La non-scuola delle Albe: un’eresia della felicità!

Eresia della felicità a Venezia

I ragazzi insieme a Marco Martinelli (photo: Marco Zanin)

Sono i ragazzi della non-scuola di Venezia; sono più di sessanta ed è il rumore dei loro passi a far vibrare la sala. Arrivano dalla terraferma e dal centro storico, sopravvivono al diluvio, passano attraverso l’inferno, snobbano il paradiso e arrivano al Teatro Aurora di Marghera.
Che sia il teatro la terra promessa che stanno cercando? D’altra parte, qui, sembrano e sembriamo starci tutti così bene, stretti stretti (la sala è pienissima), principi e principesse – come teorizzava Berne, puri e impuri – come scriveva Majakovskij, italiani e stranieri – come effettivamente ci sentiamo.

Indossano una t-shirt gialla “cucita con tre metri di tramonto”e stivali di gomma colorata che raccontano di isole e penisole, di mareggiate e di chi, insomma, in qualche modo se la deve pur sempre cavare.
É una grande emozione sentirli marciare alle spalle, vederli conquistare la sala con tanta foga e trovarsi in un attimo accerchiati dai loro sorrisi.
Non un esercito ma un coro, che ha talmente voglia di fare sentire la propria voce da non fermarsi neppure quando l’ha consumata quasi del tutto.
Non uno spettacolo ma un incontro: tra isola e terraferma, tra liceo e istituto tecnico, tra scuola e teatro, tra adolescenti e teatro in teatro.
Non una messa in scena del Mistero buffo di Majakovskij ma una messa in vita – come racconta Marco Martinelli -, che i ragazzi hanno prima spogliato e poi rivestito con improvvisazioni, fantasia e i loro modi di dire e fare quotidianità, mescolando italiano, dialetto veneto, rumeno, turco, marocchino, slavo, russo, bengalese.

Una prima volta nel nord-est per la non-scuola del Teatro delle Albe che, dopo avere rotto i muri invisibili dell’isolamento nel sud del paese e in lungo e largo per il mondo, sovverte anche qui regole e caos, dando spazio a nuove potenzialità che il teatro tiene insieme come un nuovo continente.


Sei mesi di lavoro parallelo tra Venezia e Asseggiano per Martinelli, Roberto Magnani e Laura Redealli, attori e guide non-scuola, che ha coinvolto non solo i ragazzi che volontariamente hanno aderito al laboratorio, ma anche insegnanti, operatori comunali, genitori e la Fondazione Venezia che, grazie alla tenace Cristina Palumbo – consulente e organizzatrice teatrale – ha voluto e sostenuto il progetto, e in ultima istanza anche il Teatro Aurora di Marghera e il Goldoni di Venezia, dove le due squadre si sono finalmente unite e i “tumultuosi si sono fatti attenti e le silenziose si sono scatenate”.

Una nuova “Eresia della felicità”, che evoca il progetto presentato la scorsa estate al festival di Santarcangelo e che anche qui, come allora, emoziona veramente tutti. È la loro bellezza, di adolescenti ribelli dalle vocine stridule ed esuberanti, instabili e febbricitanti che gridano a più non posso i versi di Majakovskij, Baldini e Zanzotto, a regalare un senso di pienezza inaspettato. Tanto da dire: come è vivo il teatro questa sera, come è magnificamente malato!

E dopo Venezia, ieri sera a Ravenna la “Fanfara non-scuola”, melodia composta dal trombettista e attore Simone Marzocchi, ha dato al via festival della non-scuola, che ha visto nella sua prima serata “Teste tonde e teste a punta”, tratto dall’omonimo testo di Bertolt Brecht, esito del laboratorio con i ragazzi del polo universitario di Ravenna. L’opera, una delle meno esplorate del drammaturgo tedesco, è un’apologia contro il nazismo, in chiave marxista, secondo cui la dittatura hitleriana è stata un mezzo della classe ricca dominante per superare la crisi economica e mantenersi al potere.

Stasera, venerdì 13 alle ore 21, gli studenti del liceo classico Dante Alighieri e dell’istituto magistrale Margherita di Savoia metteranno in vita sul palco del Rasi “Donne al parlamento”, liberamente tratto dal commediografo greco Aristofane.
Sempre oggi ma alle 18 a VulKano, ex scuola elementare di San Bartolo, si terrà “Concerto In Se Minore” (posti limitati, prenotazione obbligatoria tel. 0544/36239), un progetto di Michele Bandini – artista folignate, anche guida dei laboratori della non-scuola – e del musicista Andrea Sartori. Un lavoro acustico, sonoro e vocale, che, partendo da una suggestione legata all’universo letterario e radiodrammatico di Samuel Beckett, giocherà con presenze e assenze, luci e ombre, frastuono e silenzio. Il festival della non-scuola proseguirà fino al 24 aprile.
 
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *