Sacchi di Sabbia: con Essedice dal fumetto alla scena

Essedice - Sacchi di Sabbia
Essedice - Sacchi di Sabbia

Essedice – Sacchi di Sabbia

Alla fine dello spettacolo ho passato alcuni minuti a compilare una piccola lista di particolari, dettagli e similari che non mi avevano convinto del tutto. Ma dimenticavo, in tutti questi ragionamenti, un particolare di rilievo: il fatto che nell’insieme “Essedice” è un buon lavoro. Curato, strutturato se pur breve, divertente, ben confezionato e figlio legittimo dell’inventiva e dell’intuizione tipica dei Sacchi di Sabbia, ossia di Giovanni Guerrieri, che col passare del tempo finisce per possedere una voce sempre più personale e definita, singolare in un paesaggio teatrale popolato di compagnie e interpreti esterofili e “techno”, con smanie da sorpresa. Guerrieri ha dalla sua un’inventiva di talento, una toscanità – mi si passi il termine – divertita e divertente; cultura e intuizione. Ben prima di me se ne sono accorti altri: Silvio Castiglioni ad esempio (con il quale ha collaborato nel possente dittico “Il silenzio di Dio”) e i giurati del premio Ubu lo scorso anno.

“Essedice”, tratto dal romanzo a fumetti “S.” di Gipi (all’anagrafe Gianni Pacinotti), ripercorre episodi e ricordi dell’infanzia del disegnatore pisano, tracciando un profilo della figura del padre Sergio. Gli attori indossano delle maschere che li trasformano nei personaggi del fumetto. Tutto si gioca su pochi episodi, con al centro S., il padre di Gipi, uomo di provincia, padre di famiglia segnato dalla guerra, burbero reazionario amante della pesca, alle prese con un figlio che ruba di nascosto il Roipnol alla madre e che il padre appella bonariamente “tdc” (testa di cazzo).

Tutto l’ingegno di Guerrieri risuona a dovere in questo studio presentato a Pisa al quale, tuttavia, sembra mancare del “lavoro”. Per quanto naturale debba essere, trattandosi appunto di uno studio, affiorano piccoli tempi morti – si veda la scena in auto di Gipi e suo padre – e ingranaggi da oliare, una piccola attesa del miglioramento dei particolari. Ma resta il fatto, e questo interessa, che Guerrieri continua in quella sua linea da “capocomico” di talento che garantisce ai Sacchi un marchio personale.

La scelta di far recitare Gipi si presentava piena di pericoli e tranelli. Il fumettista, in scena, poco ha dell’attore, ma la rete che Guerrieri gli costruisce attorno impedisce un’imbarazzante caduta nel vuoto e anzi ben lo incastra nel meccanismo drammaturgico.
Assai rischioso il tentativo dichiarato di “coniugare la poetica della compagnia con l’immaginario di un grande autore a fumetti”, pericolo scongiurato anche grazie alle maschere di Ferdinando Falossi, che nella loro essenzialità restituiscono dei punti fermi a favore della comprensione di chi assiste e impediscono, grazie anche alla bravura di chi le indossa, che i pochi episodi raccontati chiudano la storia in un piccolo perimetro familiare, restituendo al tutto un più ampio respiro.

 

Essedice – studio
tratto dal fumetto “S.” di Gipi
produzione: Sacchi di Sabbia, Festival Teatri di Confine
regia: Giovanni Guerrieri
interpreti: Gabriele Carli, Annalisa Cercignano, Giulia Gallo, Gipi, Giovanni Guerrieri, Vincenzo Illiano, Giulia Solano
maschere: Ferdinando Falossi
durata: 40′
applausi del pubblico: 7′

Visto a Pisa, Teatro Sant’Andrea, il 7 dicembre 2009

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  • GIOVANNI GUERRIERI ha detto:

    Ciao Marco, come stai?
    Ho appena letto la tua recensione e volevo innanzitutto ringraziarti per l’acutezza con cui entri in un lavoro, come hai giustamente notato, non compiuto. Volevo però farti un appunto, o meglio una rettifica: io sono tra gli artefici dello spettacolo e non l’artefice, cioè che questo come non mai è un lavoro collettivo che coinvolge anche un grandissimo autore come Gipi, includendo anche la sua “inesperienza”.
    Quindi niente, non so se è possibile o se a senso per te cambiare qualcosa, ma dove metti Giovanni Guerrieri, secondo me per correttezza dovresti mettere i Sacchi di Sabbia&Gipi&Falossi…
    un caro saluto e spero a presto
    Giovanni

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