Fabbrica Europa 2011. Con lo sguardo verso le ‘isole culturali’ d’Europa

Gardenia
Gardenia

Gardenia (photo: Luk Monsaert 2010)

Fabbrica Europa 2011 si presenta all’appuntamento con la sua XVIII edizione da oggi, 3 maggio, fino al 28 con un programma denso che rinnova la vocazione a promuovere il nuovo della scena artistica contemporanea europea, privilegiando il criterio della contaminazione tra discipline, come possibilità di ampliamento dell’orizzonte dei linguaggi artistici.

Il grande scheletro solitamente vuoto della Stazione Leopolda tornerà per un mese ad essere cuore vitale e stella polare (sanno gli affezionati del festival quanto la notte sia festosamente lunga a Fabbrica) della città di Firenze.
In tempi di tagli drastici alla cultura, in cui festival e rassegne chiudono o nella migliore delle ipotesi riducono drasticamente i programmi, Fabbrica Europa decide di mantenere la ricchezza di offerta – al limite dell’eccesso – che l’ha sempre connotata e di inaugurare una strategia dell’audacia. È in quest’ottica che è avvenuta la scelta, come dichiarano gli organizzatori, di accogliere, benché molto impegnativo economicamente, lo spettacolo cult “Gardenia” di Alain Platel e Frank Van Laecke per Les Ballets C de la B, che inaugurerà il festival proprio stasera.
”Gardenia”, che ha debuttato lo scorso anno a Gent, è pièce bizzarra, eccentrica, cabaret colorato e scintillante in cui va in scena la vita di nove travestiti e transessuali. Per le due repliche,  la seconda è il 4 maggio, nello spazio inconsueto per il festival del Teatro Verdi – il luogo però tecnicamente più adatto allo show -, è atteso il sold out.

Fabbrica Europa ci ha abituati all’esplorazione artistica di territori altri, quando di non veri e propri continenti, attraverso danza, teatro, arte, dj-set e musica live. Quest’anno, di fronte alla diffusa omogeneità del mondo globalizzato, la scelta è improntata all’individuazione di quei territori geografici che si presentano come vere isole culturali (benché, come vedremo, ancorate e iscritte nella terraferma), feconde di proposte artistiche dalla forte identità.

Il Belgio, da cui “Gardenia” proviene, è uno di questi territori, assieme a Norvegia e Olanda, in particolare per la danza, e Svezia e Gran Bretagna per la musica. La bussola di Fabbrica Europa è quindi puntata verso Nord.
È così dedicata al compositore fiammingo del XV secolo Johannes Ockeghem la prima assoluta della “Missa Ockeghem”, uno degli eventi di maggiore rilevanza. Protagonisti del progetto l’ensemble vocale l’Homme Armé e Tempo Reale, che crea dal vivo la rielaborazione digitale degli elementi vocali, in un dispositivo scenico spazialmente ispirato all’opera di Giovanni Michelucci, percorso da un’alternanza di voci, musica elettronica e video proiezioni. Lo spettacolo, con doppia replica il 5 maggio, è coprodotto da Fabbrica Europa e  Maggio Musicale Fiorentino.

Made in Belgium invece sono i collettivi Zita Swoon Group e Rosas/Anne Teresa De Keersmaeker, dalla cui collaborazione nasce “Dancing with the Sound Hobbyist”, dialogo magistrale tra musica e danza, suono e movimento, energie ed emozioni (7 maggio).
Arriva dalla Norvegia “And all the questionmarks started to sing”, di Verdensteatret, una delle compagnie più innovative, con la sua “macchina artistica” di musicisti, performer e robot, con sculture cinetiche originali tra concerto, installazione e performance (13-15/5 performance; 5-10; 17-28/5 installazione); così come “(im) possibile” del collettivo Zero Visibility Corp, guidato alla coreografa Ina Christel Johannessen, una danza di forte impatto fisico e visuale che rivisita l’eterno conflitto e il paradosso connessi alla creazione di relazioni sincere e vere(22 maggio).
È olandese la giovane compagnia di teatro danza T.r.a.s.h. che propone “T.+Bernadette”, un intenso duo di grande fisicità in cui i performer si confrontano con personaggi e ruoli diversi, lottano con problemi d’identità, cercano sinergia ed estasi, indispensabili per l’interrelazione.

