L’attualità spazio-temporale di Eli Commins. 1^ parte

Eli Commins
Eli Commins

Eli Commins (photo: Anouck Durand)

“A sinistra c’è il Messico, a destra l’Arizona, Stati Uniti. Nel mezzo la frontiera: il deserto del Camino Del Diablo. Potete scegliere dove andare”. Istintivamente mi dirigo a sinistra. Diventa subito, ne sono consapevole, un fatto politico. Non nutro particolari antipatie per gli Stati Uniti, ma scelgo il Messico. Mi accomodo nella fila di sedie sistemate lungo la parete, assieme agli altri pro-messicani. Sull’installazione di schermi in alto, in diagonale davanti a noi, vengono proiettate delle  immagini da Google Map. Localizzano dove ci troviamo. Ne seguono altre, colorate, vivaci, festive, violente, tempestose. In sovrimpressione scorre il tempo: con data, 1° aprile, minuti e secondi. Si fermerà solo al 22 luglio, data della performance.

Tre attori, in piedi davanti a postazioni computer, leggono in simultanea tweets postati da alcune persone, qui, in Messico, e dall’altra parte del deserto, in Arizona. Suoni e voci pre-registrate provengono da vari punti della sala. Sugli schermi ‘statunitensi’ intravedo scorrere altri video, diversi. Tutto si riferisce a un fatto di cronaca, l’omicidio del ranchero Robert Krentz, vicino al confine, in Arizona. La sua morte ha scatenato negli Stati Uniti la caccia al clandestino messicano e provocato l’inasprimento delle misure per impedire l’attraversamento del deserto dei messicani verso gli Usa, spesso solo un viaggio della morte.

Sono immersa nel dispositivo della performance teatrale “Breaking/Miranda Warning”, progetto interattivo e multimediale ideato e creato dall’autore e regista (esperto di storia degli Stati Uniti) Eli Commins, in collaborazione con l’artista visivo Stéfane Perraud e presentato nell’ambito del festival Théâtres du Globe al Centre national des écritures du spectacle La Chartreuse, a Villeneuve-lez-Avignon, in Francia, lo scorso luglio.

“Breaking/Miranda Warning” segue “Breaking/Anchorage”, “Breaking/Teheran”, “Breaking/Haiti”. “Breaking” citazione e rottura di “Breaking news”: ricerca della possibilità, da parte del teatro, di riappropriarsi di un evento della realtà immediata e riproporlo, interrogando la realtà stessa e lo spettatore secondo categorie di verità che solo la finzione può contenere. Un paradosso. Vero e falso.
Le nuove tecnologie digitali sono lo strumento principale per questa esplorazione.

Quando sugli schermi appare il 24 aprile decido di attraversare il deserto. Entro negli Stati Uniti. Voglio capire anche cosa succede da questa parte. Il discorso, qui, nei video, si fa politico. Parla la governatrice dell’Arizona. Siamo ad una fiera di bestiame. Tempeste di sabbia segnano il tempo. Perlustrata ai raggi infrarossi dei poliziotti, la notte del deserto fa ancora più paura.
Quando l’ultimo tweet – di pochi minuti fa – viene letto, so che la performance è stata un’esperienza artistica e umana notevole. Pur mancando in alcuni momenti di leggibilità – molti gli elementi in simultanea – ha composto un racconto documentario-teatrale di una realtà complessa e dura, straordinariamente fuori dagli stereotipi a cui potremmo essere assuefatti. Un racconto dotato di una singolare forza emotiva.
Trascorrono alcuni giorni.
Via un’altra tecnologia, Skype, incontro in videochiamata Eli Commins.

– fine prima parte –

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