Eve: cabaret negli stereotipi della misoginia

Eve, cabaret femminicida

Ceccardi e Quarantini in Eve

Con “Eve, cabaret femminicida”, spettacolo inserito nella sezione “In fieri” del festival Ecce Histrio di Brescia, Monica Ceccardi e Silvia Quarantini tentano un esperimento non scontato e in un certo senso anche piuttosto azzardato, ovvero affondare le forme del teatro contemporaneo nelle formule del cabaret, per affrontare un tema di grande attualità ed estremamente delicato come la violenza sulle donne, peraltro attraverso una prospettiva insolita: non quella delle vittime, bensì dei carnefici.

In scena dunque due uomini che, con mentalità sfrontatamente maschilista e retrograda, sfruttando una retorica spicciola di sapore televisivo, cercano di sostenere la dubbia tesi secondo la quale il femminicidio potrebbe avere una plausibile giustificazione.

Al centro anche di una campagna di sensibilizzazione ministeriale, il tema della violenza sulle donne è oggi particolarmente attuale soprattutto per l’attenzione prestata dai mass media. Tuttavia le due attrici sanno evitare percorsi già ampliamente battuti, evitando toni patetici di denuncia scandalizzata o dubbi scandagli psicologici, esplorando piuttosto le responsabilità del nostro bagaglio culturale, religioso e letterario, che si rivela anche solo ad una indagine non approfondita ricchissimo di istanze misogine che, se da un lato in molti oggi guardano con giusto distacco, continuano ad ogni modo ad esercitare una insidiosa influenza sulla nostra mentalità.

Le due attrici compiono così un percorso antropologico che attraversa il mito della ‘femme fatale’, ovvero della donna vista come perversa traditrice e generatrice dei mali del mondo, partendo dal personaggio biblico di Eva, passando dal mito di Pandora, dalla figura epica di Elena di Troia e dai luoghi misogini delle “Mille e una notte”, arrivano a tempi più recenti con canzoni iconiche del nostro cinema come il capolavoro di Totò “Malafemmina”, sfiorando la figura di Marlene Dietrich, celebre soprattutto per il suo pruriginoso quanto destabilizzante “Angelo Azzurro”, e citando poi i tanti proverbi popolari ancora oggi nelle bocche di molti.

Lo spettacolo si struttura in tre atti distinti, e dopo il primo tempo dedicato alle responsabilità di una cultura ancora restia alle istanze femministe, segue un atto che denuncia la complicità di molte donne, ancora incapaci di emanciparsi dal desiderio maschile, donne che, adeguatesi al livello di ignoranza generale, sacrificano la loro dignità intellettuale accettando acriticamente ogni influenza del pensiero maschilista; fioriscono allora imbarazzanti malignità sessuofobe, xenofobe e razziste, inserite in chiacchiericci tanto imbarazzanti quanto realistici, mentre le due donne inseguono con un lavoro fisico estenuante canoni estetici asserviti allo sguardo morboso dell’uomo.

Il terzo atto, infine, sceglie una grottesca ambientazione di carattere fantascientifico per avvertire dei processi di manipolazione insiti nei sistemi di pensiero volti all’esasperazione delle ostilità, tra cui il maschilismo che propone una visione della società basata non sull’armonia, ma sul conflitto dei due sessi e sulla prevaricazione dell’uno sull’altro.

Coerentemente con la decisione di immergersi nel linguaggio del cabaret, nonché dello show televisivo, lo spettacolo sceglie una scenografia molto essenziale, permettendosi come unico lusso un sound design più elaborato, curato da Stefano Papetti, che preleva dal nostro universo musicale e televisivo frammenti di becere discussioni, sonorità tipiche di palinsesti televisivi di scarsa raffinatezza, spezzoni di canzoni o dialoghi registrati dalle stesse interpreti, realizzando un’intera partitura sonora che attraversa tutto lo spettacolo, supportandolo con efficacia.
Vera forza del lavoro sono comunque la scrittura intelligente e brillante, carica di una comicità scoppiettante, e l’interpretazione delle brave protagoniste.

Eve, cabaret femminicida
di e con: Monica Ceccardi e Silvia Quarantini
sound design: Stefano Papetti
produzione: Nonsoché Teatro

durata: 60′
applausi del pubblico: 1′ 20”

Visto a Brescia, Festival Ecce Histrio, il 16 luglio 2014


 

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