Da Story Hub a Elise Wilk il bersaglio è la politica

Il signor Moedas vuol conoscere il mondo
Il signor Moedas vuol conoscere il mondo

Tutto il mondo è paese. A ogni latitudine il bersaglio preferito di satira e sfottò sembrano i politici. La sensazione si rafforza assistendo al festival Europa for dummies organizzato da La Confraternita del Chianti e in corso fino a domenica al Teatro Verdi di Milano. Anche per gli artisti stranieri, i politici sono spesso populisti o corrotti, opportunisti o imbroglioni. Di rado brillano per trasparenza. La loro fedina penale a volte non è immacolata. Difficile che essi siano scelti per capacità e competenze. Più probabile che siano eletti per le proprie abilità oratorie o manipolatorie, che fanno leva sulla disattenzione degli elettori.
Insomma, i Cetto La Qualunque e i Carcarlo Pravettoni spopolano anche nel teatro straniero. E sono bersaglio d’imitatori alla Alighiero Noschese o alla Maurizio Crozza.

Non è un caso che i primi due spettacoli di Europa for dummies prendano di mira due figure impresentabili di commissari europei: la deputata lettone Iveta Grigule, realmente esistente, e il deputato rumeno Bobi Busuioc, personaggio di fantasia che non si discosta troppo dal reale.
Fa eccezione il soggetto del terzo spettacolo, Carlos Moedas, ingegnere, ex-Commissario portoghese a Bruxelles con un ruolo incisivo nell’innovazione. Moedas è stato capace di combinare scienza e imprese, nel segno di una cooperazione in grado di aprire nuovi mercati e scenari.
I monologhi del festival nato da un’idea di Joan Nederlof, direttrice della compagnia olandese Mugmetdegoudentand, sono interessanti per il modo di rappresentare il rapporto fra arte e politica. Lo spettatore ha un riscontro dell’impatto che le istituzioni europee esercitano su cittadini di Paesi molto diversi. Accomuna questi spettacoli la verve originale e un senso di comicità che la lingua originale (sovratitolata) esprime con modi e tempi particolari.

Lo spettacolo “Trojan Mare/Cavalla di Troia” di Arturs Dīcis, regia di Laura Groza-Ķibere, con una Inga Tropa istrionica ai limiti della schizofrenia, stigmatizza il personaggio di Iveta Grigule, deputata europea per la Lettonia dal 2014 al 2019. Stiamo parlando di una parlamentare assai bizzarra, forse una delle peggiori che abbiano mai messo piede a Bruxelles.
La compagnia lettone Story Hub ne mostra manie e ipocondrie davanti a una platea semi-illuminata, forse a ricordarci che tutti, come elettori, siamo responsabili dei politici che ci scegliamo. La bionda protagonista, vestita dei costumi procaci di Ilze Vitolina, si muove davanti a un cartello della metropolitana di Bruxelles come se la capitale europea fosse luogo da praticare come turista e consumatrice, piuttosto che realtà da vivere attraverso i suoi luoghi istituzionali.
Con video e l’aiuto di un telefonino, con voci che rispondono da luoghi lontanissimi, Story Hub ci proietta nelle manie e negli incubi di una deputata che ricopre un incarico più grande di lei, e s’illude di esserne all’altezza bevendo alcol o affidandosi a oroscopi e rituali magici. “Trojan Mare” è un lavoro estroso fino alla follia, che ci introduce nei capricci di una donna che dipende dal sostegno psicologico ed economico di mamma, dopo che ha dilapidato i suoi lauti compensi tra parrucchiera, whisky, waffle e tacchi a spillo.
Inga Tropa estremizza il personaggio della Grigule. Lo spreme come un limone per rivelarne eccessi emotivi, tecniche manipolatorie, strategie di autodifesa, con un mix di perversione e infantilismo, ingenuità e isteria.


