Enzo Cosimi: un “Calore” che dura da trent’anni

Calore - Enzo Cosimi

Calore – Enzo Cosimi (photo: teatrocomunaleferrara.it)

Una nascita meravigliosamente inconsapevole e un’adolescenza ingordamente scontrosa animano “Calore”, l’abbagliante lavoro che il coreografo romano Enzo Cosimi portò in scena per la prima volta proprio trent’anni fa (quando anch’egli era uno degli interpreti), e che oggi è stato riallestito al Teatro Comunale di Ferrara, grazie al progetto RIC.CI (Reconsruction Italian Contemporary Coreography anni Ottanta Novanta) ideato dal critico Marinella Guatterini e finalizzato alla creazione di una memoria storica della migliore coreografia italiana degli anni ’80 e ’90.

Le dimensioni della nascita, dell’infanzia e dell’adolescenza attraversano l’opera a più livelli, non soltanto caratterizzandone l’atmosfera vitale, carnale e luminosa, ma consentendoci di collocare il lavoro sia in rapporto al tempo passato che a quello presente.
Se nel 1982, infatti, “Calore” costituiva l’atto di nascita di uno dei più potenti e convincenti autori italiani di danza contemporanea, oggi, nonostante i trent’anni trascorsi, l’opera dimostra di possedere l’autenticità, l’essenzialità e l’energia inesausta del ‘modello’, del frutto, cioè, di una sensibilità tanto focosa quanto intelligente, capace di presentare in scena un corpo desiderante, voglioso e incoercibile senza mai scivolare nella gratuità della provocazione sciocca, nella restituzione didascalica di una condizione o nel pressapochismo di un gesto fintamente quotidiano e ribelle.


Ecco allora che, nell’equilibrio sottile fra rigore compositivo della scrittura scenica (proprio per mutuare la formula del principale mentore della versione del 1982, Giuseppe Bartolucci) e vigore dionisiaco del corpo, nel chiarore rovente di una scena in cui al rilassante turchese del fondale fa da contrappunto il giallo sugoso dei limoni sparsi a terra, i quattro giovani protagonisti, due uomini e due donne, compiono un percorso a ritroso fino all’infanzia e, poi, verso l’adolescenza.
Doppia coppia calata in una sorta di novello paradiso terrestre, in cui l’aria si lascia attraversare da cinguettii, vagiti di neonato ma anche dalla percussività violenta della musica punk, i corpi dei danzatori assorbono e riverberano diversi stati di esistenza, tutti caratterizzati da un senso di scoperta primigenia e aurorale, ma anche da una volontà da subcultura giovanile di fare tabula rasa, ribellandosi una dimensione ‘adulta’ sentita, forse, come oppressiva e moribonda.

E’ in questo Eden di bambini teppisti che il gesto danzato, talvolta quotidiano e grottesco, talaltra tecnicamente rigoroso, consente alle visioni di Cosimi di prendere vita: appare così l’animalità di cuccioli aggressivi e buffi che, a quattro zampe, abbaiano l’uno contro l’altro; l’ebetismo dello scherzo sciocco, dell’imitazione ridicola dell’altro e della risata maniacale; l’appetito della scoperta sessuale, del bacio convulso e dei corpi aggrovigliati.
E, per finire, la vera ‘rivoluzione’, il rovesciamento di qualsiasi ordine imposto dal mondo adulto e castrante, la frenesia di una generazione che fa di una festa dissennata e infantile il proprio non-manifesto, mettendo in scena un party sfrenato e rigeneratore in cui ci si desidera fra coccarde rosso fiammante, frisbee multicolori e animali di peluche.

Il meccanismo drammaturgico dell’azione procede in maniera serenamente inarrestabile, consentendo ai giovanissimi interpreti (ventenni come quelli della versione originale) di acquisire ciò che lo stesso Cosimi ha definito lo ‘stato mentale’ del lavoro, declinandolo ognuno secondo la propria individualità: dall’assertività puntigliosa e brava di Riccardo Olivier, alla sensualità acida ed enigmatica di Francesca Penzo; dalla prestanza di Francesco Marilungo, che si aggruma forse più nell’espressività dello sguardo che non nei muscoli, al candore birichino di Alice Raffaelli.

Atto di nascita violento e sublime, grido doloroso e rampante di chi viene al mondo, “Calore” è un esempio nobile e ispirato di una danza contemporanea da ricordare e su cui riflettere, senza che il tempo ne cancelli la memoria privandoci della possibilità di costruire un pensiero su di essa.

Calore
regia, coreografia, scena, costumi: Enzo Cosimi
musiche: Branca, Britten, Liquid-Liquid, Watson, musica popolare africana a cura di Enzo Cosimi
disegno luci: Stefano Pirandello
con: Alice Raffaelli, Francesco Marilungo, Riccardo Olivier, Francesca Penzo
durata: 45’

Visto a Ferrara, Teatro Comunale, il 29 marzo 2012

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