Fausto Paravidino: l’enfant prodige ha cambiato strada

Fausto Paravidino

Fausto Paravidino (photo: cineboom.it)

“I capelli nerissimi, il corpo minuto ma energico, i lineamenti affilati, il sorriso ampio e gli occhi vispi e lucenti rivelano subito la giovanissima età di Fausto Paravidino, figura eclettica che qualche critico non ha esitato a definire drammaturgo cult, enfant prodige, fenomeno e mito della nuova drammaturgia, assumendo così le fattezze di un vero e proprio ‘caso’: il caso Paravidino”.

È questo l’incipit della mia tesi di laurea, intitolata Fausto Paravidino: un caso eclatante di successo drammaturgico giovanile, discussa nel novembre 2004 all’Università Roma 3 sotto la guida del prof. Giorgio Taffon.
L’elaborato tentava di essere il più esaustivo possibile circa la carriera di drammaturgo del giovane Paravidino. Ma poi è successo un fatto strano.

Fausto Paravidino è un artista versatile che mi incuriosì, a suo tempo, sia come laureanda Dams, quindi come potenziale ricercatrice e critico, sia come attrice. Da un lato c’era un approccio intellettuale e tecnico-scientifico – che, per quanto mi riguarda, non è una semplice valutazione del rigore con cui un autore applica principi e regole della costruzione drammaturgica, o quanto è audace e spregiudicato nell’infrangerli -, dall’altro lato c’era l’approccio più emotivo e, allo stesso tempo, empirico di attrice. Un modo completamente diverso di sentire il testo, che passa più nelle viscere che nella testa.

Esiste però un ulteriore livello di percezione del mondo-Paravidino che prescinde dalle qualità vere o presunte, oggettive o soggettive della sua drammaturgia: è, o almeno era, il “fenomeno” Paravidino in sé a destare curiosità, la eco sollevata, il sentirne parlare, il movimento di notizie.
È stato questo il reale motore che mi ha spinto inizialmente ad indagare questa figura, senza nascondere un filo di frustrazione pensando alla strada che aveva già percorso questo mio collega teatrante, coetaneo.
Così, come prosegue la tesi, “mi sono dotata di armi e bagagli per scoprire il segreto (anzi, speravo fosse un trucco) e sbaragliare il nemico senza che lui se ne accorgesse nemmeno, semplicemente dimostrando a me stessa chissà cosa. Ma mi sono dovuta ricredere… Sono partita agguerrita come l’indagatrice di una inchiesta, o forse semplicemente determinata come una studentessa prossima alla laurea.
Sono arrivata disarmata ed intenerita come un’attrice davanti a storie e personaggi che non conosceva”.

Il fatto strano di cui parlavo? Che la mia tesi, dopo pochissimi mesi (forse addirittura settimane), era già vecchia. La carriera di Fausto è avanzata velocemente, ma paradossalmente non come drammaturgo: ha fatto un film come regista, Texas, molti altri come attore, è diventato un personaggio cinematografico e televisivo, è comparso sulle riviste, ha curato ancora regie teatrali e riempito teatri. Ma l’enfant prodige della drammaturgia italiana contemporanea? Un ricordo lontano. Oggi si parla di Paravidino per molto altro; è una figura quasi mediatica che interessa il grande pubblico e non più pochi snob, pseudo-intellettualoidi teatranti come me che gridavano al miracolo.

Proponiamo, in questo contesto, due estratti dalla tesi in cui viene prima focalizzata la carriera del giovane artista per poi chiudere con un’intervista allo stesso Paravidino.

FAUSTO PARAVIDINO: UN CASO ECLATANTE DI SUCCESSO DRAMMATURGICO GIOVANILE (di Alessia Raccichini)

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