interpretano, dando origine ad alcuni episodi teatrali. In un’ideale scansione temporale su base mensile, nella prima parte del mese si raccoglie lo spunto drammaturgico, poi verso la fine si va alle prove e si mette in scena quello che viene ritenuto di rilievo. Dov’è la particolarità?

Semplice. Tutto questo avviene online, sotto gli occhi di chiunque, prove comprese. Il pubblico, giorno per giorno, legge i dialoghi e gli spunti di testo che Chiara Lagani e Jonny Costantino postano sul blog e, a fine mese, possono guardare le prove trasmesse in streaming live. Insomma gli scrittori, gli attori, il regista e il pubblico si incontrano a teatro per assistere dal vivo alla “serie teatrale” prodotta da Eco, con la particolarità che il teatro è virtuale e per seguire il progetto basta cliccare qui.

Più che una creazione volta ad una produzione spettacolare Eco è quindi un progetto di ricerca e indagine sulla scrittura drammaturgica per il teatro, cinema e audiovisivi, interoperativo e intercreativo online, che si basa sull’uso di vari mezzi e di internet come piattaforma di condivisione tra i vari agenti. Ne abbiamo parlato proprio con Babina, al suo primo progetto sperimentale dopo la conclusione della sua personale esperienza all’interno del contenitore artistico di Teatrino Clandestino.

Pietro, ma come è venuta l’idea di utilizzare internet e quali sono le ragioni profonde di questo progetto?

I motivi sono due. Sono sempre stato appassionato di tecnologia applicata agli ambiti creativi, avendo però sempre lavorato sul lato hardware: le videoproiezioni e la tecnologia in scena. Ultimamente però sto rivolgendo la mia attenzione al software, e sull’impatto che ha sul linguaggio e sull’immaginario, sul rapporto fra tecnologia e prodotto.
Il secondo motivo, inutile nasconderlo, sono i tempi oscurissimi e tremendi per il teatro che stiamo vivendo, senza un’economia vera e propria se non quella generata intorno a prodotti di un certo tipo, finalizzati alla commercializzazione. In questo sistema l’aspetto della ricerca è totalmente annullato, votato a scampoli di sopravvivenza, spesso nell’oscurità. Il progetto Eco è quindi una strada per fare ricerca teatrale cercando un modo per essere visibili, in un contesto senza i vincoli di tempo legati alla produzione, con rincorse verso questo o quel festival, e mallevati da problemi diversi da quelli del fatto artistico.

La domanda allora sorge istantanea e spontanea. Come si finanzia tutto questo?
Beh’, il tema esiste assolutamente. Attualmente siamo in autofinanziamento da parte di chi collabora, ma la cosa particolare è che comunque non c’è un vero e proprio “cash”. Diciamo che abbiamo chiesto ai partner di appoggiare prima di tutto il progetto dal punto di vista comunicativo. Ad alcuni è stato chiesto un appoggio tecnologico. Al Comunale di Casalecchio, ad esempio, la sala prove. A Baco la linea per trasmettere. A Lepida tv la disponibilità per lo streaming, il podcasting delle strasmissioni e le riprese vengono poi mandate sul canale 118 del digitale terrestre [da venerdì 21 gennaio h. 21,30/22,30 ndr]. Devo ovviamente anche ringraziare Fanny&Alexander per l’appoggio pratico e un grazie vero va non solo a Chiara e a Costantino di Rifrazioni che stanno lavorando gratuitamente, ma anche ai due attori Francesca Mazza e Mauro Milone. Lo sforzo che stiamo cercando di fare è proprio quello di riconoscere, almeno a loro, un cash per le prestazioni.

La piattaforma internet evoca scenari di interattività, di realtà aumentata. Da questo punto di vista il vostro progetto che contenuto innovativo propone?
Diciamo che oltre a quanto il visitatore del sito del progetto può trovare in termini di materiali disponibili, c’è un blog che funziona come piattaforma aperta e, di tanto in tanto, laboratori di discussione finalizzati proprio alla realizzazione del progetto. Quello che tengo a dire è che proprio l’idea di messa in scena vuole basarsi su un’implicita possibilità di ragionare su una realtà aumentata. Insomma, prima lavoravo più alla presenza della tecnologia in scena, ora mi interessa più l’impatto della tecnologia sulla creazione drammaturgica. Detta così pare una cosa astratta, ma non lo è. Facciamo un esempio a titolo puramente esemplificativo, che riguarda il problema della scenografia multipla che è possibile creare con dei menu oggettuali. Se nel testo vengono evocati oggetti, situazioni, luoghi, lo spettatore – di suo – potrà aprire dei menù che contengono delle scelte interattive di natura evocativa. Esempio: prendo un bicchiere. Che tipo di bicchiere. Ecco il menù con cui lo spettatore può mentalmente creare la sua scenografia senza che questa materialmente debba occorrere. Insomma è possibile creare cose di grande interesse senza bisogno che siano veramente in scena e lavorando sull’interattività con lo spettatore. Spero questo esempio minimale possa instradare sul tipo di ragionamento.

Chi vuole seguire il progetto nel suo evolversi, cosa deve fare quindi?

La trasmissione in streaming avviene tre giorni al mese, a conclusione delle sessioni di scrittura. A fine mese ci si trova in sala prove e le prove sono trasmesse live. Queste sono disponibili in podcast e, frazionate in puntate da un’ora, sono trasmesse sul canale televisivo. Poi ci sono incontri e altro ancora, che sta nascendo giorno dopo giorno, come il laboratorio di drammaturgia a Ravenna. Insomma il cuore di questa idea è di dare visibilità alla processualità che c’è dietro un lavoro teatrale. L’impegno era quello di mettere in moto una macchina di pensiero e costruire un luogo di visibilità di un certo ‘fare teatro’, che potesse permettere ad una fascia di pubblico molto più ampia di fruirne. Molti sono interessati a vedere cosa c’è dietro le quinte, ed Eco dà questa possibilità. E’ un progetto che forse potrà diventare un evento spettacolare, ma per ora non ha questo obiettivo, quanto piuttosto quello di resistere a questa ondata di oscurantismo, cercando di strutturare progetti che non si finanzino solo col Fus.

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