A tu per tu con Arlecchino. Intervista a Ferruccio Soleri

Ferruccio Soleri (photo: klpteatro.it)

Ferruccio Soleri (photo: klpteatro.it)

Mezza porzione di pasta integrale e un po’ di frutta: è questa la cena del più grande Arlecchino vivente, Ferruccio Soleri, che incontriamo alla Salumeria della Musica di Milano nell’ambito di una rassegna estremamente interessante che porta il nome di Scuola Milanese.

Gli ideatori sono tre cantautori, Claudio Sanfilippo, Carlo Fava e Folco Orselli, uniti da una lunga amicizia e dalla voglia di capire ed affrontare la città in nove serate a cadenza quindicinale, accompagnati da una band di assoluto livello e da una lunga serie di ospiti importanti.
La serata a cui partecipiamo ha per tema “Milano a Teatro” e vede tra i partecipanti anche Serena Sinigaglia, Livia Grossi e Savino Cesario.
Una rara occasione per fare una chiacchierata con il Maestro che dell’appuntamento è l’indiscutibile ospite d’onore.

E’ Arlecchino da quasi 2800 repliche, da quando in una tournée americana di quarant’anni fa, i sindacati d’oltreoceano impongono a Strehler di sostituire Marcello Moretti almeno una volta la settimana. La scelta ricade su di lui che, da allora, non ha più smesso di indossare quella maschera.


Oggi, a quasi 85 anni e dopo una lunga serie di riconoscimenti tra cui il Leone d’Oro alla carriera, ambasciatore dell’Unicef, Grande Ufficiale dalla Presidenza della Repubblica Italiana e dopo essere entrato nel libro del Guinness dei primati per la più lunga performance di teatro nello stesso ruolo, Ferruccio Soleri ha ancora una grandissima voglia di andare in scena, proprio perché il pubblico non ha mai smesso di applaudirlo. Mentre al suo fianco hanno recitato gran parte dei migliori protagonisti della storia del teatro del nostro Paese.

Prendiamo spunto dal ritorno di Arlecchino sulle scene contemporanee (si pensi anche solo al grande e discusso lavoro di Antonio Latella) per avviare una conversazione che si mette in moto lentamente.
E’ uomo estremamente metodico e riservato Soleri, che si concede poco alla volta, e che prova per Giorgio Strehler riconoscenza e stima infinita.
Una persona a cui non piacciono retorica e giri di parole, che si esprime in modo molto diretto ed affronta il mestiere dell’attore con una serietà sbalorditiva. Tanto che ancora oggi si allena quotidianamente con esercizi fisici (salire e scendere più volte quattro piani di scale) che intensifica in vista delle repliche.

Abbiamo toccato con lui diversi argomenti, dalla sua esperienza nella regia d’opera passando per l’insegnamento della commedia dell’arte ai giovani, fino ad una eccezionale confidenza finale in cui ci confessa chi, secondo lui, avrebbe avuto tutte le carte in regola per interpretare il ruolo del Servitore con grande abilità.

Dopo l’intervista, sul palco della Salumeria della Musica, ha regalato un momento suggestivo e imprevisto mostrando la sua maschera e, dopo averla indossata, regalando un piccolo assaggio di Arlecchino al pubblico, riportandoci ancora una volta a quella magia che riesce a compiere in scena da assoluto protagonista.

Ferruccio Soleri

Carlo Fava, Folco Orselli, Claudio Sanfilippo e Massimo Genchi raccontano la loro Scuola Milanese
 

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