La lotta armata di Animanera

Come voi - Animanera

Come voi – Animanera (photo: animanera.net)

Come già annunciato precedentemente, ci stiamo occupando delle residenze teatrali di Etre, un progetto che circola dal 2007, finanziato dalla Fondazione Cariplo, nato come l’idea di una circuitazione teatrale che sfrutta il meccanismo della residenza per creare una rete tra compagnie lombarde.

Questa volta siamo andati al Pim Off di Milano per incontrare la compagnia Animanera, che da anni lavora nei circuiti off della città, portando avanti un lavoro di ricerca difficile e tormentato, che mira a parlare di quello che accade nel mondo sfiorando temi molto scottanti.

Abbiamo visto “Come Voi”, l’ultima produzione della compagnia, che racconta la storia di una militante della lotta armata clandestina nell’Italia degli anni Settanta. Lo spettacolo è particolare, perché nell’arco di un’ora un solo lungo monologo registrato viene porto al pubblico, mentre l’attrice, Natascia Curci, svolge una partitura fisica di gesti e azioni, slegate dal testo.



L’operazione è azzardata, perché seguire un testo registrato per un’ora e un’attrice che, per quanto molto brava, esegue partiture di gesti quotidiani è difficile, e rischia di diventare ripetitivo.
A tratti la narrazione è interrotta da momenti nostalgici, offerti dalla televisione in scena che riporta alla memoria momenti di Carosello, vecchi spot e trasmissioni ormai dimenticate.

Ci troviamo di fronte a uno spettacolo che, a prima vista, non ha nulla di nuovo da offrire, che nasce però come una vera sperimentazione della compagnia. Animanera infatti da anni sperimenta nuove vie per la narrazione teatrale, e questo spettacolo non ha nulla a che vedere con i precedenti, anzi, sembra quasi un prodotto di qualcun altro.

Aldo Cassano, regista di Animanera, considera questo un ottimo risultato, perché si scosta dalla sua poetica di sempre per esplorare terreni che la compagnia non ha mai affrontato.
Gli abbiamo fatto qualche domanda, per capire meglio cosa intenda e come è andata l’esperienza con Etre.

Che senso ha, oggi, parlare ancora degli anni Settanta? La domanda è ovviamente provocatoria, ma non vi sembra un tema un po’ inflazionato, soprattutto se trattato con un allestimento e una regia tradizionali?
Il seme della ribellione, della protesta e la deriva verso la lotta armata sono sempre in agguato. La storia ce lo insegna e… anche la storia molto prossima: fatti di recenti di Roma.
Dal sito leggiamo “Animanera sviluppa un intenso percorso di ricerca che sfocia in rischiosi spettacoli su scottanti temi sociali, seguendo una linea estetica altamente provocatoria”.

Qual è la vostra ricerca, il vostro stile, l’obiettivo del vostro percorso artistico? In quest’ultimo spettacolo vediamo un allestimento molto classico. È lo spettacolo che è volutamente diverso dagli altri, o in cosa consiste la provocazione?
Animanera si è sempre occupata di temi sociali; è nata con “Ho camminato dietro il Cielo”, uno dei primi spettacoli in Italia ad affrontare il tema Aids. E poi i temi della guerra, del disagio giovanile, del potere, della crisi politica, del ruolo della donna e della famiglia. La nostra ricerca consiste nell’esplorare l’espressione più efficace per affrontare un tema e un eventuale testo. E’ una ricerca caleidoscopica e spazia dalla più tecnologica e contemporanea ad una cruda sequenza di azioni fisiche grotowskiane, sempre al fine di ottenere un lavoro che punta diretto ai sensi. In particolare, in questo “Come voi”, si è deciso che il testo della protagonista dovesse arrivare come da un pensiero costante ossessivo, a cui non poter sfuggire. Contemporaneamente, una sequenza ininterrotta di “azioni fisiche” che esaltassero, nel bene e nel male, questo pensiero senza cedere mai a didascalie e parallelismi, ma che desse nuovi elementi per costruire alla fine un puzzle più composito e sorprendente.

Come mai vi siete avvicinati a Etre?

L’esperienza di Etre per noi è nata grazie all’incontro con il Pim Spazio scenico, oggi Pim Off, una realtà milanese, un “luogo”, che cerca di proporre una visione del teatro che ci interessa e che, in qualche modo, ci rispecchia.

Com’è stata l’esperienza con Etre? Come ve l’aspettavate? E cosa vi ha portato Etre di positivo (o di negativo, ovviamente)?
L’esperienza di Etre ci ha dato l’opportunità di occupare un luogo, uno spazio che ci permettesse di creare e sviluppare nuove produzioni. Ha dato senz’altro una linea più solida sia al processo di costruzione dello spettacolo che alla struttura organizzativa e distributiva.

Cosa significa, oggi, essere una residenza teatrale?
Oggi è una delle forme più efficaci per far nascere uno spettacolo. Lo stesso Pim Off ha dato avvio a una serie di residenze, dando l’opportunità a varie compagnie di vivere all’interno del teatro per un periodo stabilito, dove provare e sviluppare un lavoro e di presentarlo al pubblico anche in step parziali, per feedback e confronti utili al processo creativo.

Credete che una rete di compagnie formate in associazione abbia senso o si rischia di formare un gruppo di distribuzione chiuso in se stesso, destinato a concludersi una volta terminato il progetto?
Una rete di compagnie come l’associazione Etre ha senza dubbio il valore oggettivo di costituire l’unica rete di compagnie lombarde che mette in comunicazioni 24 realtà teatrali completamente differenti e che operano in poli diversi della regione. Questo è senz’altro una forza. Il rischio di formare un gruppo chiuso dipende esclusivamente da tutte le azioni che condividiamo come associazione. Mi sembra che ci stiamo muovendo per irrompere sul territorio nazionale e internazionale con vari progetti, cercando di comunicare la forza teatrale che può avere il nostro progetto.

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