L’Eurydice anni Trenta di Anouilh chiude il cerchio di Conte

Eurydice (photo: Donato Aquaro)
Eurydice (photo: Donato Aquaro)

Dopo l’imponente messa in scena dell'”Orfeo Rave” alla Fiera del Mare di Genova, Emanuele Conte vuole concludere sulle assi del palco la sua indagine su un mito dai mille volti come quello di Orfeo ed Euridice.
Se al primo aveva dedicato un particolare contesto, focalizzando l’attenzione registica sugli elementi più fisici e corporei, ad Euridice tocca invece il privilegio della parola sul corpo.

Il ritorno in teatro porta con sé un rientro del rito nella parola, più che mai necessario trattandosi del particolarissimo testo di Jean Anouilh, drammaturgo che Conte ben conosce e apprezza visto che sua era anche l’Antigone messa in scena qualche anno fa.

Nel testo dell’autore francese, datato 1941 ma ambientato negli anni Trenta, la protagonista è una giovane attrice di una compagnia di giro che incontra Orfeo in un bar di una stazione qualunque. Lui è un violinista squattrinato che, insieme al padre, anch’egli musicista, si esibisce nei caffè e nei ristoranti per tirare a campare.
Anche la madre di Eurydice fa lo stesso lavoro della figlia, all’interno della stessa compagnia. I due genitori, ridicolizzati e disprezzati nella regia di Conte, rappresentano una sorta di proiezione futura di un certo fallimento dalla quale i due giovani vogliono assolutamente fuggire. E’ forse per questo che, non appena gli sguardi dei ragazzi si intrecciano, il desiderio vince su tutto il resto e li porta ad un abbandono repentino delle loro vite, per dedicarsi all’amato in modo totale.
Una scelta che costerà cara alla protagonista, dal momento che alla scioccante rivelazione dello spregevole direttore della compagnia di essere l’amante di Eurydice, lei non resisterà alla vergogna nei confronti di Orfeo e deciderà di gettarsi sotto a un autobus.

Il color seppia, tipico di quegli anni, è la tinta prevalente dello spettacolo. Tutto è leggermente sbiadito e invecchiato, complice il telo leggerissimo e sempre presente in proscenio che non si solleva mai e ci fa percepire la scena come se vi fosse applicato un particolare filtro che addolcisce la messa a fuoco dello sguardo, non senza provocare un po’ di fatica nella fruizione.
Su quell’enorme superficie vengono proiettati, durante la seconda parte, i volti dei protagonisti, filmati dalle quinte da telecamere invisibili al pubblico. Una sorta di film che coincide con alcuni momenti clou del testo, enfatizzandoli.

Solo alla fine riusciremo a vedere “senza filtro visivo” gli interpreti, in una scena ambientata sulla panchina di un parco e ricostruita davanti al telo. Sarà il momento in cui Orfeo, persuaso dal misterioso Mr. Henri, commesso viaggiatore e personificazione del Destino, deciderà di raggiungere la sua amata nell’aldilà.

Le scelte registiche di Conte si presentano molto pulite e lineari, anche rispetto al testo, che viene riportato al pubblico pressoché intatto, nella traduzione di Giannino Galloni, di poco successiva alla versione francese.

Sarah Pesca ci svela Eurydice con una interpretazione davvero apprezzabile. Doppia parte per Enrico Campanati che nello spettacolo interpreta sia il padre di Orfeo che il capocomico, mentre Orfeo è affidato a Gian Maria Martini, già presente in numerose altre produzioni della Tosse.

EURYDICE
di Jean Anouilh
traduzione Giannino Galloni
regia Emanuele Conte
scene Luigi Ferrando
costumi Daniela De Blasio
i movimenti coreografici del terzo atto sono di Michela Lucenti
il tema musicale di Orfeo è di Raffaele Rebaudengo
luci Tiziano Scali e Matteo Selis
fonica Tiziano Scali
video Luca Riccio
con Euridice Sarah Pesca, Orfeo Gianmaria Martini
e con Fabrizio Matteini, Enrico Campanati, Pietro Fabbri, Susanna Gozzetti, Alessandro Damerini, Marco Lubrano e Alessio Aronne
assistente alla regia Alessio Aronne
direttore di scena Roberto D’Aversa
macchinista Marco Lubrano
attrezzista Renza Tarantino
costruzioni Carlo Garrone
pittura Paola Ratto
sarte Umberta Burroni e Beatrice Bracchi (stage)
produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse

durata: 2h
applausi del pubblico: 2′ 24”

Visto a Genova, Teatro della Tosse, il 5 novembre 2016
Prima nazionale

stars-3.5

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