Tra innovazione e inclusione, Fertili Terreni Teatro guarda al futuro nell’ecosistema urbano

Il sabato si è concluso a San Pietro in Vincoli Zona Teatro con un panel dedicato al ruolo dello spettatore
Il sabato si è concluso a San Pietro in Vincoli Zona Teatro con un panel dedicato al ruolo dello spettatore

Il futuro non lascia indifferenti, non esiste ma può essere immaginato. Se si pensa poi al momento particolare che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e mezzo, appare lampante l’esigenza di un cambio di rotta culturale per scongiurare che tutto rimanga tale e quale a prima. L’emergenza sanitaria non ha fatto altro che confermare una realtà già nota, ossia che la fragilità del sistema precede la pandemia. Quest’ultima ne ha solo accelerato ed evidenziato il processo, e ora occorre tracciare una nuova prospettiva.

Certo, non è facile parlare di futuro, eppure Fertili Terreni Teatro di Torino ci ha provato, promuovendo l’incontro “Il teatro nell’ecosistema urbano. Visioni e prospettive” che si è svolto per l’intera giornata del 22 maggio – in presenza e in streaming dal sito di Fertili Terreni Teatro – in tre diversi spazi della città: all’Off Topic/Cubo Teatro, a San Pietro in Vincoli Zona Teatro e a Bellarte.
Partendo dall’ambito teatrale, che tra i soggetti culturali è quello che offre una buona occasione per guardare e interrogarsi sul futuro con lungimiranza, sono state vagliate soluzioni innovative o inclusive per reinventarsi e riposizionarsi, opportunità per aprire nuovi scenari; ci si è chiesti quale contributo possa dare la cultura in questa trasformazione necessaria, e quale potrebbe essere il ruolo del teatro in un nuovo ipotetico ordine delle cose.

Quattro i temi sul piatto della bilancia: Città futura: spazio pubblico e spazio teatrale; Il sistema teatro nel tessuto urbano; Produzione, tra sostenibilità e nuovi modelli; Pubblico, spettatore o cittadino?
Una maratona “itinerante” quindi, che Fertili Terreni Teatro ha organizzato, in collaborazione con altre compagnie del territorio, per generare una riflessione condivisa, un confronto di idee, un punto di ascolto per proposte e visioni sulla funzione del teatro all’interno della città, come affermato dai direttori artistici dei rispettivi spazi Beppe Rosso, Marco Lorenzi, Girolamo Lucania, Simone Schinocca.

Ad aprire i lavori della prima sezione a San Pietro in Vincoli, che abbiamo seguito, è stato Lucio Argano, docente universitario ed esperto di progettazione culturale, che più volte ha ribadito come il futuro debba assumere la forma plurale di Futuri Possibili per trasformare fisicamente la città, un oggetto di per sé multiforme, sfaccettato e in perenne evoluzione.
Su cosa dovrebbe concentrarsi il futuro delle città? Sulle attese collettive che spesso esprimono la richiesta di diritti culturali. È un futuro che si confronta con le tante questioni urbane, la giustizia sociale, la sostenibilità, la qualità della vita, lo spazio pubblico, l’interculturalità e il protagonismo della comunità: aspetti che ridefiniscono di continuo la complessità della matassa urbana.
Lavorare intorno al futuro non vuol dire prevedere ciò che accadrà, quanto essere pronti e aperti alle evoluzioni, utilizzarle per il bene comune, stare nei cambiamenti e saperli usare virtuosamente per progettare il domani, senza lasciarsi intimorire dalle contraddizioni o dalle ambiguità.

Quale potrebbe essere allora il ruolo della cultura, dunque del teatro o dello spettacolo, rispetto al futuro? Innanzitutto bisogna immaginarlo in maniera esplorativa. La forza della conoscenza, dell’arte, della cultura e del teatro può contribuire a questa esplorazione, sviluppare condizioni fertili e fornire strumenti che abilitino capacità critica e consapevolezza, per tentare di decifrare una realtà mutevole e produrre reazione o dialogo intorno al cosa c’è da fare e al come. Una città più culturale è la migliore per affrontare il futuro e le sue sfide, perché la cultura immette risorse di fiducia e contribuisce alla felicità urbana, che è segno di speranza.

A Bellarte con il panel ospitato da Tedacà

A Bellarte il panel ospitato da Tedacà

In una traiettoria del genere le organizzazioni culturali devono essere disposte al cambiamento, assorbire la complessità della situazione in divenire, uscire dallo spaesamento, non aspettare che si generi una discussione intorno ai mutamenti della città ma, insieme a tutti gli attori dell’ecosistema culturale e sociale urbano, essere fonte perenne dell’attivazione del dibattito, rendendolo culturale ma anche politico e sociale. Devono imparare maggiormente a leggere dentro e fuori il proprio contesto, saper rilevare desideri e bisogni della collettività, elaborare scenari possibili, valutare alternative, cogliere emergenze e segnali deboli per inserire in questo quadro le loro poetiche e azioni. Devono valorizzare le proprie infrastrutture esistenti, quelle che possono nascere da spazi nuovi o da frammenti riattivati, quelle virtuali dei festival, per renderle presidi o punti di innesco in osmosi con la città circostante, e rafforzare la propria funzione di agorà in cui si praticano molteplici linguaggi, occasioni di scambio, sperimentazione, esperienza collettiva, condivisione. Devono mantenere infine una tensione ideale verso un’aspirazione, coerenti con i propri valori, che sono un patrimonio per la città, tra cui la cura, la generosità e la pazienza, continuando a essere coraggiosi e ambiziosi.

Un’analisi accurata, quella di Argano, condivisa anche dagli altri partecipanti che si sono susseguiti nel corso della mattinata: Azzurra Spirito, coordinatrice del progetto Torino a prova di futuro 2030 di Forwardto, Massimo Giovara, presidente della V Commissione Cultura del Comune di Torino, il manager culturale Paolo Verri, Bruno Maria Ferraro di Tangram Teatro e Renzo Sicco di Assemblea Teatro. Molto si è discusso circa il superamento del concetto di centro/periferia per trasformare la città in un arcipelago di borghi, ognuno con una propria dignità abitativa, nell’ottica di una visione urbanistica orizzontale e non verticale. In questa prospettiva, fondamentale potrebbe essere il ruolo della cultura e del teatro se sapranno creare e valorizzare presidi diffusi in dialogo e in connessione con il territorio.

Così, tra le tante immagini usate per rappresentare l’idea di città, ci piace ricordare quella citata da Guido Martinotti nel 1996, quando paragonava la città a un grande trasformatore di energia elettrica che accelera e aumenta l’intensità degli scambi. Vogliamo pensare che quella energia sia in parte rappresentata dai mondi della cultura, dalla società teatrale e dagli artisti, e che quegli scambi siano finalizzati a produrre una città culturale come nuova vita urbana, con forme di futuro che illuminino la città. Maturare uno sguardo sul futuro può portarci a leggere qualcosa di differente nelle nostre azioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *