Fausto Russo Alesi si racconta: migrazioni, agganci e scherzi da demoni

Fausto Russo Alesi
Fausto Russo Alesi

Fausto Russo Alesi

E’ divertente intervistare un coetaneo, perché anche se ha vissuto da un’altra parte, puoi intuire già molte cose di lui. Con ogni probabilità è infatti passato attraverso esperienze ambientali simili: storie, luoghi, film, programmi alla radio e in tv. Quella generazione un po’ teledipendente che ha visto il tramonto del Carosello e del muro di Berlino, l’arrivo della tv a colori e dei suoi padroni, Goldrake e Jeeg Robot, un po’ Reagan e un po’ Gorbaciov, un po’ De Andrè e un po’ Alan Sorrenti. Una generazione, come si capisce, tormentata!

Nel percorso artistico di Fausto Russo Alesi è successo tutto velocemente: aveva 23 anni quando ha conseguito il diploma da “attore” alla Paolo Grassi di Milano, e poi ha vissuto l’esperienza, nel 2000, del Corso Internazionale Itinerante di Perfezionamento Teatrale con direttore artistico Franco Quadri e maestro Eimuntas Nekrosius.

Non passano neanche due anni e nell’aprile del 2002 vince il premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, poi il “Premio Ubu” come migliore giovane attore.
L’anno dopo, il 2003, è vincitore del 21° International Fadjr Theatre Festival a Theran (Iran) per la migliore interpretazione, premio attribuitogli dall’International Theatre Institute dell’Unesco. Poi arriva il premio Annibale Ruccello, nel 2004, l’Olimpico” dell’Eti lo stesso anno, il premio Vittorio Gassman – miglior giovane talento nel 2005 e, ancora, il premio Maschera d’Oro 05 assegnato dal pubblico e dalla critica. Nel 2006 per lo spettacolo “Il grigio” vince il premio speciale delle critica Persefone d’oro.

In questa stagione, 08/09, è stato fra i principali interpreti del “Sogno di una notte di mezza estate” di Ronconi al Piccolo Teatro (regista e teatro per i quali ha recitato in diverse occasioni, ricordiamo solo il bellissimo “Fahrenheit 451”), mentre in questi giorni ha debuttato con Peter Stein nei travagliati “Demoni”, la produzione che da Torino è passata in Umbria per il taglio del budget.

Appena uscito dalla Paolo Grassi, è stato fra i soci fondatori dell’Atir (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca), che da qualche anno ha a Milano la disponibilità del Teatro Ringhiera e in Serena Sinigaglia la regista di riferimento.

Ed è qui che l’abbiamo incontrato, in quella che è in fondo la casa che ha aiutato a costruire.
Con la Sinigaglia aveva già fatto, tra le altre cose, “Il grigio” di G. Gaber e S. Luporini, in cui era unico interprete, e “Natura Morta in un Fosso” di Fausto Paravidino.
“L’aggancio” è una produzione 2009 di Atir tratta dal romanzo di Nadine Gordimer, con drammaturgia e regia di Serena Sinigaglia, interpretato da Mariangela Granelli e Fausto Russo Alesi.
La scenografa Maria Spazzi, ancora di recente al fianco di Serena Sinigaglia ne “La cimice”, anche in questo lavoro sviluppa un ambiente scenico dal sapore ‘art brut’, dove teli diventano dune, e il passaggio dalla metropoli al Maghreb è un istante, il tempo di rovesciare la sabbia contenuta nei bidoni. Con un finale davvero di grandissimo effetto.

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