Emma Dante: il teatro e la morte. Intervista

Emma Dante

Emma Dante

Abbiamo incontrato Emma Dante per la videointervista che proponiamo oggi nei camerini dell’Astra di Torino, in occasione del Festival delle Colline Torinesi, che ha programmato “Operetta Burlesca” nell’edizione da poco conclusasi.

Sono passati due anni dall’intervista al CRT di Milano, registrata durante la tournée della “Trilogia degli occhiali“, e quattro da quella al Mercadante di Napoli su “Le Pulle”. Numerologia a parte, questi salti temporali in tutti i casi hanno portato nella vita dell’artista altre esperienze: solo per menzionare quelle mediaticamente più note, la regia lirica per la Scala, il passaggio al cinema con il successo di “Via Castellana Bandiera“…
Esperienze che hanno arricchito, portato conoscenze, tremori, l’ansia delle grandi sfide.

In attesa dell’esperienza Usa che la vedrà, dal 3 al 5 settembre, al Department of Theater della Ohio State University, ha al momento due spettacoli in tournée per le sale italiane, “Le sorelle Macaluso“, una macchina scenica ad orologeria, capace di indagare con forza e intensità il rapporto con la morte e l’aldilà, con un laico animismo che porta a scandagliare le paure più oscure; e “Operetta Burlesca”, un lavoro su un tema sempre presente nella ricerca della regista siciliana, ovvero la difficoltà di vivere liberamente l’identità di genere e l’ibridazione come dimensione autentica dell’individuo, in un’Italia intesa come metafora della periferia, lontana dall’incontro possibile con la civiltà dell’accoglienza.

Operetta burlesca presentata al Festival delle Colline Torinesi

Operetta burlesca presentata al Festival delle Colline Torinesi (photo: Andrea Macchia)

“Operetta burlesca” già dalla scena richiama alcune soluzioni adottate ne “Le Pulle”, qui e lì affiora Michelle e gli altri appunti della Dante che, come da un unico grande taccuino, vengono fuori, si intrecciano, ritornano. Forse non risolutiva e risolta come riflessione su un tema a più riprese indagato, ma sicuramente un punto di partenza interessante per una discussione centrata questa volta su una delle questioni cruciali del teatro: il rapporto fra il pubblico e la creazione nello spettacolo dal vivo, l’educazione e la diseducazione del pubblico a confrontarsi con la scena e le sue emozioni, lette come paura di mettersi profondamente in gioco ed essere capaci di soffrire, di porre a nudo le proprie debolezze riflesse sul palcoscenico.

Il nostro dialogo con la Dante si focalizza tavolta su queste tematiche, che continuano a ritornare come ossessioni della coscienza irrequieta.
Ne viene fuori il senso di incompletezza, provvisorietà e timore di soffrire che attraversiamo, e che così profondamente condiziona il vissuto quotidiano, dal lavoro al privato.
E il teatro può aiutare?
Forse.
Ad aver meno paura di vivere o meno paura di morire?
Se lo chiedeva anche Amleto.  

 
 

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