Family. Il corpo familiare tra memoria e scoperta

family-virgilio-sieni“Family” è l’ultima fase del progetto di Virgilio Sieni iniziato a Bologna con “Nelle pieghe del corpo”, e segue “Stanze segrete”, il secondo ambito tematico che vedeva cinque coreografi lavorare con interpreti giovanissimi.

Una famiglia è una piccola società che funziona con abitudini, tradizioni, norme acquisite o comportamenti mutuati. E’ in questi meccanismi che si forma una coscienza e una memoria collettiva, assimilata inconsciamente, tramite piccoli gesti, azioni ripetute, emulazioni.
Il gesto diventa l’atto che esprime il legame con i compagni di viaggio e in qualche modo ne sigilla l’appartenenza e l’identificazione.

E’ per questo che Virgilio Sieni ha scelto di coinvolgere e far partecipare al progetto delle vere famiglie. Sei coreografi creano sei azioni, presentate tre alla volta con tre famiglie ciascuna, in due settimane diverse.


Il primo ciclo vede la partecipazione di Sieni, Marina Giovannini e Michele Di Stefano. Il ciclo successivo (da domani al 12 giugno) vedrà coinvolti Kinkaleri, Giulia Mureddu e Cristina Rizzo.
Le tre azioni si svolgono contemporaneamente, per circa quaranta minuti, in uno spazio scenico distribuito in due stanze (due gruppi nella sala grande e uno nella seconda sala). Il pubblico si muove liberamente nello spazio, al di fuori dei quadri di azione delimitati a terra da nastri bianchi, e sceglie cosa osservare.

Il primo aspetto che cattura l’attenzione del pubblico è la relazione con lo spazio. I tre nuclei vanno avanti autonomamente ed è interessante soffermarsi sulle diverse prospettive che si ottengono muovendosi nello spazio scenico.
Dal lato più corto della sala grande la visione offre una panoramica estesa delle due famiglie, come se l’una si prolungasse nell’altra, mentre se ci si sposta nel lato più lungo l’approccio è più immediato, ravvicinato, e si ha l’impressione quasi di entrare in quel ménage.

I componenti dei tre gruppi interagiscono tra di loro solo tramite il corpo. Non parlano, ma il dialogo è presente e molto evidente, e alla fine, in modo diverso, i meccanismi e gli aspetti che compongono gli squarci di quotidiano si ripetono e si assomigliano.

L’immagine predominante è quella della casa, l’involucro che racchiude, protegge, nasconde e rifugia i componenti di una famiglia. La casa ne costituisce anche l’essenza, l’anima di chi la vive, e diventa plasmabile, mutabile assieme agli stessi familiari. Le relazioni tra i membri delle famiglie emergono invece attraverso i gesti, che sommati costituiscono il loro senso di appartenenza ad una comunità.

Per la sua versione di famiglia Virgilio Sieni riprende un lavoro presentato nel 2005 “Osso”, che qui diventa “Ossetto”, con una sintesi che ne riporta le stesse partiture di azioni.
Con la partecipazione del padre, Fosco Sieni, il coreografo presenta una famiglia composta da padre e figlio, superando lo smacco generazionale attraverso gesti del quotidiano che diventano rituali, fusione con l’altro.
L’ambiente domestico viene riproposto attraverso mobili e oggetti di uso comune, utilizzati di volta in volta a seconda del quadro proposto: due sedie, un tavolino e un comodino costituiscono gli elementi fissi, mentre alcune corde, cerchi, tazze e posate vengono intercambiati per comporre quadri mobili di vita quotidiana. Padre e figlio si guardano come in uno specchio a-temporale, si sostengono, si guidano a vicenda.

Marina Giovannini propone invece la vita di una famiglia standard (padre, madre e tre bambini maschi vicini di età) attraverso le figure e le forme che i loro corpi possono costruire – insieme o separatamente – partendo da un’immagine.
“Diventare montagna” è la figura-pretesto usata dalla coreografa per coinvolgere grandi e piccoli in una creazione che, da gioco vissuto in totale libertà, diventa la trasposizione della loro amministrazione familiare.

Rapportandosi ad elementi della natura – bambù, montagna – i componenti della famiglia danno vita ad un processo di osservazione, emulazione e creazione. Attraverso le immagini in cui identificarsi i corpi danno più facilmente origine a figure componibili che richiedono la collaborazione, il contatto, il sostegno di ciascun componente.
Uno degli elementi che emerge è la situazione a-gerarchica che si viene a creare. Sotto la guida della coreografa ogni membro della famiglia propone la propria visione, sentendosi per la prima volta in una situazione paritaria nei confronti degli altri. I cinque elementi hanno esigenze e personalità diverse – li vediamo ad esempio avanzare da una linea di partenza a passi e ritmi diversi – ma la sintonia e l’energia che si crea tra loro è naturalmente solida.

Michele di Stefano ci presenta invece in “Testa di moro” un nucleo familiare non identificabile. Una famiglia composta da padre, madre e due bambini si muove nello spazio completamente ricoperta da un velo bianco. Bisbigli e sussurri di nomi e figure in lento movimento sono le uniche cose percepibili.
Il coreografo sceglie quindi di coprire per spostare il registro su altri aspetti basati maggiormente sulle sensazioni; nell’invisibile emerge un legame quasi ancestrale, che potrebbe appartenere a una famiglia, a una tribù, a un branco di animali.

Il legame familiare deriva da quel patto segreto che lo stesso Di Stefano definisce “biologico, civile, genetico e antropologico”.  Sotto quel velo bianco la famiglia erige una piccola tenda canadese – la casa – che si muove come se fosse in balia degli eventi, che però non hanno potere su ciò che sta all’interno, che resta indissolubile. Sulla fine dell’azione il velo viene rimosso, e la famiglia si manifesta in una breve danza maori, inseguendo l’eco di una memoria ancestrale, che come una fune tiene ogni membro della famiglia fissato al proprio posto.

Ogni lavoro, pur affrontando parametri molto simili che ruotano attorno alla vita di una famiglia, mantiene il proprio linguaggio. Un aspetto che viene invece a mancare è quello dei conflitti familiari, con i meccanismi che generano nei processi di crescita e di cambiamento, e la fedeltà che nonostante tutto manteniamo alla storia familiare.

E’ apprezzabile il tipo di approccio, che non scade in formule retoriche ma cerca di entrare nell’intimità, nei segreti che racchiude la gestualità di una condivisione del quotidiano, pur nell’ampiezza dell’argomento, che offre un potenziale enorme per indagare i numerosi e diversi aspetti che gravitano attorno alla famiglia.

FAMILY/ Prima assoluta:

MICHELE DI STEFANO/MK: Testa di moro
Con Arno Bianchini, Matteo Bianchini, Otto Bianchini, Silvia Mammini

MARINA GIOVANNINI: Diventare montagna
Con Duccio Cassini, Filippo Cassini, Marco Cassini, Pietro Cassini, Silvia Turchi

VIRGILIO SIENI: Ossetto
Con Fosco Sieni, Virgilio Sieni

Visto a Firenze, Cango –  Cantieri Goldonetta, il 3 giugno 2015

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