European Young Theatre, libero nel segno della follia creativa

Frederick of Prussia

Frederick of Prussia (photo: Giacomo D’Alelio)

“L’arte come terapia. L’arte come strumento di indagine della psiche, come luce, nei momenti più difficili dell’esistenza. L’arte contro il dolore”. Soprende questo incedere vertiginoso, incalzante, di parole contenute nel depliant di “Arte in terapia”, direttamente da San Gimignano all’ex-Chiesa di Sant’Agata a Spoleto.
Lo si trova dopo aver raccolto l’entusiasmo dello chef Michele, giovane siciliano originario di Enna, che lavora da 12 anni nel ristorante Apollinare: “Ho capito il senso della vostra iniziativa”. Parla di e20umbria, questa incursione di modernità nel Festival dei Due Mondi di Spoleto, che ha bisogno di questo ossigeno per rendersi disponibile al futuro.

Lo chef Michele, gusti musicali innovativi e pieni di poesia, ha uno spazio esterno su cui vuole posizionare un telo per proiettare film muti: “Dobbiamo dare spazio ai giovani, motivarli a partecipare”.
Commuove quasi il suo entusiasmo, come le opere che si vedono nell’ex Chiesa di Sant’Agata, tutte di artisti che con l’arte si sono curati. Accanto a ognuna la meraviglia di un documento di uscita dall’istituto di cura. Un certificato d’arte di ritorno alla vita.
“Madness”, sottotitolo “spettacolo sulla “follia”, sarà l’evento itinerante che si dipanerà per due giorni (12 e 13 luglio) nei giardini Casina dell’Ippocastano. Rientra nel progetto “European Young Theatre: studi, performance e workshop proposti da giovani attori e registi europei”. Ospiti dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, diretta da Lorenzo Salveti, e dalle accademie teatrali di Cordoba, Strasburgo, Cracovia, Malmö, Glasgow, Vilnius, Parigi e Varsavia.

Più di 50 giovani attori e registi europei hanno iniziato ad alternarsi nei freschi e suggestivi spazi del Teatrino delle Sei a partire dal 28 giugno. In una manifestazione di fiducia, che dona responsabilità al proprio agire, presenteranno i loro spettacoli e condurranno i laboratori e tutti i progetti, che qui si alterneranno in autonomia creativa fino ad arrivare alla realizzazione delle due giornate, “folli”, conclusive.

Il fascino dell’iniziativa si allarga ulteriormente apprendendo che esiste la Eutsa, cioè la European Union of Theatre Schools and Academies, una rete che lega tutte le principali scuole di teatro europee.
E’ bello pensare che, lasciate le rispettive sedi, queste scuole liberino spazio creativo ai propri allievi, diplomati e non, ospitandoli nell’ideazione delle loro creature. Per poi permettere loro di proporle fuori sede (e nazione) nell’esperienza formativa che è il confronto con l’ester(n)o…

Nei giorni scorsi si sono succeduti sul palco del Teatrino delle Sei la Silvio d’Amico con “Lungs”, da Duncan MacMillan; l’Escuela Superior de Arte Dramatico “Miguel Salcedo Hierro”, E.S.A.D. De Córdoba, Spagna, con “Medea Banishes” da Euripide, Seneca, Ovidio, per la drammaturgia inedita, in questo mix, di Nerea Garciolo Ruiz Raúl Muňoz Camacho; e il Thèatre National de Strasbourg, Ecole Supérieure d’Art Dramatique con “Frederick of Prussia”, dal testo ‘folle’ “Vie de Gundling Frédéric de Prousse Sommeil rêve cri de lessing” di Heiner Müller.

Entrati per assistere proprio a quest’ultimo, ciò che sorprende prima di tutto è l’età media di chi ci circonda, che si aggira sui 25 anni; e poi l’energia, la vitalità, la disponibilità alla follia con cui giovani attrici e attori incarnano il grottesco, la crudeltà, a cui si sottopongono e che si somministrano reciprocamente.

È “Frederick the Great” il titolo ufficiale del loro adattamento del testo di Müller, autore che viveva in un’epoca in cui tra le domande più importanti c’era, come ricorda il foglio di sala: “Come l’arte può avere influenza sui politici?”. Una riflessione che parte dalla figura storica di Federico il Grande, re di Prussia a metà del XVIII secolo, noto estimatore della filosofia e della letteratura, legato a pensatori quali Voltaire. Principe e poi re illuminato, molto amato in patria grazie alle sue idee innovative, realizzerà, per lui e la sua nazione, un futuro glorioso…

Scena essenziale, spesso sgombra di scenografie se non minimi elementi; un musicista alle tastiere che interverrà consegnando degli oggetti, e poi tre attrici e tre attori in azione.
Poco importa della veridicità logica o narrativa della messa in scena, che viene mediata e fatta passare in secondo piano dall’esplosività generosa, e non ingenua, degli attori, che credono genuinamente in ciò che fanno.
Rimane, sospesa nell’aria e nel tempo, la domanda di Federico il Grande: lui, seduto, malinconico, a riflettere su come debba recuperare ciò che ha dimenticato, che ha perso. E’ forse questa la più grande, necessaria, follia?
 

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