Edfringe 2012: lettere dalla Scozia firmate Sanpapié

I'm son - Sanpapié

I’m son – Sanpapié

376 pagine di programma. Praticamente un libro da ombrellone, da leggersi con calma godendosi le due sacrosante e canoniche settimane di ferie che ogni bravo cittadino medio che si rispetti fissa ad agosto ogni anno, crisi permettendo.
Ma queste 376 pagine non sono da godersi con calma e relax: sono da divorare, analizzare, godere e scannerizzare pagina per pagina. In special modo se sei un teatrante e invece di essere sotto l’ombrellone in costume sei in giacca a vento in un caffè di Edimburgo, correndo tra uno spettacolo e l’altro, con lo zaino carico di cartoline promozionali – tue e di altri 1856 colleghi – per non disperdere neanche una goccia del concentrato di energia che è il Fringe Festival di Edimburgo.

Tra una cosa e l’altra sono ormai quattro anni che arriviamo da queste parti, e la città è sempre più familiare, più amica. Quattro anni in cui Edimburgo la si è vista in pieno Fringe, con milioni di persone che la percorrono da una parte all’altra e colori da tutto il mondo che la riempiono. Ma anche in pieno inverno, con la neve alta fino al ginocchio e gli scozzesi che, per non sbagliare, invece di gridare all’emergenza neve e allo scandalo dell’intervento ritardato abbassano la serranda del negozio e tanti saluti a tutti. Edimburgo (o Edinburgo?) rimane una città decisamente bella: nobile, pulita, verdissima, a misura d’uomo, con il mare e i gabbiani che strillano volando radenti sui parchi, dove al primo raggio di sole tutti corrono a giocare a qualsiasi cosa basta che si stia a torso nudo, mentre gli scoiattoli ti corrono letteralmente in mezzo alle gambe e tu, che a parte Cip e Ciop non ne avevi mai visto uno, ti convinci che sei finito ad Hogsworth (che tra l’altro non è poi lontanissima).
Poi c’è il Fringe, il più grande festival d’arte al mondo, con il suo programma 2012 da 376 pagine, 378 teatri o venues, e 2000 e più spettacoli concentrati dal 3 al 27 agosto 2012.

Comincia da qua il nostro “reportage” scozzese per raccontare le esperienze che s’incrociano in questo “delirio colorato” che è il Fringe Festival.
Noi siamo i Sanpapié, compagnia di teatro-danza di Milano, e siamo di nuovo qui dopo 4 anni in cui abbiamo trovato, in questa città, ascolto, confronto e tanti stimoli per il nostro lavoro. Il nostro ultimo spettacolo, “Io Sono Figlio”, è in scena dal 16 al 25 agosto al Dance Base, il teatro della danza all’interno del programma del Fringe, nell’ambito di un progetto triennale di valorizzazione della danza contemporanea italiana, promosso dal Mibac in collaborazione con l’Istituto di Cultura Italiano di Edimburgo, che vedrà 15 compagnie italiane esibirsi sui palchi del Dance Base dal 2012 al 2014.Le prime 5 compagnie, dell’edizione 2012, siamo appunto noi Sanpapié con “I am Son” (per gli anglofoni), Paola Bianchi con “Duplica”, Chiara Frigo con “Suite Hope”, Silvia Gribaudi con “A corpo libero” e Alessandro Sciarroni con “Joseph”.

L’intento di questo “Diario di bordo” è quello di raccontare, tramite piccole interviste video e parole messe insieme con un qualche senso, quello che succede nel trovarsi immersi in un gioco così grande com’è il Fringe. E per farlo ci sembra giusto parlare di noi e dei nostri “compagni” in tricolore, per raccontare come se la passano i tanti artisti italiani che vengono qui a cercare successo di pubblico, ottime critiche, nuove repliche e ulteriori contatti, o in generale qualsiasi considerabile opzione per il futuro.

Per la cronaca, il programma ufficiale del fringe dice che di spettacoli italiani ce ne sono 12, compresi i 5 di cui sopra. Oltre ai già citati troviamo Babygang con “Noi Non Siamo Qui – We are not here”, Cristian Ceresoli / Silvia Gallerano con “La Merda – The Shit”, Tom Corradini con “Superheroes”, Francesca Selva con “Sulle Labbra tue dolcissime”, Sunflower theatre con “Adele’s Heart”, Luca Villani con “From Bach to Piazzolla”, Sineglossa con “Remember me”, Scotia teatro con “Shirtwaist” e Carlo Jacucci con “Vitamin”.
Nei prossimi giorni andremo a incontrarli, per scambiare due chiacchere e farci raccontare come vanno le cose, che impressioni hanno avuto, il rapporto col pubblico e con la critica, se le opzioni per il futuro si stanno aprendo davvero… insomma, se ne valeva la pena oppure no. Perché in fondo, la domanda che resta è sempre questa: “ne è valsa la pena?”

To be continued…
 

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