L’Ernani di Bechtolf, un Verdi sottotono alla Scala

L'Ernani di Sven-Eric Bechtolf (photo: teatroallascala.org)
L'Ernani di Sven-Eric Bechtolf (photo: teatroallascala.org)

Tra le prime opere di Verdi, “Ernani” merita un posto di tutto rispetto, anticipando temi – primo fra tutti l’intreccio tra le passioni umane e la grande Storia -, e proponendo suggestioni musicali che troveremo amplificate nelle grandi opere successive.
Per questa ragione a noi è assai cara, e per questo motivo ci siamo recati con entusiasmo al Teatro alla Scala, dove peraltro mancava da 36 anni (l’ultima edizione, nell’82, fu diretta da Muti per la regia di Ronconi).

“Ernani”, su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal dramma di Victor Hugo, va in scena per la prima volta a Venezia, al Teatro La Fenice, il 9 marzo 1844. L’opera viene poi rappresentata in vari teatri, con la curiosità di cambiare ogni volta nome, prima di stabilizzarsi nell’attuale: a Palermo viene rappresentata nel 1845 con il titolo “Eleonora d’Aragona”, a Parigi l’anno successivo diventa “Il proscritto di Venezia” (per l’opposizione di Victor Hugo all’uso del titolo originale), mentre a Napoli, nel 1847, viene proposta come “Il corsaro di Venezia”.

Divisa in quattro parti, “Il bandito, l’ospite, la clemenza e la maschera “, l’opera si svolge in un tempo ben preciso, il 1519, e ha come protagonista il bandito rivoluzionario Ernani, innamorato corrisposto di Elvira, ambita nel medesimo tempo dal vecchio zio, il crudele (e devoto delle convenzioni sociali del tempo) don Ruy Gomez de Silva, ma anche, nientemeno, che dal re Carlo di Spagna.


Entrato segretamente per trovare l’amata nel castello di Silva, Ernani ad un certo punto decide di rivelare all’ignaro zio della donna che anche il re è innamorato di Elvira, esortandolo a vendicare l’offesa recata al suo onore. I due stringono così un patto per uccidere il re, ma nel contempo Silva esige la riparazione dell’offesa arrecatagli dal bandito, entrato in casa sua con l’inganno per “rubargli” l’amata Elvira. Ernani accetta, consegnandogli un corno che Silva dovrà far suonare tre volte quando vorrà la sua morte.
I due congiurati si recano poi ad Aquisgrana, sulla tomba di Carlo Magno, preceduti dal re. Decisi ad ucciderlo, tirano a sorte su chi debba eseguire la sentenza; il prescelto è Ernani. Ma quando il re appare, ora incoronato imperatore, vuole vendicarsi dei due cospiratori; solo grazie all’intervento di Elvira decide di accordar loro la grazia, e anzi concede in sposa ad Ernani l’amata.

Tuttavia, mentre fervono i preparativi per le nozze e tutti si abbandonano alla gioia, infausti si sentono risuonare tre fiati di corno. È Silva, che fa valere il giuramento stipulato con Ernani: “Se uno squillo intenderà, tosto Ernani morirà”. L’ex bandito cerca invano di commuoverlo e di farlo tornare sui propri passi, ma alla fine si toglie la vita, e sul suo corpo esanime si accascia la misera Elvira.

Molti i momenti significanti dell’opera, dalla prima aria di Ernani, “Come rugiada al cespite”, alla cavatina di Elvira “Ernani, Ernani involami”, da “Vieni meco, sol di rose” del re fino al famosissimo coro dei congiurati “Si ridesti il leon di Castiglia”.
Ma la vera primiera grandezza verdiana si esplicita nella scena finale, che inizia con il compianto di Ernani, “Solingo errante e misero”, finendo con l’addio del protagonista all’amata, che ricordiamo anche rappresentato nel capolavoro cinematografico di Herzog “Fitzcarraldo”.

Purtroppo dobbiamo dire che alla Scala difficilmente avevamo visto prima d’ora una regia così sciatta e poco significativa di un’opera. Non basta al regista Sven-Eric Bechtolf risolvere la messa in scena con il gioco del teatro nel teatro: il tutto viene condotto senza originalità, con i cantanti lasciati spesso allo sbando. Non aiutano nemmeno le banali, in certi momenti persino fuori tempo, coreografie di Lara Montanaro, né le scena di Julian Crouch con le sue quinte dipinte. Belli invece gli eleganti e colorati costumi firmati da Kevin Pollard.

Molto meglio la parte musicale, a cominciare dal protagonista, Francesco Meli, che interpreta in modo egregio, sia attoralmente che vocalmente, un Ernani romantico che si sacrifica per la parola data. Michele Pertusi impersona un Silva austero e composto nella sua meschina e atroce crudeltà, mentre Simone Piazzolla, che all’inizio della recita ci era parso in difficoltà, prende pian piano coscienza dei suoi mezzi, regalandoci un Don Carlo convincente. Meno ci è piaciuta l’Elvira del soprano messicano Ailyn Pérez, che manca della necessaria forza vocale ed espressiva per impersonare un’Elvira del tutto persuasiva.

Ádám Fischer dirige l’orchestra di gran carriera, come si attiene alle prime opere di Verdi, anche se ci sarebbe piaciuto, in alcuni momenti, un tono più sobrio, dal timbro decisamente più melanconico.
Perfetto come sempre Bruno Casoni, che dirige il coro con la solita intatta abilità, regalandoci un trascinante “Si ridesti il leon di Castiglia”.

Ernani
Giuseppe Verdi
Direttore Ádám Fischer
Regia Sven-Eric Bechtolf
Scene Julian Crouch
Costumi Kevin Pollard
Luci Marco Filibeck
Video Designer Filippo Marta
Coreografia Lara Montanaro

CAST
Ernani Francesco Meli
Don Carlo Luca Salsi (29 sett.; 2, 9, 18 ott.) Simone Piazzola ( 6, 13, 22, 25 ott.)
Don Ruy Ildar Abdrazakov (29 sett.; 2, 6, 9, 13, 18 ott.) Michele Pertusi (22, 25 ott.)
Elvira Ailyn Pérez
Giovanna Daria Chernyi
Don Riccardo Matteo Desole
Jago Alessandro Spina

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova Produzione del Teatro alla Scala

Durata spettacolo: 02 ore e 42 minuti incluso intervallo

Visto a Milano, Teatro alla Scala, il 22 ottobre 2018

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