Se da una parte si guarda al Nord, le rivoluzioni che stanno investendo il Nord Africa e i flussi di migranti che approdano sulle coste siciliane ci obbligano a rivolgere lo sguardo anche verso il nostro Mediterraneo, a Sud. È quanto ci propone Giancarlo Cauteruccio con la performance dal forte valore politico “Clan-destini”, in cui coinvolge – il lavoro è attualmente in gestazione – 100 migranti accolti in Toscana, chiamati a testimoniare un’umanità senza voce (28 maggio, Leopolda).

La danza italiana è presente con autori consolidati e nuove leve. Da una parte Virgilio Sieni, i cui fan potranno apprezzarlo in due spettacoli, di ispirazione letteraria: la prima assoluta “Due Lupi”, dalla “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof, che vede il ritorno delle attrici gemelle Luisa e Silvia Pasello (17-21 maggio) e “Tristi Tropici“,  liberamente ispirato ai “Tristes Tropique” di Claude Lévi Strauss, già successo alla Biennale di Venezia 2010.
Dall’altra Leonardo Diana, che torna a Fabbrica Europa con un nuovo spettacolo, “E l’uomo creò se stesso”, finalista al Premio Equilibrio 2011: una fusione di danza, musica, pittura e videoarte  dedicata all’evoluzione dell’uomo.
Destinata a suscitare curiosità, la nuova creazione italo-francese “Rayon X_Preview” di Karine Saporta, con la drammaturgia di Luca Scarlini, riflessione ironica su eros e gender, ambientato in un negozio di articoli erotici (25 e 26 maggio).
Presente con due progetti La Compagnia Laboratorio di Pontedera: lo spettacolo teatrale dal titolo polisemico “Abito” di Roberto Bacci e Anna Stigsgaard ispirato a “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa e “Lisboa”, spettacolo itinerante con la regia della sola Stigsgaard, che nasce dai materiali scenici – delle biciclette per la precisione – usati nello stesso “Abito”.

Il Teatro delle Moire propone “Never Never Neverland”, isola (un’altra) immaginaria e molto concreta, terreno fatto di strati di abiti, accessori e suppellettili, usati come materiali metamorfizzanti mentre ci si interroga sul senso e la verità della presenza in scena.
Pippo Delbono, assente con uno spettacolo, partecipa tuttavia il 27 presentando il suo ultimo libro “Dopo la battaglia. Scritti poetico-politici” (Barbès Editore), mentre Federico Tiezzi propone assieme a Alessandro Mendini e Gianfranco Capitta una lectio magistralis (14 maggio), momenti di incontro, così come il rinnovato appuntamento con le conferenze filosofiche scientifiche di Luigi Lombardi Vallauri (19-21).

