Tra le estremità della violenza di Mastrosimone

Extremities - Bruno Armando

Extremities (photo: teatrodue.org)

“In fondo Extremities è un testo politico perché crea una nuova giuria di uomini e donne per giudicare il prossimo caso di stupro” (William Mastrosimone).

E in fondo “Extremities” è anche un testo di psicologia clinica: un teatro visto come dispositivo conoscitivo molto articolato, mediante cui si realizza una forma di conoscenza psicologica dell’uomo, nella sua forma più brutale, in questo caso.
Scritto nel 1982 dal drammaturgo americano William Mastrosimone è una riflessione seria e sofferta di un dramma troppo frequente come quello dello stupro.
Oltre ad essere stato un grandissimo successo off Broadway, con una storica interpretazione di Susan Sarandon, ha avuto anche una fortunata versione cinematografica tradotta in italiano col titolo “Oltre ogni limite”, con Farah Fawcett come protagonista per la regia di Robert M. Young.


In una mattina qualunque Marjorie (Paola De Crescenzo) si trova intrappolata in casa dal vortice della violenza più bieca e meschina, personificata da un perfetto sconosciuto (Alessandro Averone) che, entrato nel suo appartamento con una banale scusa, tenta di violentarla. Liberatasi inaspettatamente, accecando il suo aggressore con uno spray insetticida, cattura il mancato violentatore intrappolandolo e infierendo deliberatamente su di lui.

Ma il dramma vero comincia ora, perché in un repentino passaggio di estremità, sarà Marjorie a suscitare l’indignazione delle sue coinquiline (Federica Bognetti e Laura Cleri) per i suoi tragici propositi di vendetta.
La violenza risulta essere quindi un giogo che avvinghia indistintamente vittima e carnefice in un rovesciamento psicologico che arriva a ribaltare anche le parti, e porta inevitabilmente a fecondare il seme dell’odio nella vittima, distillatasi ben presto nel più spietato degli aguzzini.

Si entra così in un turbinio di tensioni e ansie che si riverseranno su Marjorie sotto forma di dubbi e insinuazioni: scampata miracolosamente allo stupro, non riuscirà invece a scagionarsi definitivamente dal sospetto delle sue amiche che, giunte sul posto a crimine avvenuto, faticheranno non poco a credere a una versione dei fatti che vedono l’amica, nonostante tutto, salva e illesa.
Un vortice feroce in cui danza subdolamente lo stesso Raul, l’aggressore, abilissimo nell’incantare le persone con la sua lucida manipolazione. Ingegnoso mentitore, non esiterà, forte del ribaltamento paradossale che lo vede ora in veste di vittima, a suggestionare efficacemente le compagne di Marjorie con racconti di pietosa quotidianità, ma anche con ben più concrete presunzioni di innocenza, fino a coinvolgerle in un equivoca empatia che lo travestirà di un aurea quasi bonaria ai loro occhi, e a quelli del pubblico-giuria.

Mastrosimone disegna con perizia un quadro agghiacciante dell’ambiguità umana e della giustizia che, come spesso accade, non trova soluzioni a questioni aperte o punti di domanda che coinvolgono il reato di stupro, tuttora in balia di una giurisprudenza non sempre infallibile e chiarificatrice.
Bruno Armando, nella sua regia, indaga meticolosamente i risvolti mentali dei protagonisti, trascinando lo spettatore nelle pieghe più intime della vicenda, dilatando la ricerca introspettiva là dove si annidano i lati più oscuri e ingannevoli, dall’esito sempre sospeso e incerto.

Giostrata tutta su un doveroso realismo, la scena della tentata violenza scuote fino all’orlo del disagio, ma la recitazione tradisce a volte un accademismo troppo affettato che lascia un po’ zoppo, in certi punti, quell’insistito iperrealismo che denota tutta la messa in scena.
Una suspense sempre palpabile brandisce comunque con efficacia tutto lo spettacolo, ben supportata dai dialoghi serrati e da un equilibrio ritmico studiatissimo; peccato per i gesti troppo calcolati in certe azioni, che danno la sensazione di un lavoro attoriale troppo bloccato sul limite tra credibilità e scrupoli di turbamento.
Uno spettacolo che obbliga comunque a pensare, e a prendere inequivocabilmente una posizione netta.

EXTREMITIES
di William Mastrosimone
con: Alessandro Averone, Federica Bagnetti, Laura Cleri, Paola De Crescenzo
spazio scenico: Mario Fontanini
costumi: Marzia Paparini
luci: Luca Bronzo
traduzione e regia: Bruno Armando
produzione: Fondazione TeatroDue
durata: 1h 26’
applausi del pubblico: 1’ 43’’

Visto a Parma, Teatro Due, il 7 aprile 2011

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