Emanuela Dall’Aglio e le Storie sulle spalle… per i più piccoli

Rosso Cappuccetto
Rosso Cappuccetto

Così come avviene nel teatro di ricerca, anche nel teatro ragazzi esistono spettacoli che, coordinati tra loro per stile o argomento, formano delle vere e proprie trilogie. Se da una parte possiamo ad esempio trovare la Trilogia del tavolino di Rita Frongia (di cui abbiamo parlato qualche mese fa), dall’altra possiamo assistere, nell’ambito del teatro rivolto alle nuove generazioni, alla trilogia di “Storie sulle spalle” di Emanuela Dall’Aglio.
Dall’Aglio è artista a tutto tondo, figlia d’arte, scenografa, collaboratrice per tanti anni di Armando Punzo, autrice fra tanti altri del bellissimo progetto “IMnatura” in cui ricostruiva in parchi e giardini un percorso di immaginario animalesco, affascinante e pieno di suggestioni.

“Storie sulle spalle”, ospite dell’Impertinente Festival di Parma dedicato al teatro di figura, consta della inusuale proposta scenica di tre fiabe: “Rosso Cappuccetto“, “Gretel e Hansel” e “ Gianni e il Gigante”, che sono raccontate direttamente sul corpo della narratrice, utilizzando il teatro di figura in modo immaginifico, evocato su una grande gonna che l’avvolge. Su di sé prendono quindi vita personaggi, oggetti, avventure e incantesimi d’ogni sorta.

Ogni spettacolo è preceduto dalla spiegazione, da parte di una sorta di inserviente (Gallina Cicova), di un fantomatico museo delle fiabe, che propone ai piccoli spettatori gli oggetti più significanti della storia. Qui, nel museo Once Upon a Time, esperti ricercatori del RRFO (Recupero Reperti Fiabe Originali) da anni hanno il compito di raccogliere gli oggetti smarriti all’interno delle fiabe. Ecco dunque che per “Cappuccetto Rosso” Gallina Cicova mostra le fragole raccolte dalla bambina nel bosco, il cestino preparato per la nonna con bottiglia di vino e focaccia calda, il sasso da autodifesa da lupo, scheggiato con tanto di macchia rossa, e la succulenta torta di mele. In questo modo i bambini sono già introdotti nella “pancia” della fiaba.
Inizia poi il vero e proprio spettacolo: Emanuela, con le fattezze di una montagna, narra la celebre storia utilizzando – per narrarla direttamente su sé stessa – i pupazzi dei personaggi principali, plasmati in varie misure, a seconda dei casi.
Di diversa natura è costruito solo il cacciatore, reinventato attraverso una sagoma-corpo e una maschera posta sopra le gambe della narratrice. Le voci dei personaggi, a eccezione dei ruoli interpretati dal vivo, interagiscono con altre registrate e con suoni di atmosfere e musiche che sottolineano anche in modo ironico i vari passaggi (il progetto sonoro e la regia sono curati da Mirto Baliani).
Ne sortisce uno spettacolo che mescola con accortezza tutti i linguaggi del teatro di figura, dai pupazzi alle maschere alle ombre, in modo assolutamente originale e composito.


Ciò avviene anche in “Gretel e Hansel” (i nomi anche qui volutamente riposizionati) dove ancora una semplice gonna, complici le musiche e i suoni di Baliani, si trasforma in mondi incantati, dominati da una strega rappresentata dall’artista in carne ed ossa, che esce all’improvviso con grande incanto orrorifico degli spettatori.
Rispetto alla semplicità dello spettacolo precedente, vi è qui una maggiore spettacolarizzazione della narrazione, con tanto di effetti speciali che rendono molto cinematografica la resa della fiaba, con un sipario sotto e sopra dentro il quale si aprono gli scenari principali del racconto.
Gallina Cicova questa volta mostra sassolini bianchi, la scarpa della strega, il biscotto-mattone della casa stregata e l’ossicino del ragazzo che inganna la vecchia.

Gianni e il Gigante

Gianni e il Gigante

Infine in “Gianni e il gigante”, fiaba tra l’altro poco conosciuta e praticata dalla scena, ultimo della trilogia, lo spettacolo si fa ancor più complesso: vi è sempre la grande gonna su cui si dipana la vicenda del piccolo coraggioso sarto che vive in una piccola città minacciata dai giganti, ricostruita nei minimi particolari addosso alla narratrice (nella creazione coadiuvata da Veronica Pastorino); ma i due giganti antagonisti si materializzano, uscendo dall’ammasso di stoffa, infine sconfitti per mezzo dell’astuzia del piccolo protagonista, con risultati di grande impatto emotivo.
Le tre creazioni, prodotte dal Teatro delle Briciole, rappresentano un unicum non solo nel teatro ragazzi italiano, ma nel teatro di figura tout court che, utilizzato in tutte le sue forme possibili, si manifesta come linguaggio autonomo, capace di reinventare la scena in modo originale e innovativo.

ROSSO CAPPUCCETTO
un progetto di Emanuela Dall’aglio
regia Mirto Baliani, Emanuela Dall’aglio
costume e oggetti di scena e interpretazione Emanuela Dall’aglio
musiche e suoni Mirto Baliani
produzione Teatro delle Briciole

età: dai 3 anni

GRETEL E HÄNSEL
Un’idea di Emanuela Dall’aglio
regia Mirto Baliani e Emanuela Dall’aglio
produzione Teatro delle Briciole

età: dai 4 anni

GIANNI E IL GIGANTE
ideazione e regia Emanuela Dall’aglio
collaborazione artistica Mirto Baliani
con Emanuela Dall’aglio
e la partecipazione di Veronica Pastorino
costumi e oggetti di scena Emanuela Dall’aglio
con la collaborazione di Veronica Pastorino
musiche e suoni Mirto Baliani
ideazione luci Emiliano Curà
assistente alla produzione Jessica Graiani
produzione Teatro delle Briciole

età: dai 4 anni

Visti a Parma, Impertinente Festival, il 28 marzo 2019

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