In epoche antiprotezionistiche, altro passo (apprezzato) anti-global, Fabbrica Europa rivendica la sua essenza di festival della Toscana, inaugurando un marchio, il “Toscana Factory”, dove il richiamo alla Factory di Andy Warhol è pienamente voluto. Intende così riaprire in maniera progettuale la Stazione Leopolda al made in Tuscany, valorizzando le qualità regionali che meritano attenzione, con l’idea di metterle in rete tra loro, supportarle e promuoverle. È in questo spirito che nasce anche il Premio Toscana Factory-dance: un concorso coreografico rivolto a giovani artisti del territorio toscano.
Sono brendizzate Toscana Factory “La verità non basta. Autoservice – vol. IV_Tropico del capricorno” di Henry Miller, di Luca Camilletti (prima nazionale) (13 e 14/5), Camillo Cromo con lo spettacolo-concerto “Global Kan Kan” (12/5), le performance-installazioni “Millennio Terzo, Nostra Meraviglia” dei Sevenworks e “The junk gang” di Jean Bacho, “Side-walkings_performance sonora interattiva” di Mart-Lab, così come la due giorni di concerti, dj-set e live multimediali “Flo(w)rence”, a cura di Andrea Mi e Switch, con artisti toscani come Sensi Cellar-live e Matteo Bennini che propone “Shestaya” (sonorizzazione dal vivo del film di D. Vertov), al confronto con l’ inglese J Star; e il concerto di Scena Muta che chiuderà il festival
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Nell’ambito del progetto Focus on Art and Science in the Performing Arts, con il sostegno del Programma Cultura della Commissione Europea, approdano a Fabbrica Europa cinque spettacoli in cui la scienza non è solo tecnologia applicata ma anche oggetto sensibile di riflessione artistica.
“Gnosis #1”, in anteprima nazionale il 6 e 7, tra danza, suono ed elaborazioni digitali di Vincenzo Carta con lo scienziato/compositore Andrew Ferrara, indaga energia cerebrale e cinetica: coreografia e musica sono così mosse con la sola forza del pensiero.
”Dispiace” è invece il progetto in più tappe di Muta Imago, che presenta una versione site specific di “Displace #1. La rabbia rossa_Progetto Alcatraz”, installazione visiva e sonora sul rapporto tra l’uomo e lo spazio che lo circonda, tra essere umano e geometria.
Miha Erman presenta “Room with no echo”: una stanza senza eco,  performance che assembla e ridistrugge il corpo umano contemporaneo, sociale e fisico. “Requiem” è lo spettacolo di danza della compagnia francese La Zampa: accompagnati dal chitarrista Marc Sens, Magali Milian e Romuald Luydlin si sono appropriati del requiem come di una forma da disarticolare, di un potenziale da riattivare dispiegando dimensioni nascoste del corpo (10 e 11).
”Bestiale improvviso” è lo spettacolo creato da Santasangre/Teodora Castellucci/Cristina Rizzo, che indaga meraviglia e inquietudine di ogni fenomeno presente in natura, come rimando all’esperienza dell’uomo come essere finito. Infine Progetto Focus: un forum sarà la giornata (l’8 maggio) di incontri e workshop per un confronto tra artisti e operatori.

All’interno di Fabbrica si muove anche un altro festival. Si tratta di “Suona Francese”, promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia, progetto concentrato sulla musica attuale, contemporanea, elettronica e jazz. Si segnalano in particolare “Les Trois baudets” e “European Joysticks Orchestras”, di Tempo Reale, una performance musicale con i bambini di una scuola di Firenze e di Siena.
La musica live è presente con altri due eventi di particolare impatto: “Divagazione su 319 corde”, in prima assoluta, con l’eclettico Stefano Bollani e l’Orchestra della Toscana diretta da Mirko Guerrini; e “Comicoperando. A Tribute to the Music of Robert Wyatt”, progetto che rende omaggio a uno dei più grandi compositori viventi.
Tutto da partecipare “Art’n’Go. New Routes to Intercultural Creatività”, laboratori multidisciplinari, performance e installazioni: sette creazioni originali sul tema della consapevolezza, sguardi e riflessioni, narrate con musica, danza, immagine digitale, da 50 giovani artisti della community Roots&Routes International.

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  • camilla ha detto:

    sono proprio felice che sia iniziata “Fabbrica europa”..mi piace molto l’arte contemporanea e quindi per me è un appuntamento imperdibile. ogni anno ci vado!! qui a Firenze c’è l’Ex3, p un centro di arte contemporanea stabile..mi ricorda molto fabbrica europa, perchè organizza mostre ed esposizioni culturali ma anche eventi per la notte con musica e dj set!!

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