Fattoria Vittadini, esemplari femminili a tutto eros

Photo: Eva Karduck
Photo: Eva Karduck

Un percorso esuberante e intimo attorno alla figura della donna nella società: questo è “Esemplari femminili”, lo spettacolo proposto dalle coreografe e performer Francesca Penzo e Tamar Grosz (Fattoria Vittadini) all’interno del Festival del Silenzio tenuto presso la Fabbrica del Vapore, e riproposto a fine aprile al Teatro Libero.

Durante l’ingresso del pubblico in sala, le due artiste sono già sul palco immacolato da un bianco ottico, a gonfiare palloncini opachi. Con loro anche Rita Mazza, interprete narrante in LIS (lingua italiana dei segni).
Le luci si abbassano. Il silenzio è interrotto da una voce narrante, che è anche l’unica voce che si udirà durante lo spettacolo. L’aggettivo “narrante” è tuttavia improprio: ciò che la voce fuori campo racconta non è tanto una storia, quanto la trattazione documentaristica della figura della donna. Il termine che utilizza per descrivere al pubblico ciò che vedrà è infatti “report”.

Non c’è una trama: la materia drammaturgica è articolata in una serie di capitoli che affrontano alcuni aspetti della femminilità, indagata nella sua accezione prettamente biologica: ovulazione, fase premestruale, mestruazioni, aborto, masturbazione, nevrosi, istinto all’accoppiamento, orgasmo multiplo, molestie sono alcuni dei titoli annunciati. A sottolineare la metafora documentaristica è la figura della Mazza, i cui movimenti rimandano quasi a una puntata di Super Quark.


L’esposizione è sviluppata dalle due protagoniste, che propongono un’interpretazione fisica del messaggio trasmesso dalla voce fuori campo, per mezzo di un movimento e di una danza di grande efficacia narrativa. Questa comunicazione silente si ricollega peraltro all’uso della LIS di Mazza, sottolineando come l’espressione in teatro (e non) avvenga ben prima dell’uso della parola.
Ma spesso le partiture fisiche, lasciate a lungo prive del sostegno della narrazione, risultano lunghe. Tuttavia è particolarmente interessante vedere la totale perdizione di due corpi nel loro stesso movimento, incuranti delle attese della platea, totalmente assorte nella loro attività libera.

Sul palco tre agglomerati di palloncini sono l’unico segno scenografico, che ricalca la tripartizione delle protagoniste. Il minimalismo della scelta è molto ben sfruttato. Prima le strutture rimandano agli ormoni, poi agli organismi cellulari degli ovuli, infine diventano specie di corpi con cui le protagoniste si relazionano in un moto di sensualità. Nel momento più intimo dello spettacolo, accompagnato da luci soffuse e calde, i palloncini diventano strumento per amplificare e riflettere lo stato emotivo delle due donne, che li fanno tremare, li scompongono e ricompongono in un’unica figura. Allusione forse a un’uguaglianza biologica che accomuna tutte le donne, influendo sui loro comportamenti.

Il lavoro è una sorta di contaminazione di linguaggi fra teatro-danza e performance, un ibrido piacevole, godibile anche per un pubblico che si aspetterebbe uno spettacolo con qualche contaminazione teatrale in più. Ciò che invece convince poco è l’insistito riferimento alla donna come creatura biologica, di cui la fertilità è la caratteristica precipua. La femminilità viene inquadrata sotto un unico aspetto ossessivamente sessuale, alludendo di continuo a una sorta di frenesia riproduttiva che condiziona la vita.
Lo spettacolo scorre bene, nonostante qualche momento troppo rarefatto, ma questa scelta così mirata e circoscritta andrebbe motivata anche agli occhi del pubblico. Non solo la titolazione dei capitoli, ma soprattutto le interpretazioni fisiche sono percorse da un continuo spasmo erotico.
Non si svela, nel finale, un elemento che chiarifichi una lettura così riduttiva della donna. Certamente tutte le donne sono accomunate da una sorta di sorellanza fisiologica, ma gli “esemplari femminili” sono molto più di un insieme di cellule e del loro ‘istinto’ ormonale.

ESEMPLARI FEMMINILI
idea, coreografia, performance Francesca Penzo, Tamar Grosz
musiche Clément Destephen
luci Giulia Pastore
scene Eva Karduck
costumi Gabriella Stangolini
consulenza artistica Matan Zamir
voce narrante Barbara Granato
interprete narrante LIS Rita Mazza
produzione Fattoria Vittadini e START – Interno 5
coproduzione NEXT / Regione Lombardia
con il sostegno del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Comune di Milano

durata: 50’
applausi del pubblico: 2’ 20’’

Visto a Milano, Teatro Libero, il 24 aprile 2018

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