Lo spettacolo rumeno “The Beyond/L’Oltre” di Elise Wilk, produzione di 3G Theatre, è un monologo con Ándi Gherghe (anche alla regia) che racconta, tra comicità surreale e inchiesta, la storia di Bobi Busuioc.
In giacca e cravatta davanti alla platea come durante un comizio, Bobi Busuioc promette tutto e il contrario di tutto. Oggi costruisce un villaggio moderno con asfalto e servizi igienici nelle case, domani distrugge l’asfalto e i servizi igienici. In pratica disfa tutto ciò che costruisce. Con una mano aiuta i suoi elettori, con l’altra asseconda le manie dei turisti provenienti dal ricco Occidente, che si illudono di trovare in Romania quella vita agreste e genuina che hanno smarrito nei Paesi d’origine storditi di consumismo. Strade polverose, case di legno con letti di paglia prive di riscaldamento e servizi igienici, circondate da animali allo stato brado, potrebbero essere un’attrattiva per occidentali dal cervello imbolsito. Bobi, una sbandata precoce per Ceausescu e il potere che incarnava, una madre che si trastullava con un ricco ingegnere, un lavoro da impresario di pompe funebri, una carriera politica da traffichino, crede fermamente in ciò che dice e fa. Attaccato ai fondi europei come una mignatta alla carne di un vertebrato, Bobi è l’incarnazione del politico ambivalente. Riesce a credere così fortemente nelle sue stesse utopie che sceglie continuamente strade sbagliate.
Alcuni dei fatti presentati in “Beyond” sono accaduti in Romania. Altri potrebbero accadere con forte probabilità anche altrove. Bobi Busuioc ha una storia così speciale da essere incredibile, ma potrebbe essere la storia di qualsiasi altro politico.

L’esperienza e la visione d’Europa del commissario Carlos Moedas è al centro dello spettacolo portoghese “Mr Moedas wants to see the world/ Il signor Moedas vuol conoscere il mondo”, testo e regia di João Garcia Miguel.
Il monologo interpretato da una proteiforme Sara Ribeiro, parte da un’intera giornata trascorsa da Garcia Miguel con il commissario portoghese Carlos Moedas, per definire il paradigma di uomini e donne che sognano un’Europa diversa e più unita. Le sue storie, emozioni e idee sono la fonte di questo lavoro, che promuove la discussione su temi svariati.
Diversamente dai personaggi rappresentati negli altri monologhi, qui ci addentriamo nei lavori della Commissione europea. Eppure il protagonista cui Sara Ribeiro dà forma è una figura dai contorni irreali, né maschio né femmina. Vive tra sogno e ragione, tra utopia e ferite lasciate aperte dalla storia plurimillenaria del Vecchio Continente. Si sedimenta la consapevolezza di un’Europa come sogno antico, che oltrepassa le nostre stesse costruzioni.
Quasi fosse una medium posseduta da più spiriti antichi e moderni, inerpicandosi con pose stravaganti su sedile, spalliera e braccioli di una poltrona al centro della scena, Sara Ribeiro dà forma a un dialogo interiore che teatralizza più personaggi. L’attrice sbuffa, soffia, ansima. Distorce viso e corpo. Produce una riflessione tanto agitata quanto accurata sulla storia dell’Europa e su ciò che l’UE sta costruendo per ognuno di noi.
Garcia Miguel, con il suo spettacolo visionario, crea dunque un equilibrio rispetto agli altri lavori che prospettano uno sguardo disincantato su Bruxelles e Strasburgo: «Molte volte non siamo nemmeno consapevoli delle cose positive, siamo molto più consapevoli di ciò che è negativo e scioccante, che ci rende tristi e probabilmente senza progressi».
“Mr. Moedas” è quindi un testo che riflette la piccolezza e la grandezza dei contesti in cui viviamo. Non nasconde magagne passate e presenti, colonialismo, militarizzazione, muri fisici e metaforici. Prefigura tuttavia un mondo nuovo a partire dalle persone, la costruzione di valori condivisi frutto di una rinnovata sensibilità culturale.

Giro di boa dunque superato per la rassegna milanese. Prossimo appuntamento stasera, martedì 12, e mercoledì 13 novembre alle 20.30 con la compagnia Mugmetgoudentand di Amsterdam. “De Eurocommissaris/L’Eurocommissario”, testo, regia e interpretazione di Joan Nederlof, vede in scena la fantomatica commissaria europea Charlotte Hajenius che offre un saggio di politiche inaccessibili e valori conflittuali. Lo spassoso monologo focalizza la dialettica tra il sogno di un’Europa democratica e unita e gli interessi particolaristici dei singoli stati membri.

Chiusura da giovedì 14 a domenica 17 novembre alle ore 20.30 (domenica alle 16.30) con “Play”, progetto La Confraternita del Chianti, creazione di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano, con Valeria Sara Costantin e Marco Pezza. Non uno spettacolo, ma una provocazione al pubblico nella forma di un gioco. Gli spettatori avranno un’ora di tempo per concordare con gli artisti una proposta di iniziativa da presentare alla Commissione Europea.
Dunque un espediente per capire ciò che possiamo realizzare come cittadini per accorciare la distanza che ci separa da Bruxelles e dalle istituzioni europee. Chi raccoglie la sfida?

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