L’Elektra fin troppo minimalista di Michael Thalheimer

L'Elektra di Michael Thalheimer
L'Elektra di Michael Thalheimer

Christiane von Poelnitz (Elettra) e Catrin Striebeck (Clitennestra) per L’Elektra di Michael Thalheimer (photo: Georg Soulek – Burgtheater)

Una gigantesca fessura nel muro, in legno grigio, a coprire il boccascena. E’ tutta qui la scenografia, firmata da Olaf Altmann, scelta dal regista tedesco minimalista-hardcore Michael Thalheimer per la sua seconda messinscena al Burgtheater di Vienna (ancora in scena il 21, 25 dicembre e 2, 15 e 24 gennaio): parliamo dell'”Elektra” di Hugo von Hoffmannsthal nella originale versione in forma di tragedia (la prima risale al 1903, diretta a Berlino da Max Reinhardt), poi servita come base per la rielaborazione del libretto che ha dato vita alla celebre opera di Strauss.

Elettra, interpretata da una grintosissima Christiane von Poelnitz, fra le attrici predilette dal regista Matthias Hartmann, emerge dalla fessura rompendo un infinito silenzio: “Sola. Son sola” afferma. E lo spettacolo potrebbe concludersi qui.
Al termine del lunghissimo monologo qualche spettatore ottimista spera in un cambio di scena, qualche cenno di vitalità che imprima un ritmo, un barlume d’azione alla messa in scena. Solo le luci concedono, a tratti, qualche estemporanea variazione, ma niente di più.

La scenografia, il muro, la fessura, tutto resta immutato. E dunque tutti gli incontri – fra Elektra e Chrysosthemis, Elektra e Klytämnestra, Elektra ed Orest, Elektra ed Ägisth –  avranno luogo in questa ferita, in questa specie di vagina murata dove, a fatica, entrano appena due attori.

Un’impianto scenico che, se inizialmente riesce a far leva su un’impressione claustrofobica, alla lunga tende a diventare estremamente vincolante e noioso, costringendo gli attori ad una recitazione frontale e lasciando poco spazio (in ogni senso) al racconto e alle emozioni (pretesa quasi oscena in un contesto di tale rigidità). Assistiamo ad un unico, fugace, momento di rilievo, da questo punto di vista: quello in cui Clitennestra accarezza e bacia la mano di sua figlia, assetata di sangue e vendetta, mentre con agghiacciante precisione si definiscono tutti i dettagli di una morte violenta.

Le note di Soap&Skin (progetto della musicista austriaca Anja Franziska Plaschg) sono molto suggestive ma, in questo quadro, appaiono come un corpo estraneo, elemento esclusivamente decorativo.
Dopo settanta minuti è tutto finito. Gli spettri cedono il posto alla delusione.

ELEKTRA
regia: Michael Thalheimer
scene: Olaf Altmann
costumi: Katrin Lea Tag
musiche: Bert Wrede
luci: Friedrich Rom
drammaturgia: Klaus Missbach
Elektra: Christiane von Poelnitz
Klytämnestra: Catrin Striebeck
Chrysothemis: Adina Vetter
Ägisth: Falk Rockstroh
Orest: Tilo Nest
durata: 1h 10′

Visto a Vienna, Burgtheater, il 27 ottobre 2012

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